Ci sono storie che non hanno bisogno di essere raccontate una seconda volta.
E poi c’è STEINS;GATE.
Dal 2009 a oggi, la visual novel di MAGES. è riuscita nell’impresa quasi paradossale di essere ripubblicata, rielaborata, animata, adattata e celebrata in praticamente ogni forma possibile. Abbiamo avuto l’originale, abbiamo avuto STEINS;GATE ELITE, abbiamo avuto l’anime, STEINS;GATE 0, spin-off, drama CD, manga e una quantità di timeline sufficienti a far venire il mal di testa persino a John Titor. Eppure eccoci di nuovo qui. Il microonde è acceso. Il telefono è in mano. Okabe è ancora convinto di essere un mad scientist. Daru continua a essere Daru. E Akihabara sta per esplodere un’altra volta. La domanda, questa volta, non è se STEINS;GATE sia ancora una grande storia. Quello lo sappiamo già. La domanda è molto più complicata: serviva davvero un’altra versione di STEINS;GATE? La risposta di RE:BOOT è sorprendentemente vicina a un “sì”. Ma con qualche gigantesco asterisco.
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Un classico che non aveva bisogno di essere salvato
Partiamo da una certezza: la storia è ancora quella. Rintaro Okabe, autoproclamato scienziato pazzo Hououin Kyouma, trascorre le sue giornate nel Future Gadget Laboratory insieme a un gruppo di amici improbabili, finché un esperimento apparentemente innocuo non trasforma il loro piccolo laboratorio in uno dei luoghi più pericolosi dell’intero universo. Il motivo? Hanno scoperto come mandare messaggi nel passato. Da quel momento, STEINS;GATE comincia lentamente a trasformarsi da commedia otaku ambientata ad Akihabara in un thriller fantascientifico sulla causalità, sulla perdita, sulle conseguenze delle proprie scelte e sull’impossibilità di sfuggire a determinati eventi. È una storia che funziona ancora oggi perché il suo vero punto di forza non è il viaggio nel tempo. È la progressiva trasformazione di Okabe. Ed è proprio qui che RE:BOOT non può — e probabilmente non vuole — reinventare la ruota. La sceneggiatura rimane sostanzialmente fedele all’avventura che conosciamo, ma viene rimaneggiata per risultare più scorrevole e meno dispersiva. Ed è una modifica che si sente.
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Più ritmo, meno… Steins;Gate
Il nuovo copione prende come base quello di STEINS;GATE ELITE, ma lo rielabora aggiungendo dialoghi e materiale descrittivo che in quella versione erano stati sacrificati. Il risultato è un STEINS;GATE più rapido. Più leggibile. Più immediato. Per chi arriva oggi per la prima volta, probabilmente è un vantaggio enorme. Il problema è che chi conosce molto bene l’originale potrebbe avere una reazione completamente diversa. Perché una parte del materiale tagliato da ELITE non è tornata. La nuova versione recupera qualcosa, ma non tutto. In termini puramente quantitativi, il risultato rimane quindi più corto dell’originale, nonostante l’aggiunta dei nuovi contenuti. E questo è probabilmente il difetto strutturale più importante di RE:BOOT. Il gioco vuole essere contemporaneamente più accessibile per i nuovi giocatori e più interessante per chi ha già giocato l’originale. Ci riesce. Ma non riesce a essere la versione definitiva sotto ogni punto di vista. Perché se avete amato ogni digressione, ogni monologo e ogni piccola deviazione dell’originale, alcune assenze si faranno sentire. È un po’ come se qualcuno avesse preso il vostro romanzo preferito, avesse eliminato alcuni paragrafi, ne avesse riscritti altri e poi avesse aggiunto un nuovo capitolo. Il libro potrebbe essere più scorrevole. Ma continuerete a chiedervi: “Perché hai tolto proprio quella parte?”
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Akihabara non è mai stata così bella
Se c’è un settore in cui RE:BOOT non lascia praticamente spazio alla discussione, è la presentazione. Qui MAGES. ha fatto sul serio. Personaggi, fondali e illustrazioni evento sono stati completamente ridisegnati. Il numero delle event still è circa raddoppiato rispetto alla versione Xbox 360, mentre i fondali sono aumentati di circa il 20%. E soprattutto c’è una nuova Akihabara. Non una semplice versione “in alta definizione” della vecchia. Una ricostruzione vera e propria. Il team ha utilizzato riferimenti fotografici dell’Akihabara del periodo per restituire alla città quell’atmosfera del 2010 che oggi, ironicamente, è diventata essa stessa una forma di nostalgia. Ed è probabilmente uno degli aspetti più riusciti dell’intero progetto. I nuovi fondali hanno un livello di dettaglio impressionante. Negozietti, strade, insegne, palazzi e scorci della Electric Town contribuiscono a dare alla storia un senso del luogo molto più forte. E questo è particolarmente importante per STEINS;GATE. Perché Akihabara non è semplicemente lo sfondo. È uno dei personaggi.
