Pubblicato il 22/03/24 da Antonio Rodofile

Highwater – Recensione

Abbiamo provato Highwater, parte del trittico post apocalittico sviluppato da Demagog Studio
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Uscito originariamente su Netflix Games, Highwater è un titolo sviluppato da Demagog Studio che compone una trilogia con Golf Club Nostalgia e The Cub. Pur avendo appena ricevuto una versione per PC e console, il post apocalittico dello studio serbo è, dunque, il secondo capitolo di questo trittico nel quale il pianeta terra si trova ormai agli ultimi giri di orologio.

Benvenuti a Highwater

Highwater si colloca cronologicamente in un periodo antecedente sia a The Cub che a Golf Club Nostalgia. La terra non è ancora stata abbandonata e varie fazioni si avvicendano per sopravvivere in quello che resta di un mondo sommerso da una enorme inondazione. Gran parte del pianeta, infatti, è ormai composto da acqua e sui piccoli appezzamenti di terreno che rimangono, ribelli e sopravvissuti si fanno la guerra per le ultime risorse di cibo.

In questo quadro entrano a far parte anche gli Alphavilliani, rappresentanti della fascia ricca di popolazione che è riuscita a costruire una città nella quale rifugiarsi. Gli Alphavilliani, inoltre, stanno progettando di trasferire una parte selezionata di persone su Marte, dove intendono iniziare una nuova pagina della storia umana. Nei panni di Nikos, un giovane superstite, solcheremo le acque di Highwater a bordo del suo gommone Argo, nel tentativo di raggiungere il razzo che potrà condurci su Marte. 

Come sempre, la narrazione nei titoli di Demagog Studio è la colonna portante dell’esperienza videoludica e, anche in questo caso, non delude le aspettative. Seppur con qualche lieve incertezza, infatti, il comparto narrativo di Highwater riesce a regalarci personaggi ai quali non possiamo fare a meno che affezionarci e gli immancabili spunti di riflessione su ciò che l’umanità sta facendo al nostro pianeta.

È molto presente, infatti, la tematica ambientalista che si ripercuote anche sui diversi biomi del gioco, nei quali il giocatore scoprirà gli effetti catastrofici dell’inondazione non solo sugli edifici, ma anche su tutto ciò che rimane. Non mancano i riferimenti, volutamente poco camuffati o addirittura espliciti, a personalità pubbliche del mondo contemporaneo. Sono proprio questi riferimenti, infatti, a dare un gancio interessante tra la trama di gioco e la realtà che viviamo tutti i giorni.

Dopo aver terminato l’avventura principale di Highwater, inoltre, sblocchiamo altre due brevi storie che vanno a chiudere il cerchio narrativo di tutti i personaggi. Tuttavia, se la storia con protagonisti George, la nonna e altri personaggi che incontriamo sul pianeta prima di terminare il nostro viaggio è sensata e aggiunge informazioni in più sulla trama, la nota dolente arriva con il primo episodio extra.

Si tratta, infatti, di un flashback che ci riporta a uno dei momenti finali del gioco e ci fa rivivere quella che, nella trama principale, era soltanto una lunga cutscene rendendola, però, una fase di gameplay. Già nel corso dell’avventura di Highwater ci siamo chiesti perché quella fase potenzialmente interessante non sia stata realizzata sotto forma di gameplay e trovarla come contenuto extra ci ha lasciati piuttosto perplessi, anche perché avrebbe regalato un’oretta extra alla nostra avventura senza stonare con l’esperienza vissuta fino a quel momento.

Esplorare l’inondazione

Le note dolenti di Highwater sono tutte nel suo comparto tecnico. Se, infatti, The Cub ha saputo offrire un’esperienza fluida e quasi priva di problemi, questo prequel non riesce a fare lo stesso e torna a mostrare alcuni degli elementi macchinosi visti in Golf Club Nostalgia

Il titolo si presenta sotto forma di un’avventura di esplorazione quasi open world nella quale, grazie alla nostra Argo, potremo vagare per la desolazione di Highwater come meglio crediamo. Esistono un numero limitato di approdi che forniscono potenziamenti, armi e collezionabili per dare maggiore profondità ad un gameplay composto da battaglie strategiche a turni nelle quali Nikos e compagni dovranno affrontare nemici di ogni genere.

