Resident Evil 2

Welcome back to a world of survival horror

Pubblicato il 04/02/19 da Nicola De Bellis
recensione

Resident Evil 2

Developer: /
Publisher: /
Piattaforma: , , /
PEGI:

Introduzione – Questo remake non s’ha da fare

Quando si parla di Resident Evil è sempre un po’ difficile stabilire quale sia il migliore tra tutti, ognuno preferisce un capitolo diverso per motivi diversi (qualche folle preferisce perfino il terzo!). Ci sarebbe parecchio da dire su quanto questo dimostri la grande varietà della serie in ambientazioni, ritmo e gameplay, ma restiamo concentrati: il punto è che Resident Evil 2 è uno dei capitoli con più fan.
Nel 2002 il GameCube si becca uno stratosferico remake dell’originale Resident Evil (rimasto esclusiva Nintendo fino al 2014), un lavoro di amore puro che mantiene intatto lo spirito del gioco, modificando allo stesso tempo grosse porzioni dell’avventura, rendendolo così un’esperienza fresca per tutti i giocatori. Dopo una tale prova di forza, il remake di Resident Evil 2 è un’ovvia progressione, no? Invece Capcom spara fuori Resident Evil Zero, un gioco totalmente originale (e parecchio inferiore) che funge da prequel alla saga. Non tutto è perduto, però, in quanto Zero contiene una manciata di aree ripescate dal secondo capitolo. Il remake è dietro l’angolo. Capcom alimenta le fiamme con un port, sempre su GameCube, di Resident Evil 2 e, in seguito, anche del 3 e di Code Veronica.
L’intera saga è ora su GameCube, il remake non può essere lontano. Bam, Resident Evil 4 esce a bomba e reinventa il gameplay dell’intera serie, oltre al grande ritorno del vecchio Leon S. Kennedy come protagonista. Chiaramente aspettavano solo questo per un remake di Resident Evil 2 nello stesso stile, ora è garantito.
Cala il silenzio. Passano i lustri e del remake nessuna traccia. La serie prosegue con seguiti, port in alta definizione, film e altra fuffa, ma il gioco che i fan desiderano dal 2002 sembra perso per sempre.
È importante stabilire questo contesto per comprendere appieno la bomba atomica sganciata da Capcom all’E3 2018, quando un’innumerevole quantità di fan ha visto la fantasia trasformata in realtà.

Dal 2002 i fan desideravano rivedere Raccoon City con questa qualità. Un sogno che si avvera.

Gameplay – Piccole differenze che fanno la differenza

Resident Evil 2, sviluppato da Capcom per PC, PlayStation 4 e Xbox One, è un totale remake dell’originale survival horror del 1998. Esattamente come fatto nel 2002 per il primo capitolo, RE2make (chiamiamolo così per comodità) non si limita a ricreare punto per punto l’originale, ma ne approfitta per reinventarsi e integrare nuove idee. Vorrei calcare la mano su questo aspetto in particolare. Per dovere verso questa recensione ho completato un rapido playthrough anche della versione originale, annotando le differenze. Ho finito il blocco degli appunti dopo un paio d’ore.
La prima, ovvia, differenza è il totale abbandono dei fondali pre-renderizzati in favore di ambienti completamente 3D, con nuova telecamera dietro le spalle, molto simile ai sistemi utilizzati da Resident Evil 4 in poi. Questo cambia la natura del gioco in modi più fondamentali del semplice mirare e sparare. La tensione degli originali Resident Evil era dovuta, in gran parte, ai controlli e alla telecamera fissa. Le inquadrature erano pensate ad-hoc per mascherare nemici dietro gli angoli, rendendo sempre incerto (e, per molti, terrificante) il proprio percorso. Ad esempio, dal fondo della stanza può arrivare il suono di una finestra sbattuta dal vento… o forse è uno zombi che tenta di romperla.
Piazzare la telecamera dritto dietro le spalle fornisce la piena visuale su tutto e rimuove completamente questo elemento, o meglio, lo farebbe se Capcom non fosse stata più furba. Gran parte delle stanze sono ora completamente buie, limitando la visuale al piccolo cono di luce della torcia, ripristinando la paura di non sapere cosa abbiamo davanti senza sacrificare la qualità di telecamera e controlli.

