Pubblicato il 15/05/19 da Riccardo Trillocco

A Plague Tale: Innocence

Una fiaba oscura nella Francia medioevale piagata da peste e guerra
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Introduzione – Sindrome di Münchhausen

O altrimenti detta “sindrome da dipendenza dell’ospedale”. Inizio a pensare che Focus Home Interactive ne soffra perché, dopo avermi fatto vivere il 1918 devastato dall’influenza spagnola in Vampyr, ottimo action RPG sviluppato da Dontnod, con A Plague Tale: Innocence il publisher francese mi ha proiettato in un’epoca ancora più dura, nella quale un flagello falcidiò un terzo della popolazione europea, mietendo più di 50 milioni di vittime in cinque anni.
Mentre rispolverate le vostre nozioni di Storia, vi dirò che a scegliere un periodo tanto funesto è stata una software house che finora si era contraddistinta per aver sviluppato tie-in tratti dai lungometraggi Pixar, un gioco di Garfield, Kinect Rush e il cui gioco d’esordio, Super Farm, consisteva in un party game nel quale lo scopo era conquistare il cuore della tacchina più attraente della fattoria, Pamela. Non che fossero brutti, tutt’altro, ma dal background di Asobo Studio non mi sarei mai aspettato un’avventura single player tanto cupa, nella quale la malattia e la morte sono parte costante della vita dei protagonisti.

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Tecnicamente l’avventura svilupata da Asobo Studio è sontuosa. Guardate la realizzazione delle fonti di luce.

Avete fatto mente locale e ricordato il periodo storico al quale mi riferivo? No? Poco male, sono qua per questo…

Trama – In fuga dalla peste e dall’Inquisizione

Sud-ovest della Francia, 1348. Siamo in piena guerra dei cent’anni, le milizie di Edoardo III hanno conquistato Calais solo due anni prima, ma un nemico ancora più spaventoso ha imposto ai due eserciti una tregua: la peste nera. La gente comune ha etichettato questo male terribile come una punizione divina, ma ad Amicia De Rune, la primogenita dei signori della regione, tutto questo non interessa: le sue giornate scorrono tranquille, tra la lettura di un libro e una battuta di caccia con il padre.

Amicia e il padre Robert vanno a caccia con il fido segugio Lion, ignari della tragedia alla quale stanno andando incontro.

Un solo cruccio la tormenta: il rapporto con la madre, quasi assente, sempre rinchiusa ai piani alti con il fratellino, Hugo, che sembra afflitto da uno strano morbo, l’unico neo di un’esistenza altrimenti perfetta, con la peste nera ridotta a mero folklore, il racconto origliato di sfuggita da qualche serva, poco più di un pettegolezzo. Il destino però sa essere crudele e, se decide di sbatterti in faccia la realtà, non bada certo al galateo: in un pomeriggio come tutti gli altri, Lion, l’amato cane di famiglia, inseguendo un cinghiale si avvicina a una cavità nel terreno, venendone risucchiato e spirando sotto gli occhi di una terrorizzata Amicia.
Distrutta dall’evento e in cerca di un volto amico, la giovane sale a raccontare l’accaduto alla madre ma, proprio in quel momento, la Santa Inquisizione irrompe nella tenuta De Rune, trucidando la servitù. Stanno cercando Hugo e non si fermeranno davanti a niente pur di trovare il bambino: il primo a farne le spese è il padre di Amicia, che viene ucciso a sangue freddo per non aver rivelato la posizione del figlio.

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Amicia accarezza un cavallo della sua tenuta, subito prima dell’arrivo dell’Inquisizione, che le stravolgerà la vita.