La parte strategica di Highwater offre spunti davvero interessanti e mette il giocatore in situazioni variegate e ben bilanciate. Spesso, infatti, ci saranno degli elementi sul campo di battaglia che, se sfruttati, ci aiuteranno a terminare gli scontri in poche mosse. Al contrario, se gestiti male, questi elementi porteranno ad una sconfitta certa. 

La varietà di elementi è sicuramente interessante, ma non sempre, almeno sulla versione Steam da noi provata, trova il supporto di comandi altrettanto reattivi. Capita spesso, infatti, sia con tastiera che con pad, di non riuscire a selezionare al primo tentativo la casella giusta o di non riuscire ad attaccare un nemico come vorremmo. Pur non essendo un problema insormontabile, questo utilizzo macchinoso dei comandi va a penalizzare l’esperienza di gioco finale.

Allo stesso modo, la scelta di sottotitoli pop up che appaiono sulla testa del personaggio parlante, pur creando un effetto piacevole, si rivela un’arma a doppio taglio sotto l’aspetto tecnico. Capita, infatti, che la nostra Argo o qualcuno dei personaggi non siano in campo durante il trigger delle loro battute che, però, vanno avanti regolarmente fuori schermo. Ci ritroviamo, dunque, a leggere conversazioni parziali nelle quali le battute di uno dei personaggi vanno irrimediabilmente perse.

Acquerello post apocalittico

Un altro punto in cui Highwater e Demagog Studio sono maestri è quello dell’aspetto visivo. Come già accaduto con i capitoli precedenti, infatti, anche questo prequel riesce ad offrire un’atmosfera unica e coinvolgente. Il comparto artistico mostra, infatti, una grafica acquerello al limite della pittura, marchio di fabbrica anche di The Cub e Golf Club Nostalgia.

Le ambientazioni riescono a variare molto, pur rappresentando un mondo in cui, inevitabilmente, l’elemento predominante è l’acqua. Ci troviamo a vagare, infatti, tra diverse zone dell’allagamento che si differenziano per colori, elementi e dimensioni, riuscendo a rendere variegata l’esperienza del giocatore. Alberi rosa lasciano posto a palazzi diroccati che sgorgano come iceberg dall’acqua alta, per poi dissolversi in vaste aree in cui è solo l’inondazione a farci compagnia, cancellata di tanto in tanto da piccoli isolotti su cui approdare.

Per non rendere noiosa questa esplorazione, inoltre, Highwater riprende uno degli elementi iconici dei titoli di Demagog Studio, ovvero la radio. Se, infatti, in The Cub e Golf Club Nostalgia era presente Radio Nostalgia From Mars, qui le stazioni sono diverse, anche se seguiremo soltanto quella pirata: Highwater Pirate Radio. La voce dello speaker e l’immancabile colonna sonora indie sono quel tocco di classe che corona il comparto artistico e gli dà quella spinta extra.

Conclusioni

Pur con qualche inciampo sul lato tecnico che mostra evidenti carenze, Highwater si rivela un ottimo titolo che, nelle sue cinque o sei ore di narrazione, riesce a intrattenere egregiamente il giocatore. La componente strategica è ben studiata e offre una gran varietà di combinazioni, al netto di qualche incertezza nella gestione dei comandi che ci lascia con qualche rimorso. Ineccepibili, invece, sono sia il comparto grafico che il sonoro, in grado di creare un’atmosfera che fonde alla perfezione l’onirico e il post apocalittico. Qualcosa in più, invece, si poteva fare nel comparto narrativo che, tuttavia, ci regala una storia ricca di spunti ed emozioni.

 

  • Comparto artistico sempre ispirato
  • Ottima narrazione
  • Gestione interessante della parte strategica

 

  • Comparto tecnico un po' macchinoso
  • Comandi non sempre responsivi

Antonio Rodofile - Biografia

Sono nato col pad in una mano e la penna nell'altra. Trent'anni dopo, scrivo con la tastiera.

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