Nel buio totale incontrare un Licker è meno piacevole che mai.

Restando in tema, i nuovi controlli permettono di sparare dritto in testa agli zombi, il che, nell’originale, li stenderebbe del tutto in pochi colpi. Gli zombi di RE2make sono nettamente più tosti e veloci, si rialzano dopo un breve lasso di tempo e generalmente si possono dichiarare stesi per sempre solo se bruciati o se gli scoppia la testa (entrambi elementi ripresi dal precedente remake). Questo rende più rilevante che mai armi come il lanciafiamme (per Leon) e le granate incendiarie (per Claire), le cui munizioni contatissime sono essenziali per liberare i corridoi dai quali siamo costretti a passare più volte. Inoltre, come già fatto per il remake del primo Resident Evil, alcune armi secondarie possono essere utilizzate per scrollarsi gli zombie di dosso senza prendere danni, al prezzo di perdere l’arma.
Potrei proseguire ed elencare tutte queste differenze, grandi e piccole, ma la sostanza è questa: RE2make altera l’esperienza in modo così sostanziale da stupire anche i veterani, restituendo l’ebbrezza di quando lo giocammo la prima volta.

Mr. X non poteva mancare all’appello.

Comparto Tecnico – RE Engine in ottima forma

Il tutto è presentato splendidamente, con il RE Engine, già visto in Resident Evil 7, che torna a flettere i muscoli. Il Dipartimento di Polizia di Raccoon City non è solo ricreato nei minimi dettagli, rispettando perfino le proporzioni della versione originale (cosa che, ad esempio, Operation Raccoon City non faceva), ma anche arricchito e più dettagliato che mai. Di contro, la qualità delle animazioni, soprattutto facciali, è visibilmente inferiore rispetto a Resident Evil 7, forse per natura stessa di RE2make, il quale contiene molti meno dialoghi e interazioni tra umani.

L’androne principale della stazione di polizia è una delle immagini iconica dei videogiochi. RE2make la tratta con rispetto.

Trama – Aree inedite e una nuova sceneggiatura

Parliamo un attimo di contenuti: sebbene la trama sia perlopiù identica all’originale, RE2make aggiunge alcune nuove aree all’avventura e altera il copione in parecchi modi. Questo, unito all’innalzamento della difficoltà, lo rende leggermente più lungo (circa sei ore a campagna, contro le tre-quattro della versione originale), ma comunque completabile in un paio di sedute. Questo non significa che il gioco sia da buttare dopo un pomeriggio, in quanto uno degli aspetti lasciati integri è la presenza delle due campagne, una per Leon e una per Claire, da completare di fila per accedere al vero finale. Oltre a ciò, alcune campagne secondarie diventano accessibili una volta terminate quelle principali, con altre a venire tramite DLC. Anche senza contare i vari bonus sbloccabili completando le campagne con rank elevati, c’è parecchio da giocare, se lo desiderate.

Un’altra piccola differenza: nel remake la notte è piovosa, il che rende l’illuminazione dalle finestre molto più d’atmosfera.

Conclusioni – Un desiderio che si avvera

Resident Evil 2 è un gioco da ammirare in molti aspetti. Non solo è il miglior tipo di remake (il tipo che non si limita a ricrearsi punto per punto, ma si reinventa completamente), è anche esattamente ciò che i fan desideravano da quasi due decenni. Oltre a ciò è un eccellente survival horror, gradevolissimo per chi non sa assolutamente nulla della serie. Raccomandato senza alcuna riserva.

Perché sì:
Perché no:
  • Un remake che si reinventa bene
  • Tantissimi nuovi elementi
  • Corto, ma rigiocabile
  • Mr. X fa sempre paura

 

  • Musiche sottotono
  • Le campagne extra sono molto difficili

IL REMAKE IDEALE

RITORNO A RACCOON CITY

TOFU

Jack Ryder - Biografia

Disegnatore, pixel artist, game designer dilettante e ombra di se stesso professionista, critica allo sfinimento tutto ciò in cui riesce ad affondare i denti e scrive le sue orribili opinioni pubblicamente come passatempo.