Another Sight

Impressioni nel buio

Pubblicato il 07/09/18 da Sara Porello
recensione
Pixelflood.it

Another Sight

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Nella Londra del 1899 una ragazzina precipita nei sotterranei della metropolitana per via di un crollo della struttura, e l’incidente le causa la perdita della vista. Viene avvicinata da un curioso gatto, che inizia a guidarla nel buio delle gallerie. Ma ben presto Kit – questo il nome della protagonista – si renderà conto di trovarsi in un luogo che non è esattamente ciò che credeva… si accorgerà anche di non avere esattamente perso la vista, ma piuttosto di riuscire a percepire questo misterioso mondo sotterraneo in modo diverso: Another Sight, con un altro sguardo. 

Another Sight è un gioco indie di avventura ed esplorazione, sviluppato dagli italiani Lunar Great Wall Studios ed edito da Fish Eagle. L’ispirazione dichiarata è il romanzo urban fantasy Neverwhere, di Neil Gaiman: da qui provengono le suggestive atmosfere surreali, dai toni steampunk, del mondo sotterraneo in cui si muove Kit, nel quale le leggi naturali interagiscono con misteriose forze che le stravolgono, le amplificano, le distorcono. Kit, novella Alice nel Paese delle Meraviglie, nel suo tentativo di risalire in superficie e ritrovare suo padre, visiterà non solo una Londra sotterranea di un’altra dimensione, ma anche una Parigi onirica, antiche rovine senza nome, giardini impressionisti, tecnologici laboratori in cui si compiono esperimenti sull’elettricità e il magnetismo, sottomarini che navigano in profondità oceaniche… nel suo viaggio, incontrerà icone culturali del calibro di Monet, Debussy, Helena Blavatsky, Verne, Tesla ed Edison. 

Per procedere in questo bizzarro mondo, a tratti inquietante e minaccioso, interpreterete, a turno, l’adolescente Kit e il gatto Hodge, passando da un personaggio all’altro per aprirvi la strada. Kit ha visibilità e mobilità limitate, ma può interagire con meccanismi complessi come leve e pulsanti. Hodge, invece, è molto più agile e veloce, e potrà raggiungere anfratti e fenditure saltando e correndo, ma non potrà attivare certi macchinari; non sottovalutate il suo miagolio, però: si rivelerà indispensabile per guidare e aiutare Kit. La collaborazione tra umana e gatto sarà non solo centrale come un elemento narrativo, ma anche indispensabile per risolvere gli enigmi e sbloccare la strada di entrambi. 

La collaborazione tra Kit e Hodge sarà indispensabile per permettere a entrambi di avanzare.

Il ritorno alla superficie di Kit si trasformerà in un viaggio di scoperta – prima di tutto, del suo passato familiare – e in un’avventura in cui la ragazzina si troverà ad affrontare la responsabilità di una scelta che contrapporrà la sua felicità al bene comune: la sua particolare affinità con il Nodo, potentissima e misteriosa forma di energia, farà sì che tutti i personaggi che abitano questi strani mondi chiedano (o pretendano) il suo aiuto per controllarlo e sfruttarlo. E proprio i personaggi storici sono uno dei punti di forza del gioco: resi a meraviglia, interessanti, affascinanti. ll binomio Tesla/Edison viene riproposto nella classica narrazione che li vede contrapposti: il primo, geniale e sensibile, affascinato dalla “scienza per la scienza”; il secondo, perfido approfittatore delle idee altrui, che vede nella scienza solo il profitto economico. Degli artisti (Monet, Debussy, Verne) è enfatizzato il lato più eccentrico, poetico, sensibile. Persino i personaggi secondari, come le guardie, sono caratterizzati in modo simpatico, grazie soprattutto a una sceneggiatura e a un doppiaggio di ottima qualità.

