Pubblicato il 06/07/22 da Sakurin

The Serpent Rogue: La Recensione

Diventare un Alchimista in gioco in cui nulla è facile o scontato
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Quando ci si approccia ad un’opera, per quanto vogliamo sforzarci di dare un giudizio imparziale, siamo sempre influenzati da mille fattori. Uno, però, è più importante degli altri: contestualizzare.
Proprio con questo spirito va giocato The Serpent Rogue, la prima fatica del Team Indie Sengi Games, un titolo ambizioso e pieno di idee fluide e avvolgenti, ma che presenta anche molti angoli e spigoli da appianare.
Partiamo come una premessa: che vi piaccia o no, The Serpent Rogue è un “roguelike”, quindi dovete e potete aspettarvi mappe casuali e perdite di risorse; nulla è facile scontato, e i modi e le possibilità per affrontare questa avventura sono davvero tantissime.

The Serpent Rogue: lo stile artistico regala dei panorama suggestivi

LA CORRUZIONE E IL SERPENTE ROSSO

La nostra storia è ambientata nella terra del Monte Morbus, e noi vestiremo i panni di Warden, uno dei Custodi, una sorta di “Ordine” di Alchimisti che hanno come obiettivo quello di preservare l’equilibrio del mondo dalla Corruzione del Serpente Rosso, un terribile male che consuma ogni creatura con cui entra in contatto. è Solomon, un altro Custode, a farci da guida per spiegarci come funziona il mondo che ci circonda.
Chi ha giocato un qualsiasi titolo “soulslike”, troverà familiare il tessuto narrativo: siamo stati catapultati in un mondo che esiste e funziona prima di noi, con le sue regole e le sue leggi. Le scelte hanno il loro peso, e ogni azione innescherà una sequenza di causa-effetto, che noi dobbiamo apprendere e a cui dobbiamo adattarci con l’unica arma in nostro possesso: la curiosità.
Alchimia e crafting spesso, si sa, vanno a braccetto in tantissimi giochi del genere, e anche qui sperimentare è la parola d’ordine: fin da subito, sarà evidente l’importanza che ricopre il crafting in questo titolo.
Piuttosto che trasportare il giocatore, la trama è un qualcosa che ci circonda, senza mai rivelarsi nel suo insieme, e che chiede al giocatore di unire autonomamente i tasselli del puzzle attingendo dal diario del custode e dai dialoghi.

 

ALCHIMISTI A TUTTO SPIANO

Non Open World, ma “Open Map”, il gameplay ruota tutto intorno al concetto di “Alchimia”.
Ci troveremo così a passare in rassegna diverse mappe collegate tra loro alla ricerca di materiali, oggetti e risorse, che raccoglieremo per studiarle e poi impiegarle per produrre pozioni e ricette culinarie utili per la nostra causa.
Le aree che costellano The Serpent Rogue sono tutte ristrette e gli oggetti recuperabili sono in numero limitato, una carenza inspiegabile per un gameplay incentrato proprio sulla necessità di collezionarne molti. Il ricettario del Custode si riempie mano a mano che si azzeccano le giuste combinazioni, prima delle quali potrebbe essere necessario un momento di prove e di preparati rancidi da buttare. il senso di smarrimento di uno scienziato alle prime armi ci perseguiterà durante tutto il gioco, poiché ora le indicazioni ora i menù non risultano mai pienamente chiari. Il giocatore ha gli strumenti conoscitivi a sua disposizione, tuttavia sembra che l’esigenza di creare schermate semplici abbia influito sul numero di segnali di aiuto, ridotti al minimo.

Benvenuti nel laboratorio del “piccolo alchimista”

 

NON E’ ACTION, NON E’ RUOLO, SA SOLO QUELLO CHE NON E’

Purtroppo è proprio nella componente action del suo essere roguelike che The Serpent Rogue sembra dimostrare i suoi limiti.
La natura procedurale delle due mappe oppresse dalla corruzione propone nemici e oggetti diversi per ogni ciclo, offrendo un grado di imprevedibilità e di freschezza (purtroppo solo apparente) ad ogni esplorazione.
Nell’arco dell’avventura però, si dimostra semplicemente fuori contesto e costringe i giocatori ad attendere inutilmente tempo per reperire una singola cosa, generando un senso di frustrazione e di impotenza. In certe occasioni, il protagonista dovrà destreggiarsi come guerriero e in questo senso s’inseriscono delle dinamiche invece molto interessanti che permettono di reclutare degli alleati e la presenza di punti vita e di resistenza. Quest’ultima si ricarica solo mangiando cibi crudi o cotti con lo stesso metodo delle pozioni, pertanto sarà fondamentale avere sempre nell’inventario una piccola scorta di boccette curative, carne fresca o altro.
Se è vero che un alchimista studia la natura e le sinergie tra la materia che la abita, ecco che possono arrivare in aiuto degli animali. Un gruppo di massimo quattro quadrupedi potrà essere reclutato come supporto in battaglia, anche se l’intelligenza artificiale di cui sono stati dotati è davvero basilare e mai utile. Che sia a mani nude o impugnando una pala, una accetta opportunamente fabbricata o altro, gli scontri in tempo reale si rivelano il difetto più importante di questa opera. Una discreta varietà di avversari comporta pattern diversificati, a cui però possiamo rispondere solo con una manciata di azioni legnose e sempre uguali: avremo a disposizione un attacco leggero che va a creare una sorta di combinazione, uno pesante e una parata. Quest’ultima, del tutto inutile in battaglia. A contorno di tutto questo, le nostre azioni sono pesantemente influenzate da un deperimento, fortemente marcato, delle armi. A ciò non si può rispondere portandosi dietro una quantità infinita di equipaggiamenti, poiché ognuno di essi rischia di appesantirci e quindi limitare i movimenti. A concludere il pasticcio, non è infine possibile interrompere l’unica animazione di attacco, lasciandoci scoperti a una moltitudine di attacchi, soprattutto quando si è costretti ad affrontare più di un avversario.

Troppi pattern dei nemici, troppi pochi del nostro Warden

 

COMPARTO ARTISTICO

L’aspetto artistico di The Serpent Rogue riesce a colpire con una buona dose di fascino. Ammantato da una sorta di cel-shading dai contorni volutamente marcati, il titolo offre qualche scorcio visivamente piacevole, anche se a primeggiare è il character design. Nella loro semplicità, il ruolo del Custode e dei comprimari è subito intuibile dalle loro vesti, dalle loro maschere, dal loro portamento. Molto apprezzabile anche il sound design, che mette in risalto la raccolta delle risorse e le successive sperimentazioni da alchimista.
Il gioco avrebbe meritato una maggiore rifinitura in termini tecnici, ma tranne per qualche oscillazione verso il basso sul fronte del frame rate non sono apprezzabili bug di sorta.

The Serpent Rougue: CONCLUSIONI

The Serpent Rogue è un gioco complesso, immersivo e molto articolato, che al netto di alcune criticità non mancherà di regalarvi ore e ore di intrattenimento. Una piacevole scoperta per gli amanti del genere, una sfida risoluta per tutti i neofiti ma, armati di pazienza e determinazione, troverete sicuramente il modo per estirpare la Corruzione!

  • Giocare al Piccolo Chimico non è mai stato così divertente
  • Stile grafico e artistico originale e caratteristico
  • Comparto sonoro coinvolgente e ben bilanciato

 

  • Fasi di combattimento penalizzate da azioni limitate
  • Reperibilità risorse rare molto lenta e a tratti frustrante
  • La dipendenza dalle risorse rallenta la progressione del gioco

Sakurin - Biografia

Laureata in Lingue Orientali e da sempre appassionata di tutto ciò che è Giappone. Nerd da una vita e gamer da ancora prima! Preferisce i jrpg, ma non disdegna giochi d'azione e picchiaduro.