Catherine Classic

Contare le pecore per svegliarsi

Pubblicato il 29/01/19 da Carisma20
recensione
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Catherine Classic

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La venere di mezzanotte – Trisha

Quando il cielo della notte ti incanta, c’è un’affascinante storia che ti attende! Buonasera, benvenuti alla Golden Playhouse. Farò io da guida per stanotte… avete sentito quella inquietante diceria? Dicono che se cadi mentre sogni e non ti svegli prima di atterrare… muori anche nella vita reale! La storia di questa sera si intitola Catherine, un originale horror romantico! Un uomo con una strana maledizione trascorrerà una settimana tremenda. Il nostro eroe in questa storia si chiama Vincent Brooks, 32 anni. È un uomo serio e gentile… tuttavia, un giorno, inizia ad avere incubi spaventosi! Come se non bastasse, gli si riversa addosso un fiume di dolce seduzione… che playboy, eh? Sarà in grado di superare tutti i “blocchi” nella sua vita? Il suo successo… dipende da voi, gentili spettatori! Scusate per l’attesa, su il sipario! Ora godetevi lo spettacolo! Alla prossima!

VIncent e amici allo Stray Sheep Bar
Lo Stray Sheep Bar è sempre pieno di gente disposta a parlare con noi.

 

Introduzione – Una pecora tra tante

Atlus finalmente delizia i giocatori della master race portando Catherine su Steam, con il risultato di rimanere per diversi giorni nella lista dei giochi più venduti: un chiaro indice di quanto le produzioni giapponesi abbiano mercato tra i giocatori PC, con la speranza che questo sia solo il primo di una lunga lista tra le numerose perle della software house (Persona e Dragon’s Crown, guardo proprio voi).

Tolte le parti dedicate alle meccaniche di gioco e quelle del comparto tecnico, tutto ciò che gira attorno alle sensazioni e i messaggi è personale. Credo che il titolo abbia numerose sfaccettature e che ogni persona possa vederci qualcosa di diverso dall’altra, vuoi per esperienze personali, vuoi per la propria indole, si tratta di avere a che fare con qualcosa che arriva addirittura a modificare il gameplay, mettendoci continuamente di fronte a scelte che inevitabilmente porteranno alla visione di uno dei finali del gioco.

Non lasciatevi intimorire dalla direzione che prenderanno le vostre decisioni ma, come ribadito più volte dal titolo stesso, siate sinceri con voi stessi. Questo è l’unico modo per godersi appieno Catherine, non cercate di barare, finireste soltanto per rovinarvi l’esperienza. Boxer e cuscino alla mano, pronti alla scalata?

Vincent e vari personaggi
Vincent e i suoi amici discutono con Stan Lee.

Trama – Una situazione spinosa

Nei panni di Vincent Brooks saremo portati a fare delle scelte che modificheranno la nostra esperienza. Katherine, la ragazza frequentata da anni, inizia a fare pressioni riguardo il matrimonio e, martellato dal pensiero del non correre troppo e dalla relativa esigenza di cambiare la situazione, il protagonista si sentirà evidentemente in difetto. Sarà proprio questo che porterà all’innesco di tutta la vicenda. Affascinato dalla bella Catherine, Vincent scoprirà solo al mattino di aver passato la notte con lei e, contemporaneamente, gli incubi inizieranno ad affliggere il sonno del nostro alter ego.

Piano piano sempre più persone vengono afflitte da strani sogni che non riescono a ricordare, l’inspiegabile serie di morti porta ben presto a far girare la voce secondo cui chi muore nel sonno poi muoia anche nella realtà.

Schermata del gioco Raperonzolo all'interno dello Stray Sheep Bar
Si dice che il cabinato all’interno del bar nasconda un mistero.

Gameplay – La pecora in cima

Durante la prima notte il gioco inizia a darci le basi grazie ai consigli di un altro personaggio, rinchiuso nel mondo dei sogni assieme a noi, e porta a prendere familiarità con le meccaniche, introducendo nuovi elementi a ogni piano raggiunto nel corso della nostra scalata, portando così il giocatore a comprendere la profondità e le enormi potenzialità di ogni singola mossa. Spostare i blocchi diventa una delle cose più naturali del mondo, il cervello si abitua notte dopo notte, piano dopo piano, alle meccaniche di gioco e porta a scoprire nuove tecniche per salire sempre più velocemente.
Le cose all’inizio sono facili, poi diventano più difficili, nell’arco finale invece porta a chiederti se è il gioco che è diventato troppo semplice. Non posso che applaudire di fronte a un game design così profondamente riuscito, un qualcosa che raramente si vede al giorno d’oggi. Ormai siamo abituati a veder crescere il nostro personaggio tramite statistiche, nuove mosse, nuove abilità, nuovo equipaggiamento, a volte siamo messi di fronte a una maturazione del nostro avatar semplicemente grazie alla trama; vedere la totale assenza di questi elementi e semplicemente rendersi conto che è il giocatore stesso che è cresciuto e ha assimilato le meccaniche in modo così naturale porta il videogiocatore che è in me a inchinarsi di fronte a tutto ciò e a dire: “è per questo che videogioco!”