Per quanto riguarda i protagonisti, il loro rapporto emotivo è enfatizzato dalle meccaniche di gioco, che prevedono una perfetta sintonia per avanzare. Kit è sveglia e coraggiosa e, data la centralità dei colori in questo gioco, nella creazione di questo personaggio si può ipotizzare un riferimento alla filosofia dei bambini indaco… del resto, proprio questo colore, con tutte le sue sfumature, è associato nel gioco al Nodo, nonché sfruttato a livello di meccaniche per segnalare gli elementi del percorso con cui è possibile interagire. Nel finale del gioco, Kit dovrà scegliere con quale fazione schierarsi, una scelta da non prendere alla leggera… 

Lui è Monet, e i suoi dipinti fanno una certa “impression”…

… anche se non si capisce bene perché. E qui infatti arriviamo a uno dei lati negativi del gioco: il finale. Il finale mi ha lasciata perplessa, lo confesso. I misteri a cui si accenna durante l’avventura non vengono spiegati, rimangono “in sospeso”: Kit farà – voi farete – una scelta, di cui però non si capiscono molto le conseguenze. Non mi addentro ulteriormente nella questione, per l’ovvio motivo di evitare spoiler che rovinerebbero il gioco, ma mi limito a osservare che a me questo finale è sembrato un po’ affrettato e raffazzonato… forse era intenzione degli sviluppatori lasciare molte domande senza risposta e mantenere la situazione ambigua, ma non è questa l’impressione che ho avuto. Si aggiunga a ciò che per sperimentare il secondo finale possibile è necessario ricominciare il gioco dall’inizio, ed ecco che questo aspetto diventa ancora più negativo e deludente: è indubbio che gli sviluppatori abbiano voluto aumentare la longevità del gioco, ma ripetere le stesse, identiche 5/6 ore di gioco per una scena di pochi secondi mi pare francamente eccessivo. 

Spostiamoci ora al lato tecnico: il comparto audio è curato e appropriato; la musica, del resto, è un elemento centrale della narrazione: Kit “vede” anche attraverso i rumori, e alcuni enigmi sono basati proprio sulle melodie. La grafica è particolare, e mescola stili diversi. All’inizio non mi piaceva, ma dopo qualche minuto ci ho fatto l’abitudine e l’ho potuta apprezzare come si deve. Interpretando Kit sarete immersi nel buio, e potrete percepire gli oggetti come “macchie” di colore brillanti; una scelta dichiaratamente ispirata agli sviluppatori dall’esperienza Dialogo nel Buio dell’Istituto dei Ciechi di Milano. Nei panni di Hodge, invece, ammirerete scenari caratteristici e curati nei minimi dettagli. Nelle cutscene, infine, vi sembrerà di leggere un bellissimo fumetto dallo stile grafico maturo.

L’influenza dello stile pittorico impressionista dei quadri di Monet pervade, nelle tematiche e nello stile grafico, tutto il gioco. Da segnalare, inoltre, il fatto che il gioco sia un’avventura a scorrimento orizzontale in 2D, ma, grazie a un sapiente uso di luci, colori, e soprattutto animazioni curate nel movimento dei personaggilo scenario acquista la profondità del 3DInsomma, l’aspetto visivo è pienamente riuscito, e non è poco in un gioco che fa della vista e del suo opposto – la cecità – i suoi punti chiave. L’esperienza dei colori nel buio, in Another Sight, è davvero un piacere per gli occhi. 

Un setting immaginifico.

La parte finale del gioco, purtroppo, è viziata da una serie di bug funzionali piuttosto fastidiosi. Nei tratti del percorso in cui bisogna nascondersi dalle guardie, ad esempio, alcune di esse rimangono ferme in un punto, invece di muoversi lungo la via, rendendo così impossibile superarle. Nella maestosa scena in cui bisogna suonare l’organo di Debussy invece un tasto indispensabile per la melodia risulta impossibile da cliccare. Per sbloccare queste situazioni di stallo è necessario riprendere il gioco dall’ultimo checkpoint, più e più (e più!) volte, fino a quando non viene caricata una partita “non buggata”. Questi intoppi non sono solo frustranti per il giocatore, ma fanno perdere il filo della storia, che dovrebbe invece proseguire spedita e diretta.

Alla luce (è proprio il caso di dirlo!) di tutto questo, vale la pena giocare Another Sight? Certamente sì. Nonostante i bug e nonostante un finale non all’altezza del racconto. Del resto, un’opera non si giudica solo dal finale. Quello che conta è il viaggio e non la meta: e il viaggio di questo gioco merita senza dubbio di essere affrontato. 

Perché sì:
Perché no:
  • Setting affascinante
  • Scambio tra i protagonisti ben riuscito

 

  • Bug funzionali frustranti e bloccanti
  • Finale deludente

neverwhere

tesla, monet, verne

empatia

Sara Porello - Biografia

Sara Porello
Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro. Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.