Pubblicato il 22/11/19 da Sakurin

Spirit of the North

Un viaggio di purificazione
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Introduzione – Il sogno di due ragazzi

Si sa che miti e leggende sono stati spesso fonte di ispirazione per nuove storie, giochi, film e chi più ne ha più ne metta. Non è dunque da stupirsi se dietro Spirit of the North possiamo sentire il profumo di queste stesse leggende. Infuse Studio, uno studio indipendente fondato sul sogno di due ragazzi, Tayler Christensen e Jacob Sutton, ci porta in un mondo che ricorda per certi aspetti le terre islandesi.

Al nostro fianco una volpe tipica dei paesaggi nordici, accompagnata da un gemella che, nella sua forma spiritica, ci aiuterà durante l’esplorazione.

Spirit of the North
La volpe è un animale molto importante nelle leggende nordiche a cui questo titolo sembra rifarsi.

Gameplay – Una purificazione intuitiva e silenziosa

Spirit of the North si presenta fin da subito come un gioco da assaporare, non da analizzare. Al primo sguardo veniamo proiettati in un mondo innevato, a fare la conoscenza con la piccola volpe che sarà il nostro alter ego per tutta l’avventura. Basta addentrarsi pochi minuti nell’ambiente per capire come l’opera strizzi l’occhio a titoli quali Journey o Rime, senza però, purtroppo, riuscire a raggiungerli.

Il titolo si struttura in livelli (8 per la precisione) all’interno dei quali il nostro compito sarà quello di risanare l’ambiente, che sembra stia venendo soggiogato da una piaga spesso rappresentata da corsi d’acqua che sembrano pece e da atmosfere colme di pulviscolo rosso; nel nostro viaggio siamo aiutati dalla nostra controparte spiritica che ci affianca sempre durante tutta l’avventura. Molto interessante è notare come la scelta di evitare completamente l’inserimento di testo durante tutto il viaggio non pregiudichi l’esperienza, anzi la valorizzi. La storia infatti si dipana senza che ci vengano fornite spiegazioni o istruzioni su come comportarci, tutto si apprende sul momento, in maniera molto intuitiva.

Il gioco è un susseguirsi di esplorazione ed elementi platform in combinazione con puzzle ambientali da risolvere per poter proseguire. Man mano che si avanza la volpe apprende nuovi poteri e si scopre anche la possibilità di poter risolvere i percorsi in modi diversi. La piccola volpacchiotta avrà anche dei compiti secondari, quali quelli di riportare dei bastoni magici a degli scheletri di sciamani sparsi nei vari livelli; il numero di sciamani “purificati” sbloccherà anche delle piccole ricompense in game.

In conclusione non è che ci sia una vera e propria trama ma il tutto è piuttosto da considerasi come un viaggio esplorativo e purificatore.

Spirit of the North 2
La nostra controparte ci seguirà sempre sotto forma di luce, anche mentre portiamo i bastoni agli sciamani

Comparto Tecnico – Un tonfo nella neve, ma non fa così male

Se sul comparto emozionale il gioco va a colpire le giuste corde, complice anche una meravigliosa colonna sonora tutta in stile classico, sul piano tecnico le cose sono un po’ meno azzeccate. Mentre i paesaggi statici sono effettivamente molto belli dal punto di vista di struttura e luci, una buona parte di meraviglia si perde una volta che il tutto si anima: si possono notare dei blur, atti a mascherare imprecisione tecniche, oppure degli effetti di alterazione dell’ambiente che sembrano un po’ innaturali (per esempio quando la volpe cammina sulla neve, lasciando un brutto effetto visivo dietro di sé a indicare il movimento della neve calpestata).

Altra nota dolente sono i movimenti della volpe stessa che se nei salti a lungo raggio e in ambienti ampi rispondono bene a schermo, non è così invece quando si cerca di muoverla in spazi stretti o non presi in considerazione come atterraggio. Ci si ritrova spesso, quindi, con la nostra volpacchiotta in posizioni strane e non consone alla struttura del livello. Alcuni di questi bug sono comunque in fase di risoluzione tramite una patch che i due creatori hanno già annunciato. Personalmente non ho riscontrato altri issues così gravi che potessero inficiare in maniera massiccia l’esperienza di gioco. In linea di massima, infatti, nonostante questi problemi il titolo rimane molto godibile, in quanto riesce a intrattenere con la sua dote emozionale che porta il giocatore a voler proseguire per vedere cosa o come si concluderà il viaggio.

Forse solo una cosa mi ha realmente lasciata basita fin da subito… perché la volpe abbaia? Ritengo che sia stata una scelta più facile per i creatori campionare e usare sonorità canine però forse, chi come me conosce un po’ l’ambiente animale, potrebbe trovare la cosa leggermente strana.

Conclusioni – La tecnica non è tutto

Spirit of the North è un titolo che basa la sua esperienza non sulla tecnica ma sull’emozione che il gioco porta con sé. Non vi aspettate un gioco perfetto, perché non lo è, ma sicuramente è un’esperienza ludica piacevole, non difficile da portare avanti e senza troppe pretese.

Va sicuramente lodato l’impegno e la cura messa dai due creatori che da soli, con il solo contribuito di un compositore per la splendida colonna sonora, hanno creato da zero questo titolo per poterlo condividere con altri. Se vi piacciono i giochi poco impegnativi ma emozionanti e esplorativi, allora immergetevi pure in queste terre leggendarie e portate il vostro aiuto alla piccola volpe protagonista.

Perché sì:
Perché no:
  • Musica di gioco coinvolgente
  • Scenari spettacolari
  • Intuitivo anche senza bisogno di testo
  • Un progetto coraggioso fatto da due soli ragazzi

 

  • Animazioni poco curate
  • Ripetitività
  • Puzzle ambientali molto facili
  • Qualche bug di troppo nei movimenti

Grafica

La volpe è adorabile

Colonna Sonora

Sakurin - Biografia

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Laureata in Lingue Orientali e da sempre appassionata di tutto ciò che è Giappone. Nerd da una vita e gamer da ancora prima! Preferisce i jrpg, ma non disdegna giochi d'azione e picchiaduro.