L’aggiunta di nuovi tipi di blocchi lungo l’avanzata porta a interazioni sempre diverse e a variare spesso la strategia, la presenza di alcuni oggetti monouso da raccogliere o acquistare nei vari intermezzi tra una scalata e l’altra, le altre pecore che cercano di salire come noi finendo inevitabilmente per ostacolarci… tutto in questo gioco è curato nei minimi dettagli, qualsiasi cosa ha un impatto talmente potente da metterti di fronte a te stesso, persino salire diventa una rappresentazione del proprio pensare, scegliere se buttare giù gli altri perché ci sono d’intralcio o trovare una via secondaria, tutto starà a noi.

Alla modalità di gioco principale (che si termina in una decina di ore – molte di più se volessimo sbloccare tutti i finali) si affianca Babel, un chiaro richiamo alla torre di Babele, diviso in quattro atti sbloccabili dopo aver dimostrato di aver appreso le meccaniche (tradotto, medaglia d’oro in un determinato numero di scalate nella modalità storia). Qui dovrete mettere in pratica quanto appreso, con una pesante differenza: nella modalità principale è possibile annullare alcune mosse per tornare indietro e riparare a errori, qui no, rendendo il tutto più difficile.

Vincent alla fine di una scalata
La fine della scalata con una delle mie frasi preferite: “Lasciami Moshtro”!

Gameplay parte seconda – La pecora tra le altre

Tolta la parte puzzle, ci ritroveremo ogni sera a girare nello Stray Sheep Bar, dove potremo interagire con i vari avventori scoprendo meglio le vicende di ognuno e i tormenti dello stesso protagonista. Inoltre sarà possibile rispondere ai vari sms che riceveremo sul cellulare grazie a un sistema di frasi predefinite e potremo giocare a Raperonzolo, una versione in forma di cabinato arcade di quanto vissuto ogni notte.

Il modo con cui interagiremo con gli altri, le domande che ci verranno poste alla fine di ogni scalata, i nostri sms, tutto influenzerà l’andamento delle vicende, per cui siate onesti.

Tutto perfetto quindi? Non proprio. Il sistema di scelte è brutale, vede bianco o nero, non c’è spazio per le linee grigie, e non tarderà ad arrivare il momento in cui dovrete scegliere la risposta che più si avvicina al vostro modo di pensare, ma senza sentirla pienamente vostra. Spesso c’è di mezzo un mare di se e di ma che non trovano possibilità di espressione in un sistema così binario. Il risultato è quello di sentirsi forzati a dover rispondere in un modo che non ci appartiene appieno, rappresentando una macchietta color carbone su quello che senza alcun dubbio è un vero diamante nel genere videoludico.

Schermata punteggio
Io che tesso le lodi del gioco ma colleziono bronzini in maniera vergognosa.

Comparto tecnico – Il mio PC sogna pecore

Non c’è niente da dire, il comparto tecnico è eccellente: nonostante qualche anno sul groppone il particolare stile grafico non risulta per nulla invecchiato e a livello di ottimizzazione penso che il gioco potrebbe girare fluidamente anche sui più vecchi tostapane, sintomo di una cura maniacale nella conversione.

Il doppiaggio è ottimo nella versione giapponese (per la prima volta incluso nella versione occidentale) e decisamente buono in quella inglese, affiancato dai sottotitoli in italiano permette a chiunque, anche a chi non mastica la lingua d’Albione, di godere pienamente del titolo. Purtroppo devo segnalare la mancanza di alcune tracce audio, non legate comunque alla trama, che non sono state tradotte, e un’eccessiva intromissione della voce narrante nella modalità Babel, la quale porta a uno spam vocale di New record ogni volta che saliremo di un gradino più in alto rispetto a quello precedentemente scalato.

Infine, il frame-rate sbloccato e i 4K ai quali Sega ci sta abituando.

Pecora
Baaaaaaaaaaaaaaaaah!

Conclusioni – Beeeeeeeeh, che dire…

Se apprezzate i puzzle game probabilmente lo avete già nella vostra libreria. Questa recensione si rivolge probabilmente agli indecisi e sì, compratelo, spendete questi soldi, regalatevi una delle migliori esperienze videoludiche degli ultimi anni.


Perché sì:
Perché no:
  • Gameplay profondo
  • Cura per i dettagli
  • Riflettere se stesso nel gioco

 

  • Troppo bianco o nero in alcuni frangenti
  • Alcuni sottotitoli assenti

Game Design

Trama

Baaaaaaaaah

Carisma20 - Biografia

Amante dei videogame fin dai 4 anni, amante della buona musica e de "Il signore degli anelli", concilia tutto ascoltando black metal tolkieniano mentre gioca.