Pubblicato il 20/11/19 da Riccardo Trillocco

Concrete Genie

L'arte e l'empatia ci salveranno
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Introduzione – Parigi e graffiti, il binomio perfetto

Prima che lo strambo titolo da me scelto vi risulti comprensibile dobbiamo tornare indietro, precisamente al 9 giugno 2014 quando, durante la propria conferenza all’E3 Sony, tra un Bloodborne e un Uncharted 4, annunciò Entwined, un piccolo, divertente rhythm game che riprendeva la meccanica dell’uso contiguo dei due stick analogici, resa celebre da Brothers: A Tale of Two Sons. Ma l’aver fatto propria una meccanica peculiare, adattandola a un genere completamente diverso, non fu l’unica prerogativa di Entwined: a donargli un po’ di visibilità nel maelstrom d’informazioni della fiera losangelina fu il fatto che Sony lo rese disponibile da subito, in contemporanea con l’annuncio. Cosa lega Entwined a Parigi e ai graffiti, vi starete giustamente chiedendo?

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Pur con i suoi limiti, Entwined si è rivelato piuttosto divertente.

Flash-forward all’ottobre 2017: PlayStation 4 va a gonfie vele, l’E3 2017 si è rivelato trionfale e la console war dell’attuale generazione sembra stravinta, quale occasione migliore per confermare il proprio dominio anche in terra europea se non la Paris Games Week? Il 30 ottobre la (ormai unica) grande S tiene uno speciale PlayStation Media Showcase alla fiera parigina nel quale, tra gli altri, presenta Concrete Genie, secondo gioco di Pixelopus, piccolo team interno del colosso giapponese situato a San Mateo, California con all’attivo un solo titolo, quell’Entwined del quale abbiamo parlato poc’anzi. Ad occuparmi di quella conferenza fui io, qua sulle pagine di Pixel Flood e, per descrivere Concrete Genie, scelsi queste parole: “Un action-adventure in terza persona molto promettente e originale, sicuramente da tenere d’occhio.”
Io sono stato di parola, avendolo aspettato per più di due anni, vediamo se la qualità di questa piccola esclusiva PS4 ha fatto sì che ne valesse la pena…

Trama – L’immaginazione è il miglior rifugio

Sì, va bene, ma cosa c’entrano i graffiti direte voi? Un attimo e ci arriviamo. Ash, il protagonista di Concrete Genie, è un adolescente introverso che vive a Denska, una piccola cittadina portuale caduta in disgrazia dopo un incidente che ha provocato una fuoriuscita di petrolio, con conseguenze devastanti sull’economia locale, basata principalmente sulla pesca. Le ridenti vie del borgo, testimoni un tempo della fervente attività degli abitanti, ora sono frequentate da perdigiorno in cerca di un pretesto per litigare, i cosiddetti “bulletti del quartiere”. Quale bersaglio più ghiotto per le loro angherie se non un ragazzo taciturno, per giunta con la passione per il disegno?
È proprio dal primo incontro tra Ash e questi “teppistelli” che prendono il via le vicende dell’avventura sviluppata da Pixelopus: mentre sta camminando per le strade della città, con la testa china sul suo album da disegno, il giovane protagonista viene prima schernito e poi malmenato dai bulli, che strappano le pagine del suo bloc-notes e lo costringono alla fuga, che si conclude nel posto più remoto e inquietante del luogo, il faro di segnalazione. Nonostante lo spavento Ash, alla ricerca delle pagine strappate dal suo album, si avventura nell’edificio, dove magicamente una delle creature da lui disegnate prende vita: si tratta di Luna, un essere etereo che lo guida verso un pennello magico e gli affida un compito: ripulire Denska dalla sostanza vischiosa che l’ha ricoperta dal momento dell’incidente.

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Luna, come l’ha immaginata Ash sul suo album da disegno.

Il pennello donatogli da Luna ha il potere di infondere la vita a ciò che viene dipinto, che siano dei semplici graffiti (visto che ci siamo arrivati?) o vere e proprie creature, le quali aiuteranno Ash nella sua missione per riportare la bellezza e, di conseguenza, gli abitanti nell’ex ridente cittadina. Le premesse sono senza dubbio intriganti, ma come si traduce tutto questo in termini di gameplay? Andiamo a scoprirlo!

