Pubblicato il 17/07/19 da Ruka

Lapis x Labyrinth

Tesori d'oriente
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Introduzione

Per dare lustro alla propria cittadina, situata nei pressi di una foresta che cela un immenso dungeon, il sindaco pensa bene di emanare una richiesta ufficiale per chiunque voglia avventurarsi alla ricerca di fortuna e ricchezza.
Com’è ovvio che sia, sarà la “nostra gilda” (ovvero il party del giocatore) a rispondere alla chiamata, dando così l’incipit alle vicende narrate in Lapis x Labyrinth. Oddio, narrate è un parolone, visto che la trama sta tutta nelle due righe poco più sopra, traducendosi in un mero contorno per un titolo che fa del gameplay la sua raison d’être.

Il sindaco ci dà il benvenuto
Un carinissimo sindaco ci darà il benvenuto al villaggio che funge da hub principale.

Gameplay

Lapis x Labyrinth si presenta come un bizzarro ibrido tra un metroidvania e un dungeon crawler, permettendoci di esplorare stage pieni zeppi di tesori da raccogliere e mostri da malmenare, il tutto tenendo conto di cinque minuti come tempo limite entro i quali terminare le scorribande, pena il game over.
Scelte quattro classi tra le otto disponibili e formato il nostro party, i personaggi andranno a impilarsi l’uno sull’altro a mo’ di totem, lasciando a noi il controllo di quello che sta alla base: tramite uno schema di controlli abbastanza intuitivo, destreggiarsi nel dungeon viene fluido e scorrevole, contribuendo alla frenesia dell’azione su schermo.
Oltre a menare fendenti e lanciare magie, tramite la pressione di un tasto è possibile scambiare il personaggio alla base del “totem” per usufruire delle sue peculiari abilità, potendo ad esempio passare al volo dall’agile Hunter, il cui scopo è ovviamente picchiare il più possibile, al Bishop, che veste i panni del sempreverde healer. Come in ogni RPG targato NIS che si rispetti, il livello di personalizzazione è piuttosto buono e una formazione del party ragionata è essenziale per sopravvivere alle fasi finali dell’avventura, quando il picco di difficoltà si fa più evidente ed è necessaria qualche sessione di grinding per scamparla.
Eliminando nemici e trafugando ricchezze, il contatore della Treasure Combo salirà e dovremo cercare di mantenerlo più alto possibile, dato che a risentirne saranno la valutazione di fine livello ed il relativo loot. Ad aiutarci c’è una modalità chiamata Fever Time che si attiva dopo un certo numero di uccisioni e che rende il gruppo completamente invulnerabile, aumentando esponenzialmente il numero di tesori ricevuti ed il relativo indicatore.

Cacciatori, guerrieri, maghi, streghe e… cameriere?

Comparto tecnico

Sul profilo prettamente tecnico il titolo si difende bene ma non benissimo: l’esplosione di colori a schermo causata dal Fever Time è davvero un bel vedere, ma limitato alla durata dello stesso. Altrimenti ad aspettarci ci sarà un comparto visivo piuttosto monotono che non riesce a regalare varietà tra uno stage e l’altro; si salvano invece i design dei personaggi – molto carini – ma permangono animazioni legnosette per quanto riguarda loro e i nemici. Nemmeno il fronte audio entusiasma, con musiche ed effetti sonori nella norma che potrebbero addirittura stufare a lungo termine; completamente assente il doppiaggio.

Anche in situazioni di calma apparente il pericolo è sempre in agguato.

Conclusioni

Il focus di Lapis x Labyrinth è indubbiamente il grinding: l’azione frenetica e la cortezza degli stage – anche considerando il timer – contribuiscono a rendere l’esperienza di gioco leggera nonostante la ripetitività che la permea, questo se si affronta il gioco in sessioni brevi (e per questo l’acquisto del titolo si rivela piuttosto azzeccato su Switch). Di contro, qualora decideste di affrontare l’avventura tutta d’un fiato, preparatevi a una monotonia non indifferente.

Perché sì:
Perché no:
  • Divertente se preso alla leggera...
  • Perfetto per Nintendo Switch

 

  • ... noioso alla lunga
  • Tecnicamente si poteva fare di più
  • Trama assente

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Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate?