Pubblicato il 31/01/19 da Riccardo Trillocco

Vane

Furon le speranze ch'ivi riposi
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Friend & Foe – Gaijin alla conquista del Giappone

Quando fu mostrato la prima volta, durante il Tokyo Game Show del 2014, pensai subito che dietro a Vane ci fosse Fumito Ueda. In quel primo trailer c’erano echi sia di Ico che di Shadow of the Colossus, ma la scritta che apparve alla fine mi colse di sorpresa: Friend & Foe, chi saranno mai questi? Nei due anni successivi il progetto scomparve dai radar dei media, fino alla PlayStation Experience 2016, durante la quale venne mostrato un nuovo trailer, notevolmente più rifinito ma ancora piuttosto criptico.
Flash forward all’anno successivo, PlayStation Experience 2017, dove Vane venne giocato live da uno degli sviluppatori, Matt Smith. L’origine caucasica mi colse di sorpresa, i trailer visti finora sprizzavano Giappone da ogni frame eppure Smith sfoggiava un eloquente accento californiano. Com’era possibile, dopo tutti questi anni di videogiochi, che ancora non sapevo distinguere una produzione occidentale?
Per svelare l’arcano mi fiondai sul sito degli sviluppatori e la sezione about us mi rincuorò: “Friend & Foe è un team di sviluppo con sede a Tokyo composto da ex membri di Team Ico, DICE, Capcom e Guerrilla che hanno deciso di mettersi in proprio”. Tirai un sospiro di sollievo: seppur arrugginito il mio senso di videogiocatore era ancora là.

Le battute iniziali di Vane: un bambino avanza attraverso un mondo in rovina, vi ricorda qualcosa?

Ulteriore salto in avanti, 15 gennaio 2019, Vane viene rilasciato in formato digitale in esclusiva PlayStation 4: dopo quasi cinque anni di attesa posso finalmente lanciare quel gioco che tanto mi aveva colpito durante la kermesse nipponica. Dopo pochi minuti però devo constatare, ahimè, che le similitudini con The Last Guardian non si limitano ad alcuni programmatori ma si estendono anche ai problemi tecnici. Su questo aspetto però torneremo dopo…

Trama – Può un bambino salvare il mondo?

L’introduzione di Vane vede un bambino, in possesso di una strana maschera, farsi strada attraverso una tempesta che sta letteralmente scardinando l’ambiente circostante. Arrivato al cospetto di un ingresso illuminato viene bruscamente respinto da una figura imponente ed enigmatica, ispirata nelle fattezze ai medici della peste, che lo fa cadere da una scalinata rendendolo preda della terribile perturbazione, che lo spazza via.
Dopo una dissolvenza in nero ci troviamo di fronte alla schermata iniziale, con un uccello appollaiato su un albero in una sterminata area desertica. Spiccato il volo saremo liberi di esplorare il mondo di gioco nella sua interezza, senza però alcun tipo di indizio. Spiazzare il giocatore era un preciso intento del team di sviluppo, che ha dichiarato più volte di voler creare “an unnerving game“, un gioco che sgomenti, senza nessun punto di riferimento che indichi la via da percorrere.

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La vastità dell’area esplorabile inizialmente vi lascerà spiazzati, ma si tratta di una volontà ben precisa degli sviluppatori.

La narrazione è totalmente priva di dialoghi e scritte a schermo ma, esplorando in lungo e in largo l’area di gioco, si viene in contatto con i due cardini dell’esperienza: dei segnavento e una misteriosa sostanza dorata. Appollaiandosi sui segnavento (in inglese vane, da qui il titolo del gioco) è possibile radunare altri uccelli emettendo una sorta di richiamo, mentre interagendo con la misteriosa sostanza dorata il rapace che siamo chiamati a controllare può riprendere la forma originaria di bambino. Da qui la vicenda cambia bruscamente tono, avvicinandosi all’atmosfera a dir poco cupa dell’introduzione.
Dal soleggiato deserto gli eventi si spostano in una città a pezzi, sferzata da un vento incessante che non lascia scampo e ne logora le strutture. Manipolando la misteriosa sostanza dorata però il bambino potrà riportarla lentamente in vita, liberando lungo il cammino gli altri uccelli prigionieri di questo mondo ostile, dirigendosi con loro verso l’imponente torre che domina sulla città, nella quale si celebrerà un misterioso e antico rituale.