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E poi ci sono loro: i personaggi
La trasformazione più evidente riguarda però il cast. I protagonisti non sono più semplici sprite statici. Grazie al sistema E-mote, i personaggi vengono animati con una sorta di effetto 2.5D: movimenti del capo, capelli, occhi, espressioni e piccoli cambiamenti nella postura rendono le conversazioni decisamente più dinamiche. È una modifica che sulla carta sembra quasi cosmetica. In realtà cambia parecchio il modo in cui si percepiscono le scene. Okabe non sta semplicemente mostrando una nuova espressione. Okabe reagisce. Kurisu non cambia soltanto sprite. Si muove, si irrigidisce, si inclina, si lascia andare. Mayuri sembra ancora più “Mayushii”. E Daru… Beh. Daru è probabilmente la dimostrazione vivente che anche la tecnologia del futuro ha dei limiti. L’effetto non piacerà necessariamente a tutti. Il tratto originale di huke possedeva una personalità estremamente particolare, quasi ruvida, che contribuiva in maniera decisiva all’identità della visual novel. RE:BOOT conserva l’idea di fondo, ma la rende più pulita, moderna e accessibile. È tecnicamente migliore? Sì. È artisticamente migliore? Qui la risposta è molto più soggettiva. Personalmente, trovo che il nuovo stile funzioni molto bene soprattutto durante le scene emotive, mentre alcune pose possono risultare un po’ troppo “animate” rispetto alla sobrietà dell’originale. Ma dopo qualche ora succede una cosa curiosa: smetti di pensarci. E quando un restyling riesce a diventare invisibile, significa che sta facendo il suo lavoro.
Okabe è tornato. E Miyano ha ancora più benzina nel serbatoio
Anche il doppiaggio è stato completamente riregistrato. Tutte le voci giapponesi sono state nuovamente interpretate dal cast originale, mentre la colonna sonora è stata nuovamente lavorata da Takeshi Abo. E qui la differenza è più sottile di quanto si potrebbe immaginare. Non siamo davanti a una colonna sonora completamente nuova. Le composizioni che conosciamo sono ancora lì. Ma suonano più pulite, più definite e, in alcuni casi, leggermente differenti negli arrangiamenti. È una specie di restauro emotivo. Non ti sta dicendo: “Guarda quanto sono cambiato!” Ti sta dicendo: “Ricordi questa musica?” E improvvisamente sei di nuovo davanti al telefono di Okabe. Il doppiaggio, invece, beneficia inevitabilmente dei quindici e passa anni di esperienza accumulata dagli attori. Mamoru Miyano sembra divertirsi ancora più di prima nei panni di Okabe, riuscendo a spingere ulteriormente la componente teatrale e delirante del personaggio. E considerando quanto Okabe possa diventare insopportabile nei primi capitoli… non è necessariamente una buona notizia per le persone che vivono nella stanza accanto.
Il vero motivo per tornare: una nuova linea temporale
Ma arriviamo finalmente alla domanda che tutti i fan si sono fatti dal primo annuncio: che cosa c’è davvero di nuovo? La risposta è la Gamma Worldline. E soprattutto: Moeka finalmente ha una route dedicata. È una scelta interessante, perché Moeka era una delle poche protagoniste principali a non avere una vera route personale nelle precedenti versioni. Qui invece MAGES. decide di darle spazio. La nuova route prende ispirazione da STEINS;GATE Drama CD Gamma: Hyde of the Dark Dimension, ma non si limita a trasformarlo in una versione interattiva del drama CD. La storia prende quella premessa e la sviluppa in una direzione propria. E questa è una delle sorprese più piacevoli di RE:BOOT. Perché permette di vedere Moeka sotto una luce diversa e, soprattutto, di esplorare una delle possibilità più inquietanti dell’universo di STEINS;GATE. Una timeline in cui le cose sono andate molto, molto male. Il risultato è probabilmente il contenuto che più giustifica il ritorno dei veterani. Non perché sia enorme. Ma perché finalmente offre qualcosa che il giocatore dell’originale non ha già visto.