.Amicia e il fratellino riescono a fuggire, aiutati dalla madre che, prima di compiere un gesto estremo, dice alla giovane di cercare Laurentius, il “medico di famiglia” dei De Rune, l’unico in grado di curare la malattia del piccolo Hugo. Da questo momento i due saranno soli, abbandonati in un medioevo ostile, in fuga dall’Inquisizione, dalla peste e dalla malattia di Hugo.
Per fortuna è in tempi bui che la bontà d’animo delle persone tende a risplendere; Amicia lo scoprirà incontrando il giovane alchimista Lucas, il fabbro Rodric e i due ladruncoli Arthur e Melie, compagni di un lungo viaggio che la porterà finalmente a conoscere e amare suo fratello, oltre che a dover fronteggiare il più pericoloso dei nemici, il Grande Inquisitore Vitalis.

Gameplay – Stealth alchemico

A Plague Tale: Innocence è un’avventura in terza persona fortemente incentrata sulla narrazione, con forti sfumature stealth. Il riferimento principale è indubbiamente The Last of Us: come nel capolavoro Naughty Dog i due protagonisti dovranno affrontare un lungo viaggio, imparando a conoscersi, costantemente braccati da forze più grandi di loro. Non lasciatevi ingannare però, l’opera sviluppato da Asobo Studio mantiene un’identità tutta propria, forte di un’ambientazione originale, di una disciplina affascinante come l’alchimia, elemento portante del gameplay, e di un elemento mai visto prima all’interno di un videogioco, perlomeno non in questi termini: i ratti.

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Amicia e il fratellino Hugo nel paese del quale poche ore prima erano Signori, il loro status nobiliare ormai ridotto a un ricordo.

Presenti a migliaia, rappresentano una costante minaccia, basta avvicinarsi troppo per essere assaliti e mangiati vivi.
Per fortuna i temibili roditori temono la luce, mentre addentrarsi nell’oscurità equivale a morte certa. A questo aggiungete un’organizzazione dalle risorse illimitate come la Santa Inquisizione, disposta a tutto pur di trovarvi, e capirete che il viaggio di Amicia e Hugo non si rivelerà certo una passeggiata. Inizialmente l’unica opzione sarà la fuga, sia dai soldati che dalle orde di ratti ma, progredendo nel corso dei 17 capitoli che compongono l’avventura, Amicia svilupperà le proprie abilità con la fionda e le proprie conoscenze alchemiche, ampliando notevolmente le possibilità risolutive, sia negli scontri con i nemici che nella soluzione di enigmi ambientali, la maggior parte dei quali è basata sulle fonti di luce.
Uno dei primi composti alchemici che sbloccheremo nel corso dell’avventura sarà Ignifer, attraverso il quale sarà possibile accendere dei fuochi. Grazie a questa meccanica potremo sia proteggerci dai ratti che direzionarne il flusso, indirizzandoli verso i soldati nemici. Più avanti i composti utilizzabili saranno molteplici: potremo attirare i roditori su un nemico specifico attraverso l’odore, oppure costringere i soldati dotati di elmo a grattarsi la testa, per poi colpirli con una precisa sassata.

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Lo scontro con il primo boss, l’amichevole Conrad.

La varietà è il pezzo forte di A Plague Tale: Innocence, nuove meccaniche vengono introdotte continuamente, una più riuscita dell’altra, persino nel penultimo capitolo, tanto che mi è dispiaciuto non poter approfondire maggiormente i singoli elementi di gioco. Però la durata, che si attesta sulle quindici ore, è perfetta: la storia narrata ha il giusto respiro, non ci si annoia mai e il senso di scoperta è costante; vorrà dire che farò una seconda run, sperimentando e provando altri approcci. L’unico difetto riscontrato nel corso della mia prova è congenito a tutti i giochi di questo genere, ovvero a volte la sospensione dell’incredulità può venire meno a causa di limiti strutturali.
Ad esempio, mi è capitato di dover entrare in uno dei carri degli alchimisti, dei luoghi pieni di risorse da craftare, attraverso le quali espandere e migliorare l’armamentario di Amicia. Lo vedevo, proprio di fronte a me, ci separava solo un ruscello profondo sì e no 2 cm. Il percorso “imposto” dai programmatori però era un altro: sono stato costretto a fare il giro del quartiere, uccidere due guardie, sopravvivere a migliaia di ratti pestilenziali, ma alla fine ce l’ho fatta e il mio borsello è passato dal contenere 16 sassi a poterne portare ben 22, un miglioramento della quality of life mica da poco nel 1348.

