Pubblicato il 25/01/19 da Nicola De Bellis

Onimusha: Warlords

Onimusha diventa maggiorenne, ma non si ubriaca.
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Introduzione – Horror anni ’90

Il survival horror, perlomeno come definito da Capcom (e da Infogrames, con il classico Alone in the Dark) non si può dire di certo un genere sottosfruttato. Ci si potrebbe scrivere un articolo intero su tutte le variazioni di gameplay e scenario sperimentate, anche da Capcom stessa. Se Resident Evil può funzionare in una villa e una città, perché non tentare, ad esempio, un castello abbandonato a inizio secolo, un laboratorio che crea dinosauri o il Giappone feudale? Da una piccola idea di nome Sengoku BIOHAZARD nasce un classico per PlayStation 2.

Non può mancare un evocativo duello al chiaro di luna.

Onimusha: Warlords è il remaster in alta definizione per PC, PlayStation 4, Xbox One e Switch, del classico survival horror targato Capcom, rilasciato originariamente su PlayStation 2 nel lontano 2001. Per chiarezza, il remaster non contiene alcun elemento della versione per Xbox, chiamata Genma Onimusha, e si concentra esclusivamente sull’originale per PS2.

Comparto tecnico – Tra datato e moderno

La presentazione estetica, a parte l’alta risoluzione, è quasi completamente inalterata. Le texture sono state ripulite, ma i fondali pre-renderizzati soffrono della loro origine. Il progetto Sengoku BIOHAZARD partì nel lontano 1997, e aveva come target la prima PlayStation, di conseguenza gran parte dei fondali sono renderizzati a risoluzione molto bassa, perfino per il periodo. Apprezzo il lavoro svolto per salvarli, però, e nonostante i difetti riescono comunque ad essere evocativi e di grande atmosfera. Il merito va dato anche alle splendide musiche, completamente ri-registrate in alta qualità. Lo stesso trattamento è stato riservato anche al doppiaggio giapponese (Takeshi Kaneshiro, l’attore che ha donato il suo volto a Samanosuke, ritorna dopo oltre 10 anni a donargli anche la voce).

Nonostante tutto, i fondali tengono botta discretamente. Gli effetti su alcuni di essi sono ancora niente male.

Trama – Orrore feudale

La premessa è semplice ed intrigante: siamo in Giappone, 1560, nel bel mezzo della battaglia di Okehazama. Il signore feudale Nobunaga Oda viene ucciso durante il conflitto, da una freccia che lo centra dritto in gola. Il samurai Samanosuke Akechi (parente fittizio del reale generale Mitsuhide Akechi) è costretto a lasciare il campo di battaglia a causa di una lettera allarmante: il castello Gifu è sotto attacco e la principessa Yuki, amica d’infanzia del samurai, è in pericolo. Al suo arrivo, Samanosuke trova il castello sotto attacco da un’armata di demoni e Nobunaga misteriosamente ancora vivo, nonostante la ferita assolutamente fatale.

Bam! Il giusto mix, di storia, fantasia, mistero e azione, per dare inizio ad un’avventura horror coi controfiocchi.

Samanosuke è l’unico che può trionfare contro i demoni, grazie al guanto magico che ne assorbe le anime, forgiato dagli Oni.

Gameplay – Quando l’horror si fonde all’azione

Onimusha si distingueva, al tempo, per un tipo di gameplay simile, ma notevolmente diverso dal Resident Evil da cui ha avuto origine. Data l’epoca, il combattimento è interamente basato sulle armi corpo a corpo (con un paio di eccezioni), il che necessita di apportare alcune alterazioni alla formula. I controlli sono ancora relativi al personaggio (i cosiddetti tank control, in quanto tocca ruotare sul posto per girarsi, come un carro armato); ma almeno siamo agevolati da un nuovo sistema di lock-on, che permette di schivare in tutte le direzioni e ruotare attorno ai nemici, i quali sono lenti e stupidi quanto basta da permetterci di non perdere l’orientamento. Non ci sono combo complicate per le armi, ma abbiamo a disposizione una manciata di attacchi e magie diverse che aiutano a variegare il gameplay e confrontare adeguatamente i mostracci che incontriamo.

Il fucile e l’arco sono le uniche armi non corpo a corpo. Molto potenti, ma le munizioni sono estremamente limitate.

Quello che è davvero interessante di Onimusha è quanto poco sia influenzato dalla sua età. Il remaster aiuta parecchio, aggiungendo controlli analogici moderni (opzionali, per buona pace dei puristi come me) e tasti per cambiare arma in tempo reale (originariamente toccava farlo dal menu, un limite tecnico del motore su PS2), ma è il cuore ad essere invecchiato poco.
L’intero viaggio per il castello Gifu è guidato da un level design stellare, con ritmi di gameplay perfetti scanditi da combattimento e puzzle, con zone in cui prendere respiro posizionate sempre dove servono di più. Rispetto al classico Resident Evil l’enfasi è molto più calcata sull’azione, con numerosi nemici a popolare quasi ogni stanza.

Questo ponte è troppo piccolo per tutti e due.

L’inventario con spazio infinito permette di esplorare e risolvere puzzle senza fastidioso backtracking, tranne quando imposto dalla storia per spostarsi in una nuova area precedentemente bloccata. In due occasioni prendiamo il controllo di Kaede, ninja alleata di Samanosuke, la quale non ha armi adeguate a combattere i demoni (almeno inizialmente) e non può assorbirne le anime. Le sue sezioni possono far scappare qualche gemito di fastidio, ma, fortunatamente, è agile e veloce abbastanza da poter saltare a piè pari quasi tutti i combattimenti.

La ninja Kaede non è molto forte, ma una schivata quà, una capriola là, e trionfa comunque.

In conclusione:

Onimusha: Warlords non sente eccessivamente il peso dei suoi anni, a parte i fondali sì, evocativi, ma datati perfino per l’epoca. Quello che conta maggiormente: gameplay e atmosfera tengono botta straordinariamente bene anche dopo tutto questo tempo. Lo consiglio caldamente, oggi ancora più che nel 2001. Nella nostra epoca, priva di cloni di Resident Evil a saturare il palato, Onimusha: Warlords splende come gioco di gran classe, grazie a gameplay fluido e atmosfera sopraffina, condite da musiche eccezionali.
Onimusha diventa maggiorenne ed è ancora bello come nella sua infanzia. La vera domanda, a questo punto, è: Capcom, ma perché non fare il remaster anche degli altri tre capitoli?

Perché sì:
Perché no:
  • Atmosfera di gran classe
  • Gameplay ancora fluido, nonostante gli anni
  • Controlli migliorati
  • Ritmo di gioco eccellente
  • Musiche rimasterizzate

 

  • Upgrade grafico molto basilare
  • Fondali datati

DUELLO AL CHIARO DI LUNA

Jack Ryder - Biografia

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Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.