Pubblicato il 15/07/19 da Barbarossa

Samurai Shodown

Quattro tasti? No problem!
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Introduzione – Il classico va di moda

Samurai Shodown nacque nel lontano 1993, un momento storico estremamente prolifico per i picchiaduro. Dopo l’incredibile successo riscosso da Street Fighter II nel 1991, infatti, tantissime software house del tempo si misero a sfornare picchiaduro, nella speranza di riuscire a sfruttare il trend positivo. È per questo che SNK lanciò Samurai Shodown, un classico picchiaduro con un’ambientazione molto peculiare, ossia il Giappone di fine 1700.
Immaginatevi quindi tutti i cliché possibili per il setting appena descritto: katane, wakizashi, ninja, Hattori Hanzoe solo 4 tasti.
E come può un gioco così classico a 4 tasti andare di moda e rivaleggiare con gli standard del 2019? Lo scoprirete leggendo questa recensione.

Yashitora ha appena sfilettato Hattori Hanzo

Gameplay e comparto tecnico – Essenziale ma curato

Samurai Shodown è l’ultima opera del publisher e developer SNK Corporation che, grazie all’utilizzo di Unreal Engine 4, ormai quasi uno standard nel mondo dei picchiaduro, sforna un titolo che va controcorrente rispetto ai fighting game a cui ci siamo abituati fino ad ora, tornando a un gameplay più basilare, ma che riesce a divertire fin da subito, senza particolari requisiti pregressi richiesti a chi si avvicina al gioco per la prima volta.
Se da un lato, infatti, abbiamo giochi dove combo infinite, luci ed effetti speciali la fanno da padrone, come ad esempio Dragonball FighterZ o Mortal Kombat, dall’altro lato della barricata abbiamo proprio Samurai Shodown, praticamente come unico esponente. Questo titolo, infatti, ci offre la possibilità di utilizzare solamente quattro tasti – e le loro combinazioni – per eseguire tutte le mosse del repertorio di ogni personaggio: calcio, attacco leggero, attacco medio ed attacco pesante.
Quattro mosse essenziali, le minime indispensabili, per ogni situazione. È proprio in questa situazione, quasi di affanno se vista con gli occhi del giocatore di picchiaduro moderno, che Samurai Shodown brilla di luce propria, offrendo un gameplay molto misurato, quasi cucito ad hoc, ma estremamente curato in ogni dettaglio.

Scontro di katane.. chi preme più veloce disarma l’avversario!

Questo picchiaduro, infatti, premia il gioco in neutral, ossia quella fase di gioco nella quale i giocatori si studiano a distanza, cercando di trovare uno spiraglio nella difesa dell’avversario. Un attacco pesante, per dire, offrirà al giocatore un raggio d’azione più ampio, lasciandolo però scoperto ad azioni più veloci, come ad esempio un attacco medio o un calcio. Questa tipologia di gameplay porta i giocatori ad affrontarsi in una battaglia di arguzia che ha dello scacchistico, portando la sfida ad un importantissimo gioco di footsie: per footsie si intendono tutta una serie di movimenti avanti e indietro per cercare di far sbilanciare l’avversario con un attacco che, se sbagliato, lo porterebbe in una situazione di svantaggio.
Capirete ora come il gioco sia più lento di ogni picchiaduro presente al momento sul mercato, proprio per sua stessa natura: lo scontro in Samurai Shodown avviene sul piano mentale dei due avversari, non a livello tecnico.
Ecco perchè vengono in aiuto meccaniche ulteriori, per rendere il gioco ancora più profondo: la schivata, che permette di evitare ogni tipologia di attacco, debole però contro attacchi multipli; la presa, che non fa danno ma sbilancia l’avversario, rendendolo esposto ai nostri attacchi, ma non di tutti i tipi; il disarmo, che fa perdere l’arma al nostro avversario e lo obbliga a usare pugni e calci, rendendo però i suoi attacchi più rapidi; la parata perfetta, che sbilancia l’avversario e apre la sua guardia, azione però che richiede estrema precisione e tempismo da parte di chi la vuole eseguire.

Abbiamo anche le tecniche speciali e una Barra Rabbia, che ci permetterà di eseguire un attacco estremamente potente, in grado di togliere fino al 70% della vita dell’avversario con un solo colpo, se utilizzato nel momento giusto, ma questo non rappresenta una novità per il genere.
Ciò che invece è innovativo, nella sua classicità, è avere un titolo dove l’attesa e lo studio portano a punire l’avversario fino alla sconfitta.
Il comparto grafico è assolutamente di livello, con particellari in linea con gli standard di generazione, qualche texture vagamente sottotono, sicuramente scusabile, una palette di colori estremamente vivida, che si sposa perfettamente con l’ambientazione e che complimenta la direzione artistica del titolo. La scelta di preservare l’audio giapponese, sottotitolato in italiano, si è rivelata sicuramente vincente, grazie alla peculiarità del setting.

Personaggi per tutti i gusti!

L’allenamento con i fantastici 16 e il deserto dell’online

Il cast iniziale di Samurai Shodown è costituito da 16 personaggi molto ben caratterizzati. Ognuno di essi è ben definito e offre move set unici e stili di gioco piuttosto polarizzati. La gran parte dei combattenti fa parte degli eroi dei giochi precedenti, con qualche assente di spicco (ma confermato nei futuri DLC) e qualche nuova leva.
A parte una Story Mode classica, con boss finale da lancio del pad, esistono una modalità allenamento e alcune modalità online.
Parlando dell’allenamento posso dire che è fin troppo basilare: la navigazione dei menu è un po’ macchinosa e non offre particolari possibilità di studio dei vari personaggi, che comunque farebbe comodo ai giocatori un po’ più esperti per poter scoprire nuove connessioni o capire quali mosse sono a più rischio rispetto ad altre.
Online la situazione si fa un po’ più tragica: non ho avuto la possibilità di sfidare un giocatore online casuale in una settimana di gioco, facendomi raffigurare la scena online come un deserto. Sono riuscito a giocare solamente creando una lobby privata con un amico (ringraziamenti sentititissimi!), giusto per rendermi conto che, se da un lato il netcode sembra reggere, dall’altro la gestione della lobby è carente: dover ritornare alla lobby alla fine di ogni match e dover ripartire tutte le volte spezza tantissimo il ritmo di gioco, smorzando così lo slancio del: “Dai, facciamone un’altra!”.

Charlotte insegna a Jubei che, se si para un attacco pesante, dopo si può punire con più efficacia!

Conclusioni – Un buon contorno

In definitiva Samurai Shodown è un picchiaduro solido, essenziale e ben realizzato. Se dal punto di vista del gameplay ha tutto il potenziale per far avvicinare nuovi giocatori che non hanno bisogno di ore ed ore di training per capire quali tasti schiacciare in combinazioni complesse, dall’altro un po’ pecca di profondità per i giocatori più hardcore, che però possono vedere questo titolo come un contorno, un accompagnamento per liberare la mente, del proprio picchiaduro preferito.
Personalmente, scelgo di giocare a Samurai Shodown e gustarlo come un buon sigaro, con l’attenzione al dettaglio e per cercare un po’ di relax dopo una sessione intensiva spesa su altri lidi.

See you, Game Cowboys!

Perché sì:
Perché no:
  • Essenziale e mentale
  • Ritmo controllato

 

  • Pochi strumenti per sperimentare

4 tasti

Punish

Lab time?

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Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.