Gameplay – Due anime non molto coese

Ciò che distingue Vane dalla decina di avventure criptiche presenti sul mercato è la possibilità di passare dalla forma animale, in questo caso un uccello, a quella umana. Ciò caratterizza indiscutibilmente il level design e, di conseguenza, il gameplay.

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Come recita il trofeo ecco a voi il momento esatto della trasformazione. Gettandosi nel vuoto quando si è in forma umana invece avviene la transizione opposta, molto coreografica.

Le fasi iniziali ci mettono di fronte a un orizzonte sterminato, con imponenti strutture diroccate, apparentemente prive di forme di vita, a puntellarlo. Sarà quindi nostro compito esplorarne gli anfratti alla ricerca di elementi con i quali interagire.
Mentirei se affermassi di aver trovato queste sezioni divertenti: premere X a raffica per decine di minuti svolazzando in un deserto piuttosto anonimo non mi ha trasmesso granché, inoltre l’esplorazione non risulta minimamente stimolante a causa delle enormi distanze che intercorrono tra le uniche aree necessarie alla progressione. Non solo: costringere il giocatore a una meticolosa analisi degli elementi dello scenario per scovare qualsivoglia oggetto utile ai fini dell’avanzamento, scelta che ha fatto la fortuna di altre produzioni, in questo caso è mal implementata, portando inevitabilmente alla frustrazione.
L’unico aiuto concesso dagli sviluppatori è un luccichio, a voler richiamare l’attrazione che gli oggetti luminosi esercitano sui rapaci, che indica i segnavento sui quali posarsi per procedere nell’avventura.

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Devo… andare… verso… la luceee.

La seconda parte cambia totalmente tono: dalla prima trasformazione in bambino la narrazione vira verso la fiaba dark, il soleggiato deserto lascia spazio ad architetture industriali cupe e decadenti e gli enigmi ambientali, seppur ancora piuttosto criptici, acquistano una parvenza di leggibilità, la quale aumenta man mano che si va verso il finale.
Se la prima parte mi ha ricordato più volte Shadow of the Colossus, con i suoi ambienti desolati, l’uccello protagonista a fare le veci di Agro e i bagliori a indicare la via come la luce riflessa dalla spada di Wander, la seconda parte rimanda inevitabilmente ad IcoRime e Inside, con il ritmo di gioco scandito da numerosi puzzle, tutti piuttosto intuitivi Le sezioni platform invece risultano frustranti a causa di collisioni approssimative e compenetrazioni poligonali che inficiano la leggibilità di alcune distanze. Per fortuna un salto sbagliato non equivale alla morte bensì alla trasformazione in volatile, sarà quindi sufficiente rientrare in contatto con la sostanza dorata di cui sopra per riprendere la forma umana e ripartire dal punto precedente, in parole povere: backtracking.
C’è un solo modo per morire in Vane, ed è volando all’interno della tempesta che circonda ogni area di gioco: vi sconsiglio caldamente di farlo perché, incredibile a dirsi nell’Anno Domini MMXIX, il gioco salva solo in alcuni punti specifici, quattro per la precisione. Anche tornare al menu principale comporta la perdita totale dei progressi. Gli sviluppatori si sono espressi in merito, annunciando che il problema verrà risolto con un aggiornamento, ma a sedici giorni dalla release ufficiale la situazione è ancora questa.

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La direzione artistica è eccellente, alcuni scorci sembrano dei veri e propri dipinti. Quest’area in particolare però ricorda moltissimo Inside.