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Uno dei primi incontri con i ratti, danno i brividi, non è vero?

A parte gli scherzi, credo che episodi del genere siano presenti in ogni action adventure, quindi non ne farei un cruccio in un gioco altrimenti magnifico.

Comparto Tecnico – Le meraviglie della Nuova Aquitania

A Plague Tale: Innocence è il progetto più personale e sentito di Asobo Studio e la cura riposta nel comparto tecnico artistico è qui a evidenziarlo: sviluppato con l’Asobo Engine, un motore grafico sviluppato internamente, risulta splendido da vedere, stento tuttora a credere che sia stato sviluppato da sole 45 persone. L’impatto estetico è assolutamente da tripla A, anzi, molti titoli con budget giganteschi si sognano una grafica del genere.
Ambientare il viaggio di Hugo e Amicia nel sud-ovest della Francia si è rivelata una mossa vincente: ogni membro del team ha suggerito location e fatto ricerche sul campo, la passione riversa nello sviluppo traspare dalla certosina cura per i dettagli, persino i collezionabili sono estremamente curati e raccontano qualcosa sulle abitudini e le curiosità dei luoghi visitati.
Le fasi più dark e horror dell’avventura lasciano il segno, ho ancora impresse nella retina il fiume di ratti a schermo, impressionante. Anche i personaggi sono realizzati benissimo, con volti espressivi e credibili.

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Amicia, Hugo e il giovane alchimista Lucas sono costretti ad attraversare uno dei campi di battaglia della guerra dei cent’anni.

Lo sguardo del Grande Inquisitore Vitalis vi gelerà il sangue, per carisma mi ha ricordato l‘Imperatore Palpatine, uno dei villain più terrificanti di sempre. Se il comparto grafico si è rivelato eccellente, ancor di più lo è la colonna sonora, composta da Olivier Deriviere, un grande compositore, già autore delle colonne sonore di Alone in the Dark, Remember Me e del succitato Vampyr. Le sue melodie, interamente acustiche e scandite da improvvisi colpi di violino, contribuiscono notevolmente all’atmosfera ansiogena dell’avventura, rappresentando un notevole valore aggiunto; non le dimenticherete facilmente.

Conclusioni – La sorpresa dell’anno

A Plague Tale: Innocence mi ha intrigato sin dal primo trailer, ma il risultato finale è andato ben oltre le aspettative: il viaggio di Amicia e Hugo è appassionante dall’inizio alla fine, non finisce mai di stupire grazie al getto continuo di nuove idee, sia narrative che di gameplay.
Aggiungete una direzione artistica ispirata come non mai, una realizzazione tecnica sontuosa, personaggi scritti benissimo (Hugo insidia Atreus per il premio di miglior companion di sempre), attori particolarmente in parte (ho giocato con il doppiaggio francese, che vi consiglio caldamente), una colonna sonora tra le più belle che abbia mai avuto il piacere di ascoltare e il capolavoro è servito.

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Bloodborne sei tu?

Per me LA sorpresa del 2019, da giocare assolutamente per gli amanti dei giochi single player incentrati sulla narrativa.

Perché sì:
Perché no:
  • Una bellissima fiaba dark
  • Tecnicamente spaccamascella
  • Boss fight spettacolari
  • Buona varietà di approccio
  • Artisticamente è un gioiello
  • Evoluzione psicologica dei protagonisti
  • Comprimari carismatici
  • Enigmi stimolanti
  • Meccaniche innovative fino alla fine
  • Localizzazione testuale perfetta

 

  • A volte si percepiscono i limiti strutturali

Hugo

Ratti

Alchimia

Guascogna

Vitalis

Colonna Sonora

trillo81 - Biografia

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È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.