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E non è l’unica novità
La nuova route non è l’unico intervento sulla storia. Sono state aggiunte diverse scene minori durante il percorso principale, alcune delle quali arricchiscono le relazioni tra Okabe e gli altri personaggi. Ci sono nuovi momenti nelle route di Suzuha e Faris, una revisione significativa della parte conclusiva della route di Luka e alcuni collegamenti che strizzano l’occhio a STEINS;GATE 0. E poi c’è una piccola sorpresa dopo i titoli di coda. Una scena brevissima. Ma particolarmente interessante per chi segue l’intero universo Science Adventure. Non è il tipo di contenuto che trasforma RE:BOOT in STEINS;GATE 1.5: The Movie: The Revenge of John Titor. È molto più sottile. Ma lascia quella sensazione tipica della serie: “Aspetta… questo significa qualcosa.” E per un fan di Science Adventure, quattro parole del genere possono essere sufficienti per rovinare una serata di sonno.
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Il telefono torna protagonista
Una delle decisioni migliori è stata quella di non buttare via il Phone Trigger. Il telefono di Okabe rimane al centro dell’esperienza e continua a rappresentare il principale elemento interattivo della visual novel. Le risposte ai messaggi, le telefonate e le decisioni prese attraverso il dispositivo continuano a determinare l’evoluzione della storia e i diversi finali. In altre parole: non hanno trasformato STEINS;GATE in un gioco moderno pieno di meccaniche che nessuno aveva richiesto. Grazie al cielo. È ancora una visual novel. È ancora Okabe che prende il telefono. È ancora quel momento in cui pensi: “Questa risposta sicuramente non cambierà niente.” E poi, tre ore dopo: “OH NO.”
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L’Observer: una bella idea che poteva essere ancora migliore
Tra le nuove funzionalità c’è anche l’Observer, una sorta di visualizzazione delle worldline che permette di seguire la struttura temporale della storia e vedere dove le diverse linee divergono. È una funzione particolarmente sensata per STEINS;GATE, perché aiuta a visualizzare qualcosa che normalmente rimane astratto nella testa del giocatore. Il problema è che sembra quasi un primo passo verso qualcosa di più ambizioso. Sarebbe stato fantastico poter utilizzare questa struttura per saltare direttamente a determinati eventi, rigiocare segmenti o esplorare le diramazioni della storia. Invece l’Observer rimane soprattutto uno strumento di consultazione. Utile. Interessante. Ma con un potenziale enorme rimasto inutilizzato. È uno dei pochi casi in cui RE:BOOT sembra dirti: “Guarda cosa potremmo fare!” E poi: “…ma non lo facciamo.”
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Il grande problema: il gioco originale è ancora qui
E arriviamo al punto più delicato. Perché STEINS;GATE RE:BOOT è un remake migliore? Sotto molti aspetti, sì. È più bello. È più leggibile. È più moderno. È più accessibile. Ha nuove animazioni. Ha nuove illustrazioni. Ha un comparto audio completamente riregistrato. Ha nuove scene. Ha una nuova route. Ha un nuovo finale. Ha un’interfaccia più contemporanea. E soprattutto funziona perfettamente per chi non ha mai giocato STEINS;GATE. Ma per chi ha già l’originale? La situazione cambia. Perché il remake non sostituisce completamente il gioco del 2009. Lo affianca. L’originale rimane infatti la versione più completa dal punto di vista del testo. E questo crea una situazione abbastanza assurda: la versione nuova è più moderna, mentre quella vecchia è più completa. È praticamente una nuova forma di worldline. Alpha: hai più contenuti. Beta: hai una presentazione migliore. Re:Boot: devi scegliere.
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È quindi un downgrade?
No. Ed è qui che secondo me bisogna evitare una semplificazione. Dire che RE:BOOT è peggiore perché ha meno testo dell’originale sarebbe riduttivo. Il nuovo ritmo funziona. Anzi, per molti giocatori potrebbe funzionare meglio. La sceneggiatura originale di STEINS;GATE è straordinaria, ma è anche estremamente prolissa. Ci sono lunghi monologhi, digressioni e dettagli che per alcuni lettori costituiscono parte integrante del fascino dell’opera e per altri possono trasformarsi in un ostacolo. RE:BOOT prova a trovare un equilibrio. E spesso lo trova. Il problema è che, per raggiungerlo, sacrifica qualcosa. E quel qualcosa è proprio ciò che alcuni veterani amavano maggiormente. Non è dunque una questione di “vecchio = buono, nuovo = cattivo”. È una questione di priorità.