L’avventura, una volta che ci si è raccapezzati sul come avanzare, è piuttosto breve, dura all’incirca tre ore, ma alcuni bug possono costringere a reiniziarla da capo. A me è capitato tre volte, la prima dopo che il bambino è inspiegabilmente rimasto attaccato a un elemento dello scenario, la seconda per una struttura mancante che impediva l’attraversamento di un baratro, la terza a ridosso del finale.

Comparto tecnico – Come affossare una direzione artistica pregevole

Purtroppo oltre quattro anni di sviluppo non sono bastati a Friend & Foe per rendere Vane un titolo pronto per essere venduto: allo stato attuale i problemi tecnici lo rendono quasi ingiocabile, tanto che alcuni utenti in rete stanno chiedendo addirittura il rimborso. Non mi sento di biasimarli, nonostante lo abbia giocato su PS4 Pro non ho potuto fare a meno di notare i continui cali di frame rate, la visuale che viene costantemente ostruita da strutture dello scenario, le collisioni spesso prive di effetti sonori e le continue, onnipresenti compenetrazioni poligonali.
Qualsiasi glitch grafico vi venga in mente, state sicuri che in Vane è presente. Un vero peccato, perché il comparto artistico invece è più che buono, osservate le immagini a corredo della recensione e non potrete che concordare. La scelta di mostrare i nudi poligoni, privandoli di texture e utilizzando solo gli shader, dona uno stile peculiare e immediatamente riconoscibile alla grafica, specie nella seconda parte, nella quale le ambientazioni in costante cambiamento giocano con la percezione del giocatore, con un effetto simile a quello visto in Bound dei polacchi Plastic Studios, titolo per certi versi simile a Vane ma molto più riuscito.

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Dopo svariati tentativi sono riuscito a immortalare il fulmine. Bello, vero?

La colonna sonora è il vero fiore all’occhiello della produzione: inizialmente lo smodato uso di synth e riverberi in stile John Carpenter non si sposa benissimo con l’ambientazione diurna ma, con il virare dell’avventura verso atmosfere più dark e industriali, non potrete che apprezzare il lavoro svolto da Thomas Lilja; mi è piaciuto in particolare l’utilizzo ispirato della drum machine.

Conclusioni – Salvate il soldato Vane

Viste le enormi aspettative che riponevo nell’avventura sviluppata da Friend & Foe non posso che ritenermi deluso dal risultato finale. Nel giudicarlo però dobbiamo tenere conto delle esigue dimensioni dello studio che lo ha prodotto, composto nel suo core team da soli cinque membri, i quali probabilmente hanno peccato di eccessiva ambizione. Un vero peccato perché con qualche aggiustamento, specie nella disposizione dei save point, un notevole lavoro di pulizia tecnica e la totale rimozione dei bug che costringono a riprendere la partita dall’inizio Vane sarebbe un valido esponente di quel filone che fa dell’atmosfera e dell’esplorazione i suoi cardini.
Allo stato attuale purtroppo è un titolo non riuscito, i cui continui glitch tecnici ne minano la fruibilità, al punto da renderlo quasi ingiocabile.
Un’occasione persa ma, grazie alla possibilità, spesso bistrattata, di aggiornare un titolo anche dopo il lancio, rimane un barlume di speranza. Da buoni rapaci che non sanno resistere a un luccichio non mancheremo di comunicarvi se, e quando, questa speranza diverrà realtà.

Perché sì:
Perché no:
  • Direzione artistica pregevole...
  • Trasformarsi a mezz'aria ha il suo fascino
  • Criptico,molto criptico...

 

  • ... ma derivativa
  • Bug rompigioco
  • ... pure troppo
  • Glitch, compenetrazioni e cali di frame continui
  • Non salva quasi mai

 

Colonna sonora

Un mondo in continuo mutamento

trillo81 - Biografia

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È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.