Pubblicato il 18/11/19 da Kevin Ferrari

Code Vein

Vampiri, souls-like, gotico e anime style. Nonostante il mix inusuale, Code Vein piace, e anche molto.
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Introduzione – Più che un semplice souls-like

La nuova opera di Bandai Namco è stata ricca di hype e problemi ancor prima dell’uscita: un trailer inatteso, un ritardo sull’uscita e delle demo non convincenti. Adesso l’ora del giudizio è giunta per Code Vein, ma prima di essere giudicato dobbiamo fare una piccola premessa: Code Vein ammalia il genere souls-like, portandoci un combat system molto ispirato; nonostante questo, riteniamo che considerarlo solamente di tale genere lo sminuisca, facendolo sembrare inferiore a ciò che è realmente. I souls-like sono, sì, accattivanti, intriganti e divertenti, ma hanno anche tante pecche, a partire dalla narrativa, cosa in cui Code Vein eccelle.
Detto questo, godetevi la recensione di uno dei giochi più divertenti del 2019!

[Piccola nota: tutte le immagini mostrano l’HUD in quanto, almeno nella versione PS4, non è al momento possibile disattivarlo.]

Cosa sarà, l’alba o il tramonto per Code Vein?

Trama – Una Terra in Rovina

Il mondo come lo conosciamo è stato stravolto dalla Grande Rovina, un misterioso cataclisma che ha distrutto la civiltà umana con la fuoriuscita di guglie gigantesche, chiamate Rovi del Giudizio. Coloro che sono scampati alla catastrofe sono stati costretti a modificare il proprio corpo con i parassiti BOR (Biological Organ Regenerative) per combattere gli esseri immondi che vagano sulla Terra, diventando così vampiri immortali: i Redivivi. Questi “neo-umani” possono rinascere in caso di morte, hanno poteri speciali e sono molto più forti di qualsiasi umano, ma a delle condizioni: ogniqualvolta muoiono rischiano di perdere i propri ricordi e devono nutrirsi regolarmente di sangue umano. In caso l’ultima condizione non venisse soddisfatta, i Redivivi perdono la propria lucidità, diventando Corrotti (In inglese Lost, i “perduti”, un termine che consideriamo più corretto), trasformandosi di conseguenza in mostri.
La trama del gioco si incentra sulle rovine di Vein, una vastissima ambientazione circondata dalla Foschia rossa che impedisce a qualsiasi essere di oltrepassarla (sia da dentro che da fuori), e il protagonista, risvegliatosi dopo una perdita di memoria, dovrà svelare il mistero dietro le gocce di sangue e della Foschia.
Per quanto riguarda la trama non ci vogliamo spingere oltre, l’avventura riserva molte scoperte e twist che ampliano gli obiettivi del protagonista, fino a raggiungere un intrigante finale, anzi tre. Ebbene sì, in Code Vein ci sono tre finali (non è difficile scoprire come raggiungerli), ognuno con un’interpretazione più affascinante dell’altra. Vi basti sapere che, probabilmente, il “finale migliore” (tra virgolette non per caso) è quello che si riallaccerà al capitolo successivo.

I Rovi del Giudizio, enormi guglie che riescono a devastare perfino il deserto!

Il comparto narrativo di Code Vein ci è piaciuto: diretto, ma allo stesso tempo intrecciato, un mondo interessante, ricco di sfaccettature, character design degni di nota (sia di alleati che di nemici), lore curiosa, anche se poco presente. Insomma, una bella storia. Giocando, o vedendo, un titolo del genere non ci si aspetta di trovare il “gioco con la migliore narrativa del 2019”, ma, pur avendo come fulcro il gameplay, Code Vein ci racconta una storia amara che può facilmente affascinare.
La trama non si incentra solo sulla storia del protagonista, ma anche di chi gli sta attorno, compagni e non: attraverso i Vestigi (frammenti di ricordi da raccogliere durante l’avventura), si possono ripercorrere le memorie di altri personaggi, approfondendoli caratterialmente e narrativamente. Questa caratteristica del gioco ci permette di vedere il mondo di Vein attraverso occhi diversi dal protagonista, una cosa che abbiamo molto apprezzato. Di solito questi ricordi sono a forte carica emotiva, perciò se siete sensibili tenete da parte dei fazzoletti.

L’amore fraterno è uno dei temi del gioco. Assolutamente toccante!

Nonostante il gioco sia ricco di dialoghi, il protagonista sarà perennemente muto. Fin qui, tutto ok, ma la parte strana arriva ora: i compagni ci interagiranno durante le varie cut-scene con dialoghi e domande, alle quali risponde solo a gesti, interpretati come vere e proprie risposte, il che porta a chiusure inappropriate al contesto. Un piccolo esempio: “Il nemico è troppo forte, cosa pensi di fare?” – [protagonista sorride e annuisce] – “Hai ragione! Faremo come hai detto tu!”.
Questo è un enorme errore narrativo che crea situazioni comiche quando assolutamente inappropriato. Che sia per budget, mancanza di voglia o entrambe le cose, questo aspetto doveva essere curato maggiormente.

Un ricordo di un Vestigio.

Gameplay – Souls-like si nasce, ma non si muore!

Per facilitarvi la comprensione sul gameplay di Code Vein vi facciamo un piccolo esempio: immaginate di unire God Eater (guarda caso gli sviluppatori sono gli stessi) a Dark Souls ed ecco che avrete creato Code Vein. Attacco, leggero o pesante, schiva, para, defletti, usa oggetti, gesti, abilità, menù: chi ha passato molto tempo dietro i giochi From Software troverà una nuova mappatura di tasti da imparare, (il gioco permette comunque di riassegnarli a piacere), ma l’essenza è la stessa.
A differenza dalla creatura di papà Miyazaki, Code Vein fornisce ai propri personaggi abilità attive e passive sbloccabili che rendono il gioco molto più dinamico, frenetico e variegato: non esistono le classi, al loro posto c’è il sistema di codici sanguigni. Questi sono legati a una persona che “dona” il proprio sangue al protagonista, volontariamente o meno (alcuni vanno sbloccati duellando e sconfiggendo determinati personaggi). Ogni codice ha le sue abilità uniche, attive o passive. Una volta sbloccate tramite pagamento in Foschia (la moneta di gioco, equivalente delle anime di Dark Souls) e padroneggiate soddisfacendone i requisiti, queste si potranno spostare da codice sanguigno all’altro, permettendo di assemblare la propria build ideale.
Sono presenti una trentina di codici sanguigni, ma inizialmente non sono completi. Per sbloccarli totalmente dovremo recuperare e analizzare i Vestigi della persona a cui il codice è legato. Questa meccanica coniuga bene il lato gameplay e narrativo, denotando l’impegno di Bandai Namco anche sui più piccoli dettagli.

Che combattimento sia!

Oltre ai classici punti ferita e stamina, bisogna tenere conto anche dell’icore, una risorsa spesa per l’uso delle abilità, rimpinguati danneggiando i nemici con le proprie armi ( unica eccezione, le armi da fuoco), parry, backstab e attacchi icore. I punti ferita si possono riottenere attraverso un oggetto a più utilizzi che si ripristina ogniqualvolta il personaggio muore. Insomma, per fare ancora un paragone con Dark Souls, è l’equivalente delle fiasche di Estus. 

Le categorie delle armi sono cinque: spade leggere, spadoni, martelli, alabarde e baionette. Ognuna di esse ha molteplici varianti con statistiche diverse l’una dall’altra. Ogni arma si configura per uno o più codici sanguigni e in alcuni casi, come le armi dei boss, hanno anche attacchi speciali. I veli di sangue (ovvero i vestiti) sono di quattro tipologie differenti, ognuno il proprio stile. Esattamente come in Dark Souls, le descrizioni degli oggetti possono far luce su dettagli dell’universo di Code Vein e vale la pena leggerli.

Un velo di sangue che usa l’attacco icore!

Code Vein non è molto difficile, specie se giocato in compagnia della CPU; da un gioco di tale calibro ci si aspettava una sfida molto maggiore. Ad esempio, su 16 dei boss obbligatori, sono stati solo in tre a metterci in seria difficoltà. Non scherziamo dicendo che molti li abbiamo sconfitti al primo colpo, il che, per un souls-like, è strano e anche un po’ deludente. Quasi ogni boss è rilevante per la trama e gli sforzi del protagonista, perciò dispiace non avere neanche la soddisfazione di una sfida adeguata. Ci piacerebbe dire che senza l’aiuto dei compagni la difficoltà si innalza, ma in verità la differenza è minima. Certo, le aree diventano leggermente più difficili da esplorare, ma nulla di particolarmente spinoso.

Dietro ogni angolo si nasconde un pericoloso nemico.

La mappe e il loro sviluppo sono una delle caratteristiche che ci sono piaciute di più. Nel gioco si affrontano molteplici tipi di scenari che spaziano per città in rovina, montagne innevate e deserti, il tutto (tranne due casi eccezionali) senza alcun caricamento. Le aree sono costruite tenendo conto dei minimi dettagli, per fornire percorsi contorti, forte sviluppo verticale, abbondanti scorciatoie e, soprattuto, scorci mozzafiato. Le aree tendono spesso a confondere, ma, fortunatamente, l’utilissima minimappa tiene conto anche del percorso già calpestato per una buona distanza, il che, fidatevi, vi sarà estremamente utile.
Una menzione va all’hub, la base centrale dei protagonisti: in questa zona di tranquillità si possono acquistare oggetti, armi e veli di sangue, potenziarli e teletrasportarsi nel mondo di gioco; inoltre si può modificare il proprio aspetto e visitare le terme, dove è possibile guardare nuovamente tutti gli eventi e cut-scene incontrati.

Dal caldo al freddo!