L’originale privilegia la completezza.
RE:BOOT privilegia la fruibilità.
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Un remake che finalmente sembra un remake
Dopo STEINS;GATE ELITE, che aveva scelto una strada molto particolare utilizzando l’animazione dell’anime come base visiva, RE:BOOT appare quasi come la correzione di rotta che molti avrebbero voluto vedere. Non vuole semplicemente trasformare la visual novel in un anime interattivo. Vuole mantenere la struttura della visual novel e modernizzarla. È una distinzione importante. Le nuove animazioni sono al servizio del testo. I nuovi fondali rafforzano l’ambientazione. Le nuove illustrazioni umentano l’impatto delle scene. Il nuovo audio valorizza le interpretazioni. E la nuova route aggiunge finalmente un motivo concreto per tornare a giocare. È un approccio molto più sensato rispetto al semplice “facciamo tutto più bello”.
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Ma 60 euro?
Ed eccoci alla domanda che probabilmente interessa più di tutte. Vale il prezzo pieno? Per un nuovo giocatore: sì. Se non avete mai giocato STEINS;GATE, questa è probabilmente la versione più accessibile per entrare nel Future Gadget Lab. La presentazione moderna, il ritmo più fluido, le animazioni e il nuovo contenuto rendono l’esperienza molto più facile da affrontare nel 2026 rispetto a una visual novel nata nel 2009. Per un fan che ha già giocato l’originale: molto meno. Il problema non è la qualità. È il rapporto tra ciò che viene aggiunto e ciò che viene riproposto. A fronte di un prezzo di lancio di fascia piena — circa 60 dollari per le edizioni standard occidentali — una parte consistente dell’esperienza rimane esattamente quella che abbiamo già vissuto. E se avete già l’originale, la nuova route di Moeka, le nuove scene, la grafica e il nuovo doppiaggio potrebbero non essere sufficienti per giustificare un secondo acquisto immediato. A meno che non siate il genere di persona che sente la parola “worldline” e apre automaticamente il portafoglio. In quel caso… El Psy Kongroo.
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Il verdetto
STEINS;GATE RE:BOOT è un’operazione molto più interessante di quanto il concetto di “ennesimo remake di STEINS;GATE” lasciasse supporre. MAGES. non ha semplicemente preso il gioco del 2009, aumentato la risoluzione e scritto “2026” sulla copertina. Ha ridisegnato completamente il comparto visivo, ricostruito Akihabara, animato i personaggi, riregistrato il doppiaggio, rifatto la colonna sonora, aggiornato l’interfaccia, rivisto la sceneggiatura e inserito una nuova route con un nuovo finale. Il risultato è una versione più elegante, più moderna e più accessibile di una storia che non aveva comunque bisogno di essere salvata. Ed è proprio questo il paradosso di RE:BOOT. Non migliora STEINS;GATE perché STEINS;GATE fosse rotto.
Lo migliora perché prova a renderlo più adatto a un pubblico che, nel 2026, potrebbe non avere la pazienza di affrontare la versione originale. E in gran parte ci riesce. Ma non è la versione definitiva. Perché l’originale conserva qualcosa che nessun remake può ricreare completamente: il suo particolare stile visivo, la quantità originale di materiale narrativo e quella sensazione di essere davanti a qualcosa di stranamente imperfetto, datato e proprio per questo unico. RE:BOOT è invece più pulito. Più bello. Più vivo. Più immediato. E, soprattutto, aggiunge finalmente una nuova prospettiva a una storia che conosciamo quasi a memoria. È una nuova linea temporale che non cancella le precedenti. Ed è probabilmente questo il modo migliore per considerarlo. Non il sostituto di STEINS;GATE. Una nuova worldline di STEINS;GATE. E dopotutto, da una serie che ci ha insegnato che alcune cose sono destinate a convergere… non potevamo aspettarci un destino diverso.
In definitiva: se non avete mai giocato STEINS;GATE, questa è probabilmente la porta d’ingresso migliore. Se invece siete veterani del Future Gadget Lab, RE:BOOT non sostituisce l’originale: lo completa. E per una volta, forse, è proprio questo il punto.
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