Pubblicato il 17/05/19 da Sara Porello

Close to the Sun

Chi di hybris ferisce...
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Introduzione – L’horror non è mai stato così steampunk 

Close to the Sun è l’ultima, italianissima fatica di Storm in a Teacup, uno studio che in passato ci aveva già regalato piccole perle come Lantern e N.E.R.O., caratterizzate da una veste grafica curatissima che ritroviamo anche in questo titolo. Si tratta di un survival horror in un’ambientazione steampunk decadente sul finire di un distopico XIX secolo. Il gioco è pubblicato da Wired Productions ed è al momento un’esclusiva Epic Games Storeargomento sul quale non mi soffermerò per diversi motivi: in primo luogo, non è questa la sede più adatta a discutere la sempre crescente influenza di questa piattaforma; in secondo luogo, non voglio che la mia personale antipatia verso la stessa influenzi il mio positivissimo giudizio sul gioco 

Trama – Verso il sole 

Sul finire di un distopico XIX secolo d’ispirazione steampunk, Rose riceve una lettera con una richiesta di aiuto da parte di sua sorella Ada, intrappolata sulla Helios. La Helios è una gigantesca, maestosa e lussuosissima nave-laboratorio in mezzo all’oceano, di proprietà della influente compagnia elettrica Wardenclyffe, che, sotto la brillante supervisione di Nikola Tesla, riunisce le menti più brillanti dell’epoca in ogni campo della scienza, al fine di migliorare l’umanità tramite il progresso tecnologico.
Giunta a bordo della 
Helios, Rose scopre che la nave si trova in quarantena a causa di un non meglio precisato incidente di laboratorio. Ada riesce a mettersi in contatto con la sorella, e la esorta a incontrarsi al più presto e lasciare insieme la nave, perché “qualcosa” sta decimando i passeggeri… è l’inizio di un incubo, che porterà Rose a scoprire inquietanti retroscena su cosa è realmente accaduto sulla Helios, e starà a noi guidarla verso la salvezza… 

Close to the Sun ci propone una narrazione dai ritmi serrati, che nelle 8-10 ore necessarie a completare l’avventura non vi annoierà mai, complice anche un gameplay agevole – di cui parlerò a breve. La trama offre un finale in cui i presupposti iniziali vengono modificati; un finale sfumato, che mi ha leggermente delusa, in cui sembrano comunque mancare alcuni tasselli, e che lascia molti punti interrogativi. In questo caso, il viaggio è stato più piacevole della meta, ma devo ammettere che ne è valsa comunque la pena.

Benvenuti a bordo della Helios!

Gameplay – Esplorando l’orrore e la meraviglia 

Il gameplay di Close to the Sun si basa sull’alternanza di esplorazione, sequenze di azione e mini puzzle da risolvere. Nei panni di Rose, esploreremo tutti i vari ambienti della Helios in rovina: laboratori di ricerca, alloggi privati, sale macchine… per procedere, avremo bisogno di risolvere alcuni semplicissimi minigiochi e di interagire in maniera basilare con alcuni oggetti dello scenario. Meccaniche così semplici sono ideali per questo tipo di narrazione, perché puzzle troppo difficili rischierebbero di diventare frustranti e distogliere l’attenzione dalla trama principale, smontando la tensione tipica dell’horror. 

L’esplorazione sarà intervallata da vere e proprie sequenze da survival horror, con fughe a perdifiato. Durante le sequenze di fuga, Rose potrà guardare alle proprie spalle i nemici che la inseguono, accorgimento visuale tipico del genere: una meccanica inutile a livello di gameplay, ma di grande effetto dal punto di vista dell’immersività. 

Durante la sua esplorazione della HeliosRose potrà trovare vari oggetti che sveleranno poco a poco dettagli sull’ambientazione in generale e sui fatti accaduti sulla nave in particolare: giornali, passaporti, note, fotografie, ricerche, progetti e molti altri oggetti appartenuti ai passeggeri e all’equipaggio. Un modo classico, ma sempre efficace, per rendere la narrazione più coinvolgente e arricchire la trama di dettagli. E proprio i dettagli fanno la differenza: il setting è così curato e graficamente accattivante da risultare un vero e proprio invito all’esplorazione e alla scoperta dei segreti della Helios e dei suoi ospiti.

L’orrore.