Una volta finito il gioco cosa rimane? Bandai Namco ha pensato bene di permettere di completare il gioco al 100% prima di iniziare un secondo giro in New Game+. È possibile affinare tutte le amicizie con i vari compagni per ottenere oggetti esclusivi, come le loro armi; inoltre è possibile esplorare i segreti mancanti e completare tutte le missioni secondarie, recuperando così anche i Vestigi mancanti.
Una volta fatto tutto, il giocatore potrà scegliere di accedere al New Game+. Interessante che permetta di scegliere se raddoppiare la difficoltà o rigiocare l’intera avventura lasciandola invariata.

La regua delle cut-scene è ottima, decisamente un valore aggiunto.

Comparto tecnico – La sete di sangue ha prosciugato le texture!

Il punto di vista tecnico è quello più titubante del gioco, da analizzare punto per punto.
La grafica, più di tutto, ci lascia perplessi: lo stile “anime” del gioco lo caratterizza molto bene e per un’avventura del genere calza a pennello, ma la bassa risoluzione delle texture e la scarsa qualità di alcuni ambienti ci fanno tentennare. L’accostamento di più realtà in diverse ambientazioni è molto intrigante, soprattutto in contesti più cupi e tetri, i luoghi in cui Code Vein mostra il suo massimo splendore. Tutto ciò, però, cozza con lo scarso dettaglio dell’ambiente circostante, caratterizzato da zone vuote, collisioni orribili, piazzamento insensato degli elementi e troppi pochi poligoni.
Menzione d’onore per i modelli dei nemici: ottimi e dal design pazzesco, soprattutto per i boss, a volte praticamente indescrivibili.

Anche i modelli dei personaggi sono molto belli.

L’audio è meglio suddividerlo in tre argomenti: doppiaggio, adattamento e musiche.
Il doppiaggio inglese è inespressivo e stona parecchio in alcune scene; esatto opposto per quello giapponese nettamente più carico di emozioni. Sfortunatamente, tante scene sono rovinate dalla scarsa interpretazione degli attori; vi consigliamo caldamente il doppiaggio originale.
Per quanto riguarda l’adattamento italiano, solo sottotitoli, difficile dire se abbiano sbagliato alla grande o ci abbiano fatto un favore, considerata la qualità della versione inglese. La maggior parte delle volte l’adattamento italiano è totalmente in disaccordo con la voce inglese, al punto che, dopo aver visto l’ennesimo errore, ci siamo chiesti se l’adattamento non fosse invece basato sull’originale copione giapponese. La versione italiana non è sgradevole, le battute hanno un buon ritmo e sono ben costruite, quello che perplime è il contrasto con la voce inglese.
Le musiche, composte da Go Shiina, sono perfette, potenti ed epiche. Gasano durante gli scontri e sono adatte per tutte le situazioni. Ben pensate e idonee al contesto. Ottima pure la canzone introduttiva, “Underworld”, con un bel video animato.

Anche l’ottimizzazione non è perfetta: FPS altalenanti, rapido surriscaldamento della console (nel nostro caso, PS4) e animazioni non eccellenti. Se il calo degli FPS accade nella stragrande maggioranza quando si accede ad una nuova area, le animazioni legnose già viste nella demo prima dell’uscita, sono ancora presenti. Sebbene siano migliorate, non sono comunque il massimo. Perlomeno non sono fastidiose al punto da rovinare l’esperienza di gioco.

Una piccolo gruppo di avventurieri pronti ad ammazzare qualche Corrotto.

Una degna conclusione

Code Vein ci è decisamente piaciuto e ha lasciato il segno, grazie ad una storia travolgente, gameplay adrenalinico, stile grafico accattivante e musiche epocali. Non è esente dai problemi, pecca particolarmente sul lato tecnico, e, sebbene molto bello, gli manca giusto un pelo di cura per diventare irrinunciabile.
Se siete alla ricerca di un nuovo Dark Souls non troppo esigente, ma con una trama diretta che evita scervellamenti su chi sia il figlio di chi, Code Vein fa assolutamente al caso vostro. Rispetto ai giochi di From Software rimarrà un po’ sotto tono, ma potrebbe migliorare ulteriormente con future patch e DLC. Noi rimaniamo fiduciosi e non vediamo l’ora di metterci le mani sopra.

Code Vein è disponibile per Playstation 4, Xbox One e PC con un prezzo di listino a partire da €49.99 per la standard edition.

Perché sì:
Perché no:
  • Storia
  • Character Design
  • Ottima Regia
  • Gameplay frenetico
  • Mappa complessa
  • Musiche

 

  • Protagonista muto
  • Difficoltà non soddisfacente
  • Doppiaggio e adattamento dubbiosi
  • Ottimizzazione da raffinare

Gameplay

Character Design

Narrazione

Mappa di gioco

Boss

Kevin Ferrari - Biografia

Kevin Ferrari
Cresciuto con la mitica PlayStation 1, la mia passione dei videogiochi è cresciuta esponenzialmente nel tempo fino al punto di volerla condividere. Se volete rendermi felice leggete un mio articolo e criticatelo.