Gameplay – Un Genio è per sempre

Concrete Genie si configura come un action-adventure in terza persona con elementi stealth e platform, dotato di una caratteristica peculiare che lo distingue dagli altri esponenti del genere: la capacità di dipingere e dare vita ai Geni, dei giganti buoni che aiuteranno Ash nella sua missione per riportare Denska agli antichi splendori. La mappa di gioco è divisa in quattro macro aree, collegate tra loro, nelle quali il giocatore è chiamato a dipingere i muri sfuggendo al contempo ai bulli. Creando graffiti nelle varie zone della città si accendono delle speciali lampadine, che indicano l’avvenuta “riqualificazione” di quella determinata zona. In alcuni punti del pavimento sono presenti dei disegni in gesso che raffigurano i Geni, posizionandosi sopra di essi Ash può creare un dipinto speciale, donando la vita a una delle tre tipologie di Geni presenti: fuoco, elettricità e vento. Sfruttando i loro poteri elementali è possibile avanzare tra le varie aree, risolvendo dei semplicissimi enigmi ambientali, e accedere ai Capolavori, dei dipinti di dimensioni enormi che liberano definitivamente la zona e sanciscono la conclusione del capitolo.
Il flusso di gameplay quindi è determinato da una piacevole alternanza tra fasi platform, brevi fughe dai bulli e la realizzazione di dipinti, che rappresentano la vera essenza del gioco: sfruttando i sensori di movimento del DualShock 4 e selezionando alcuni template predeterminati è possibile abbellire i muri di Denska; inizialmente la scelta sarà piuttosto ridotta, ma esplorando gli anfratti nascosti della cittadina portuale e recuperando le pagine del taccuino di Ash accumulerete un buon numero di soggetti, con i quali sbizzarrirvi dando vita alle vostre fantasie. Anche i Geni amano la pittura, capiterà spesso che abbiano delle richieste particolari: esauditele e vi faranno dono della Super Pittura, l’unica vernice in grado di rimuovere gli addensamenti più ostici di sostanza viscosa.

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Il primo Genio non si scorda mai!

Due parole in più mi sento in dovere di spenderle sulla meccanica distintiva dell’esclusiva Pixelopus, i dipinti. Avendo giocato e apprezzato tantissimo sia i vari Little Big Planet che Tearaway e dopo aver visto le meraviglie già create dalla community nel periodo di Early Access di Dreams, devo dire che mi aspettavo qualcosa in più, sia in termini di varietà che di libertà creativa concessa al giocatore. Abbellire i muri degradati di Denska risulta sì divertente, ma la non proprio sconfinata quantità di template e l’impossibilità di crearne da zero ne limita decisamente la portata, riducendo il tutto a poco più di un album di figurine, sgargianti, artisticamente ispirate e bellissime da vedere, ma pur sempre figurine.
Anche le altre fasi di gioco risultano a malapena abbozzate, la componente platform è figlia degli ultimi anni, ovvero delle arrampicate post Uncharted, con il braccio di Ash che si allunga in automatico verso l’appiglio più vicino e la totale impossibilità di commettere errori. Anche le fasi che in teoria dovrebbero essere stealth alla prova del pad non trasmettono alcun feedback, lo stesso si può dire degli enigmi ambientali, dalla difficoltà appena accennata. Queste scelte sono sicuramente figlie del target di riferimento, ovvero ragazzi intorno ai 13 anni, ma un po’ di sfida in più a mio giudizio non avrebbe guastato. C’è un twist che vivacizza le cose nel finale, introducendo due meccaniche inedite che alzano il ritmo di gioco, aumentando decisamente il tasso d’azione; la difficoltà rimane pressoché nulla ma, dopo aver sviscerato il gioco al 100%, posso dire che se Pixelopus avesse deciso di introdurle in un punto più arretrato della progressione, sicuramente il ritmo complessivo ne avrebbe giovato.

È presente anche un photo mode, dalla quantità di opzioni non proprio mastodontica, ma potrete ottenere scatti piuttosto evocativi con un po’ di pratica.

Nel complesso Concrete Genie risulta piacevole da giocare e non stanca affatto nelle sue cinque/sei ore di longevità, dispiace solo constatare che un concept dalle ottime potenzialità sia confluito in un prodotto finale dalle ambizioni piuttosto circoscritte.