Comparto tecnico – Estetica divina 

Esteticamente, Close to the Sun è perfetto. Non mi vengono in mente altre parole per descriverlo al meglio. La grafica è eccezionale, caratterizzata da un’attenzione ai dettagli maniacale, che sicuramente contribuisce a definire quel setting steampunk decadente di cui ho già parlato. Un sapiente uso di luci e ombre crea poi quella tensione tipica dei survival horror, virando a volte verso toni un po’ troppo scuri che possono confondere. 

E poi, naturalmente, c’è la colonna sonora. Gli horror più riusciti si affidano in larghissima parte alla musica per creare la giusta atmosfera e Close to the Sun non fa eccezione. Le musiche, con la loro alternanza di ritmi cupi ma tranquilli e picchi frenetici, accompagnano ogni momento critico dell’avventura, mantenendo un’atmosfera sempre incombente e minacciosa.
Fondamentali sono poi gli effetti sonori: dall’eco dei passi sul pavimento metallico, che rimbombano nelle vaste sale della 
Helios sin dal primo istante in cui mettiamo piede sulla nave, fino ai cupi cigolii, alle porte che sbattono, agli stormi di uccelli che si sollevano in volo in un sinistro gracchiare… e poi sussurri, rantoli e il sinistro crepitare delle fiamme che stanno consumando la nave e dell’elettricità… semplicemente perfetti.

La Helios, una gioia per i sensi…

 Il gioco dispone di un doppiaggio e una sottotitolazione (non sempre sincronizzati al meglio) in varie lingue. L’inglese è stata la mia prima scelta, ma il doppiaggio italiano si difende bene, con una recitazione che a volte dà l’impressione di essere un po’ “costruita”, a ricordarci che tutto sommato siamo in un’opera di fantasia. 

Tra grafica superba e colonna sonora magistrale l’immersività è assicurata, posso garantirvi che sobbalzerete più volte sulla sedia se giocherete Close to the Sun al buio e nell’isolamento acustico delle vostre cuffie. 

Il sistema di autosalvataggio non è proprio ottimale: se per qualche motivo doveste abbandonare il capitolo in corso dovrete ricominciarlo (o parte di esso). Frustrante. Autosalvataggi più frequenti sarebbero di sicuro un’aggiunta piacevole al gioco. Per contro, in caso Rose muoia, ricomincerete la sequenza poco prima del suo trapasso, così da non dover perdere tempo inutilmente. 

Un ultimo appunto riguarda comandi e movimenti del personaggio che controlleremo: li ho trovati a volte lenti e poco responsivi. Nulla che possa inficiare la godibilità dell’avventura, ma un miglioramento in questo senso aiuterebbe di certo a rendere il gameplay più sciolto e dunque a migliorare l’esperienza generale. 

I puzzle non saranno un problema…

Conclusioni – Una perla (horror) rara 

In Close to the Sun ho trovato riferimenti a Bioshock, ma anche ad alcune piccole chicche indie degli ultimi anni, come Another Sight, The Spectrum Retreat VaporumRecentemente va molto di moda riproporre la rivalità tra Edison e Tesla, con quest’ultimo che, in qualità di personaggio o vero e proprio deus ex machina, si trova spesso a interpretare il ruolo dell’anti-eroe, del genio incompreso dal talento sottovalutato.
Personalmente, è una moda che non mi ha ancora stancato, complice la figura storica di Tesla, romanzata nei videogiochi… l
o incontro volentieri in ogni videogame e, anche in Close to the Sun, il brillante scienziato non delude. 

Oltre al riferimento a Tesla, vera e propria icona nell’immaginario collettivo nerd, non mancano cenni alla cultura cosiddetta “alta”, ad esempio al pantheon greco-romano, cui il gioco attinge dall’iniziocon il nome nave Helios, alla fine, con l’ultimo capitolo intitolato The Fall of Icarus, in riferimento all’eroe mitologico morto per aver volato troppo vicino al soleclose to the sun. 

Close to the Sun ha tutto quel che serve per configurarsi come un vero capolavoro nel settore videoludico: una trama interessante, una narrazione coinvolgente, un’ambientazione affascinante e un comparto tecnico di altissimo livello. Non posso che consigliare questa piccola opera d’arte, sono sicura che potrà facilmente essere apprezzata anche al di fuori del mercato di nicchia dei fan dei survival! 

 

Perché sì:
Perché no:
  • Una narrazione eccellente...
  • Setting superbo
  • Immersività horror

 

  • ...che si perde un po' nel finale
  • Comandi e movimenti farraginosi

horror steampunk

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Sara Porello - Biografia

Sara Porello
Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro. Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.