Rebel Woves è uno studio formato da alcuni degli sviluppatori che hanno lavorato a giochi come The Witcher. Il loro primo titolo è The Blood of Dawnwalker, un GDR open world che attinge molto dall’esperienza dei suoi autori, ma che trova anche una sua originalità. Dopo aver provato a lungo il titolo su PC, le impressioni che ci ha lasciato sono decisamente positive, al netto di alcuni difetti che speriamo vengano sistemati con le future patch.
![]()
Da qualche parte nei Carpazi
In un qualche angolo remoto dei Carpazi, si trova Valle Sangora, una regione che nel quattordicesimo secolo è afflitta dalla piaga della peste. In molti muoiono, i medici sono impotenti e i soldati sono costretti ad uccidere chiunque sia infetto per tentare di contenere il contagio. Coen, il nostro protagonista, sta cercando di portare in salvo sua sorella Lunka, quando viene braccato dagli uomini del re e salvato dai Vrakhiri, un gruppo di vampiri comandati da Brencis che, a sua volta, prende il controllo della regione.
Questa è la premessa dalla quale scaturisce la trama di The Blood of Dawnwalker. La narrazione si sviluppa intorno alle conseguenze di questo ribaltamento di governo e porta Coen a intraprendere un viaggio disperato nel tentativo di salvare non solo sua sorella, ma tutta la sua famiglia da una fine orrenda. Il tutto avviene con una libertà decisionale che ci ha lasciati decisamente stupiti e che ci ha spinto a pesare ogni nostra decisione e valutare attentamente ogni azione che abbiamo scelto di intraprendere lungo il nostro percorso.
La struttura narrativa, infatti, non è composta da una vera e propria trama lineare che si articola con missioni principali e secondarie. Invece, il gioco ci offre una generica linea guida su quella che potrebbe essere una delle strade da percorrere (ovvero fare affidamento sul personaggio di Anca che ci sosterrà al termine del prologo, piuttosto che tentare di unirci ai ribelli), per poi lasciarci totalmente liberi di seguire il nostro istinto. Dipenderà soltanto da noi, infatti, scegliere se andare in cerca di alleati nella lotta a Brencis o sabotarne le risorse per poi concentrarci sul potenziare Coen con equipaggiamenti leggendari.
Dalla prima run in The Blood of Dawnwalker, infatti, ci siamo portati dietro la consapevolezza che avremmo potuto fare molte altre cose, ma che proprio a causa della meccanica principale del gioco, non ci sia stato tempo a sufficienza per esplorare ogni possibile direzione. Se, all’inizio dell’avventura, questa dinamica ci ha fatti sentire spaesati perché ci ha trasmesso la sensazione di aver perso molte cose che si potevano fare, avanzando nei giorni, si è trasformata in una sfida che ci ha intrigati e spinti a scegliere con cura quali fossero le attività che ci avrebbero davvero aiutati a sconfiggere Brencis nel modo in cui volevamo affrontare il gioco.
![]()
Trenta giorni
La meccanica principale di The Blood of Dawnwalker è data da un timer di trenta giorni che ci viene concesso per terminare l’avventura. Allo scadere di questo periodo di tempo, infatti, nel mondo di gioco accadrà un evento che potenzialmente segnerà la fine di ogni possibile ribellione e spetta a noi, nei panni di Coen, impedirlo e salvare la nostra famiglia. I trenta giorni, tuttavia, non scorrono in modo classico con un orologio che avanza o al completamento di specifiche parti della trama, ma si muovono per segmenti di tempo che starà a noi capire come gestire.
Infatti, ogni azione che andiamo a compiere avrà un “costo” in termini di tempo. Alcune attività faranno avanzare l’orologio di un solo segmento, mentre altre lo porteranno avanti anche di mezza giornata ma, potenzialmente, avranno un impatto maggiore sulla nostra avventura con ricompense più interessanti o garantendoci elementi chiave per il futuro come nuovi alleati. Questa è la grande differenza tra The Blood of Dawnwalker e molti altri GDR, ovvero che in questo caso non dovremo soltanto chiederci se è giusto o sbagliato portare avanti un’azione, ma anche se abbiamo abbastanza tempo per farlo.
Questa dinamica ci è chiara sin da subito, con una delle possibili biforcazioni del prologo nella quale, infatti, possiamo scegliere se aiutare una donna a cercare un drappo che le è stato commissionato da Brencis e che le è stato rubato, oppure dedicare il poco tempo che abbiamo a disposizione prima dell’inizio della messa ad altre attività. Questa missione ci porterà a consumare alcuni slot di tempo, ma avrà un impatto diretto su quello che vedremo proprio durante la messa.
Di contro, però, la meccanica degli slot di tempo e dei trenta giorni funziona anche nello sviluppo del protagonista. Coen, infatti, può spendere dei punti talento che ottiene passando di livello, o in altre circostanze specifiche, per acquisire abilità all’interno di tre diversi alberi. Tuttavia, molte di queste skills richiedono, oltre al punto talento, anche un segmento di tempo. Di conseguenza, se vogliamo spendere ad esempio dieci punti talento, rischiamo di dover rinunciare a un’intera notte nella quale avremmo potuto magari portare a termine due missioni o altri eventi.
![]()
Para, schiva, attacca, scala
Sotto l’aspetto del gameplay, The Blood of Dawnwalker offre degli ottimi spunti, esaltati soprattutto da un combat system variegato e soddisfacente. Ogni attacco, parata e schivata dovrà essere ragionato, se non vogliamo finire in mezzo a una sequela di colpi mortali da parte dei nemici. Il gioco, infatti, sfrutta una meccanica direzionale sia per i colpi che per le parate. Dunque, quando vogliamo sferrare un attacco possiamo utilizzare la levetta analogica sinistra del nostro pad, in combinazione al tasto di attacco, per scegliere una direzione verso la quale colpire il nemico.
Questo vale anche per le parate che andranno orientate nel verso del colpo che stiamo per ricevere, se vogliamo che siano efficaci. Oltre al movimento dei nemici, la direzione del colpo ci viene indicata da un apposito segnale all’interno dell’HUD di gioco che si illumina nel momento in cui dobbiamo proteggerci da un attacco. Il risultato è quello di avere degli scontri nei quali ci troveremo a studiare i movimenti dei nemici per valutarli, piuttosto che limitarci a caricare a testa bassa tutto ciò che si muove.
Inoltre, le abilità che possiamo sbloccare con i punti talento ci permettono di approfondire ulteriormente questo sistema, attivando contrattacchi critici e migliorando l’utilizzo della resistenza in combattimento. È proprio la resistenza ad essere un ulteriore elemento che ci impedisce di colpire senza sosta ogni nemico, dal momento che una volta esaurita, ci lascia inermi per qualche secondo e in balia degli avversari.
Sotto l’aspetto del gameplay, l’unica nota dolente di The Blood of Dawnwalker è la gestione dei movimenti durante la libera esplorazione. Se, infatti, gli scontri armati sono soddisfacenti, le animazioni di corsa e di spostamento di Coen non sempre sono fluide e ben bilanciate. Questo comporta che, a volte, il personaggio prosegue il movimento per una frazione di secondo dopo che abbiamo lasciato la levetta analogica e, magari, finisce per cadere giù da una sporgenza vicino alla quale volevamo fermarci.
Lo stesso avviene utilizzando il movimento dei Vrakhiri che ci consente di smaterializzarci e salire sopra i palazzi o in ambienti all’apparenza impossibili da raggiungere. In questo caso, ci è capitato che lo spostamento non fosse troppo preciso e ci portasse a bloccarci a testa in giù su una parete o sotto un’impalcatura che stavamo cercando di scalare. Anche voltare l’angolo di un edificio durante una scalata verticale, ogni tanto, risulta un po’ macchinoso e non intuitivo.
![]()
Conclusioni
The Blood of Dawnwalker è uno di quei titoli di cui gli appassionati di GDR hanno bisogno. La sua narrazione intrigante, unita all’ottima meccanica dello scorrere del tempo ci costringono a pesare ogni scelta e ci permettono realmente di affrontare l’avventura di Coen in un modo che può drasticamente variare ad ogni run. Inoltre, un combat system eccellente rende ogni scontro piacevole, a tal punto da ritrovarci a esultare dopo aver sconfitto un avversario particolarmente coriaceo.
Ci sono, tuttavia, alcune note dolenti che penalizzano un titolo comunque ottimo come The Blood of Dawnwalker. In primis, è un vero peccato che la meccanica dello scorrere del tempo si estenda anche alla gestione dei punti talento, forzandoci così a scegliere tra il potenziare Coen o seguire una missione. Infine, la gestione dei movimenti del protagonista non sempre risulta fluida e porta in alcuni casi a movimenti maldestri e involontari.
|
|