Comparto Tecnico – Dipinti (animati) al neon

Il piccolo gioco distribuito da Sony Interactive Entertainment si è da subito contraddistinto per la peculiarità del suo comparto tecnico-artistico: tutti i Geni realizzabili da Ash, pescando dalla combinazione di teste, code, antenne e chi più ne ha più ne metta messe a disposizione da Pixelopus, sono dotati di una caratterizzazione peculiare e riuscita, anche se l’ispirazione alle creature selvagge del film di Spike Jonze è palese; vederli gioire, chiedervi di giocare a basket o a nascondino, improvvisare una sessione di karaoke o anche solo seguirvi, passando da un muro all’altro della città, non vi lascerà indifferenti, ve lo assicuro. Su PS4 Pro, sistema sul quale ho effettuato la mia prova, Concrete Genie risulta bellissimo da vedere, nonostante una mole poligonale non proprio elevatissima, compensata da colori così vividi da donare quasi un senso di tridimensionalità ai dipinti. A proposito di tre dimensioni, gli sviluppatori hanno introdotto una breve modalità in realtà virtuale, nella quale è possibile disegnare liberamente sfruttando i PlayStation Move. Un extra piacevole, i dipinti in 3D fanno la loro figura, ma una volta esaurito l’effetto “wow” difficilmente ci tornerete.
Anche gli intermezzi animati che raccontano il passato di Denska e dei suoi abitanti, bulli inclusi, sono ben realizzati e contraddistinti da un character design 2D essenziale, diverso da quello in-game ma altrettanto accattivante, che mi ha ricordato la Disney degli anni d’oro a cavallo tra il 1970 de Gli Aristogatti e il 1973 di Robin Hood. La colonna sonora, composta da Sam Marshall, richiama volutamente i film per ragazzi girati negli anni ’80, con un massiccio uso di sintetizzatori analogici, flauto e violoncello, come dichiarato dallo stesso autore in questa interessante intervista. Un puntello perfetto alle avventure di Ash, sia nelle fasi di gioco che in quelle narrative, risultando memorabile sanza mai sconfinare nella pomposità.

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Ogni singolo pixel di questa immagine grida: “GOONIES!!!”…

Il comparto tecnico-artistico di Concrete Genie risulta quindi valido e ispirato in ogni sua componente: pur mostrando palesemente le sue fonti d’ispirazione, riesce ad appagare occhi e orecchie per tutta la durata dell’avventura, rimanendo impresso nelle retine grazie ai suoi colori al neon e al character design peculiare dei Geni, protagonisti veri e propri del gioco Pixelopus.

Conclusioni – Elogio alla creatività

Avevo grandi aspettative su questa esclusiva PS4: dopo averla sviscerata a dovere devo ammettere che erano decisamente esagerate, non per colpa del team di sviluppo, che ha realizzato un’opera onesta, che affronta un tema attuale come il bullismo, piacevole da giocare e bellissima da ascoltare e da vedere. Nel mio hype, abbagliato dalla sgargiante presentazione della Paris Games Week, non avevo tenuto però conto delle dimensioni di Pixelopus, software house la cui forza lavoro consta sì e no di una ventina di persone.
Mi aspettavo un tripla A a tutti gli effetti, con una maggiore longevità, enigmi più complessi e un grado di sfida bilanciato, mi sono ritrovato con un videogioco brevissimo, dal tasso di sfida pressoché nullo e con un target di riferimento preadolescenziale. Non che questo sia necessariamente un male: se rientrate in quella fascia di età, o avete figli/fratelli con i quali apprezzarlo, oppure se siete stati rapiti dallo stile artistico delle immagini presenti in questo articolo, o anche solo se volete rilassarvi con un’opera piacevole, da giocare in tranquillità, con un messaggio positivo che scalda il cuore, prendete in considerazione seriamente l’acquisto di Concrete Genie, tanto più che viene venduto sin dal day one a prezzo budget.
Passerete qualche ora piacevole in compagnia di bizzarri Geni colorati, non proprio il modo peggiore di trascorrere il proprio tempo…

Perché sì:
Perché no:
  • I Geni bucano lo schermo
  • Storia semplice ma ben raccontata
  • Dipingere è piacevole...
  • Colonna sonora ispiratissima
  • Twist di gameplay inatteso
  • Messaggio positivo, da condividere

 

  • Immaginario derivativo
  • Enigmi appena accennati
  • ... ma limitato

Luna

Flashback

Capitolo finale

VR

Stealth

trillo81 - Biografia

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È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.