Pubblicato il 14/09/26 da Jacopo Ambaglio

Captain Tsubasa 2: World Fighters – Tiro Della Tigre

Fanservice ai massimi livelli, modalità un po' meno
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Dopo il buon riscontro ottenuto da Rise of New Champions, Tamsoft torna al timone con un sequel che punta tutto sull’azione calcistica esagerata e sul fan-service per gli appassionati della serie. Captain Tsubasa 2: World Fighters segue Tsubasa Ozora e il suo team lungo il percorso che va dal Campionato Asiatico Giovanile fino al Mondiale

Il cuore dell’esperienza single player resta la modalità storia, che propone sia vicende originali che episodi adattati dal manga, con l’inserimento anche di alcune nazioni originali come Canada, Uzbekistan e USA (anche se quest’ultima era già presente in Rise of the new champions). All’inizio del gioco ci verrà chiesto di creare un personaggio che entrerà a far parte della nazionale giapponese con cui percorreremo tutti i capitoli e interagiremo con i protagonisti.
>Qui scatta la prima grande differenza con il predecessore: il personaggio creato sarà solo uno e imparerà tutto il pool di tecniche svolgendo le varie sfide all’interno dei capitoli in modo da poter essere “buildato” a piacere. Niente più routes quindi alla caccia dei giocatori perfetti per costruire la propria squadra (quante guide ci feci, ehw).

Una storia comunque parecchio ricca sia a livello narrativo che di sfide, ma… ne parliamo dopo.

Captain Tsubasa 2: World Fighters

Modalità disponibili e progressione

È vero che la modalità storia di Captain Tsubasa 2: World Fighters è stata rivisitata in modo ricco, ma purtroppo è stato tolto TUTTO il resto.
Come si sarà intuito dal primo paragrafo, il giocatore creato è unico: niente possibilità di crearsi una squadra totalmente personalizzata.
Sul lato multiplayer, del quale parleremo in modo più approfondito nel gameplay, la scarsa personalizzazione ha portato a una certa ripetitività nel roster delle partite. Chiariamoci, nonostante sia diventato un gioco più caotico, l’inserimento di una varietà di cose basate sui riflessi ha portato a partite online più avvincenti, peccato che le squadre, almeno per il momento, siano fisse. Ora non è che siamo qua a parlare del Dio del bilanciamento: se l’Uzbekistan ha dei giocatori random con le scivolate normali e il Giappone una squadra di protagonisti con le skill di livello S, va da se che le squadre che girano online, a meno che qualche matto non voglia fare l’esotico, sono le 6 o 7 più forti. È una scelta che sinceramente sto facendo fatica a capire.

Gameplay

Sul piano puramente ludico il gioco convince di più. Rispetto al capitolo precedente, le mosse speciali più spettacolari non sono più limitate a tiri e contrasti, ma includono anche dribbling e passaggi speciali, rendendo ogni ruolo in campo più unico. Il “Chain System” premia le giocate di possesso: ogni dribbling o mossa riuscita alza il livello della catena, aumentando potenza di tiro e velocità di carica, ma perdere palla trasferisce subito quel vantaggio all’avversario, introducendo più tensione tattica rispetto al primo capitolo.
Ho parecchio apprezzato anche il nuovo duello portiere-attaccante: chi tira sceglie una direzione, il portiere deve intuirla dall’animazione, e un’ipotesi corretta permette una parata perfetta, rendendo la fase difensiva tutt’altro che passiva. Questo porta a creare delle build specifiche per ogni giocatore in campo, visto che molti personaggi, come skill da 100% di carica, possono avere un super tiro al volo, un super passaggio o un super tiro da terra, per esempio, così come molti difensori possono possedere o un super tackle o una “parata”.
Un grande cambiamento rispetto Rise, dove caricando il tiro fino al massimo si passava dal primo tiro speciale al secondo ogni volta che si voleva mentre qui invece bisogna aspettare la carica al 100%, che tra l’altro andrà sprecata se durante l’animazione di tiro vi beccate un contrasto, quindi attenzione.
Insomma, le partite online sono decisamente diventate più avvicenti del “dribbling, dribbling, carica al massimo, tira”, ma davvero la mancanza di una vera e propria personalizzazione della squadra manca tantissimo.
Se devo trovare un difetto alla nuova gestione del gameplay, direi che gli ultimi 15 minuti dei due tempi sono abbastanza frustranti: sostanzialmente la partita diventa un massacro, con tutti i difensori a barra piena che sfoderano super slide a ripetizione e la gente stesa per terra che si rialza dopo una vita, considerando che anche cose come il Razor Tackle di Soda ti vengono a prendere dall’inferno facendosi tutto il campo.

Sul piano visivo il gioco mantiene lo stile che ha reso celebre la serie, con un’estetica anime curata e design dei personaggi molto caratterizzati e le animazioni delle mosse speciali in campo risultano invece decisamente più curate e spettacolari (il Raiju shot al volo è di una violenza da bava alla bocca)

Conclusioni

Captain Tsubasa 2: World Fighters fa esattamente ciò che ci si aspetta da un adattamento della serie. Per i fan di lunga data resta un acquisto quasi obbligato grazie a un gameplay più profondo e a un roster mastodontico, ma la scarsità di modalità, un online ancora acerbo e una progressione semplificata rispetto al predecessore lasciano l’impressione di un potenziale non del tutto sfruttato, soprattutto per chi arriva da Rise of New Champions con aspettative più alte. Dentro al campo è migliorato tutto, il problema è fuori.
Ah, fermi, c’è un grande difetto. Un difetto gigantesco.
Le sfide/missioni delle partite (tipo “fai gol con Sorimachi” contro la Thailandia) non vengono salvate se non si completa l’intera partita. Quindi se la fai al minuto 10 ma poi esci prima del fischio finale, quella sfida non risulterà completata e dovrai rigiocarti tutto il match da capo per farla contare. Inspiegabile.

  • visivamente tanto godereccio
  • modalitù storia appassionante
  • partite online decisamente migliorate...

 

  • ...ma davvero poco personalizzabili
  • fatemi uscire dalle partite dopo una sfida
  • Il Netcode ha decisamente bisogno di essere sistemato

Ipah - Biografia

Aspetta, faccio la presentazione standard da recensore navigato. Cresciuto coi videogiochi che quando ho cominciato io proprio levati, si giocava a Pong coi sassi. L'abilità videoludica di Faker unita al senso critico di Matt Preston.

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