Pubblicato il 19/07/19 da Luca Mandara

Bloodstained: Ritual of the Night

L'Igavania che mancava. O forse no?
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Introduzione

Dopo l’anteprima hands-on fremevamo nell’attesa di mettere finalmente le mani su Bloodstained: Ritual of the Night, e passato il periodo di E3 decisamente intenso, il nostro desiderio, per aiutare l’anima orfana di Castlevania da troppi anni, è stato finalmente esaudito.

Bloodstained si presenta esattamente come nell’anteprima; del resto era l’ultima build del nuovo gioco di Koji Igarashi quella che abbiamo provato. Le impressioni avute sono state tutte confermate. Questo gioco merita davvero di essere giocato, anche se dopo alcune ore spuntano fuori delle note negative. Andiamo a vedere tutto nel dettaglio.

bloodstained luna
Una suggestiva luna rossa alle spalle di Miriam

Storia – Luna di sangue, ti ho già incontrata

La protagonista, Miriam, è un’orfana presa in custodia da una gilda di alchimisti. Gli anni passati da cavia le hanno conferito l’abilità di assorbire energia demoniaca tramite cristalli che ne contengono l’essenza. La protagonista  si risveglia dopo essere stata messa forzatamente in coma per dieci lunghi anni, e le sue abilità sono “bloccate” dall’alchimista Johannes, il quale lotta contro i piani della gilda: sfruttare i demoni portandoli nel mondo. Johannes si avvalerà dell’aiuto di Miriam per fermare Gebel, un altro esperimento come lei che però ha perso la sua umanità ed ha aperto ai demoni l’accesso al mondo. Miriam si avventura verso il castello dei demoni per sconfiggere Gebel e ritrovare la propria essenza umana.

Le citazioni si fanno sentire subito, a cominciare da alcune battute dette dai comprimari di Miriam come l’esorcista Dominique o l’alchimista Johannes. Citazioni che inizialmente fanno sorridere e calano subito il fan di vecchia data in un mood che conosce molto bene.
Dopo pochissimo tempo passato all’interno del Castello di Drac- scusate, del castello demoniaco, sembra davvero di avere per le mani un nuovo Symphony of the Night. La sensazione, purtroppo, non cessa di aumentare, e dico purtroppo perché laddove le citazioni sono inizialmente piacevoli, dopo un po’ iniziano ad essere invadenti. Quella che doveva essere una nuova IP, risulta, anche a livello narrativo, un’opera di puro citazionismo fin troppo autocelebrativa. Arriva a replicare fedelmente il “villain non-villain” controllato da un’entità oscura visibile solo indossando un determinato oggetto, per poi accedere alla vera fase finale del gioco.
Come dite? Vi ricorda un certo Richter Belmont? Mai sentito, vi sbagliate.

bloodstained gabel
What is a man?

Anche verso la fase finale le cose non migliorano dal punto di vista della trama, con continui richiami ai precedenti titoli di Igarashi e con “tradimenti” e “colpi di scena” che definire “telefonati” è dire poco.
Poco male però, perché in un titolo simile non si ricerca certo la profondità di trama, quanto la qualità del gameplay. Oddio, in verità (al di là del citazionismo ostentato a classiche opere gotiche horror) Symphony of the Night, il più amato dei Castlevania, colpiva anche per la sua trama.

bloodstained giappone
Benvenuti nel Giappone feudale

Gameplay – Piatto ricco, non mi ci ficco

Sul fronte del gameplay non ci possiamo lamentare. Bloodstained è, a tutti gli effetti, l’evoluzione dei classici Igavania.
L’idea di sfruttare l’alchimia per scomporre e ricomporre oggetti funziona molto bene. Sopratutto sui cibi, i quali danno, al loro primo assaggio, un bonus permanente alle statistiche di Miriam, contribuendo così alla crescita del personaggio. La meccanica dei cristalli è ben strutturata, ma la maggior parte dei poteri ottenuti sono poco utili e finiscono presto nel dimenticatoio. Va detto, però, che alcune abilità dei cristalli sono fondamentali per proseguire all’interno del castello e impossibili da ignorare, mentre altre sono più o meno utili a seconda dello stile di gameplay che preferiamo adottare. Insomma, le abilità non sono universalmente inutili, si finisce per scartarle principalmente perché incompatibili con la build corrente.

Il roster di armi è decisamente variegato, forse fin troppo. Condivide lo stesso problema dei cristalli: all’incirca a metà del viaggio si finisce per essere particolarmente avvezzi ad un “proprio” stile di gameplay, e si tende a non discostarsi più di tanto dalla tipologia di arma preferita, cercando solo l’opzione migliore in quel micro insieme specifico di armi. Un peccato, perché il game design di alcune aree o di certe boss fight avrebbe potuto “forzarci” ad abbandonare un’arma in favore di un’altra e sperimentare, come accade spesso in molti altri giochi. Bloodstained offre moltissime opzioni, ma nessuno obbligo ad usarle (al di là della curiosità), permettendo di fossilizzarsi su una ristretta selezione di esse.

bloodstained frusta
La frusta è una delle armi/citazioni a nostra disposizione.

Il livello di difficoltà è ben bilanciato: i veterani del genere che troveranno pane per i loro denti in alcune aree più avanzate di gioco, ma non si cade mai nell’eccessiva frustrazione. Anche i neofiti potranno godersi una curva di difficoltà non eccessivamente punitiva.
La qualitò delle boss fight risulta, invece, molto altalenante. Si passa da boss molto ben curati, sia nel design che nel pattern di movimenti, ad alcuni piazzati lì a fare da manichino per i nostri incessanti colpi.

Anche l’ispirazione stessa delle aree è molto altalenante. Colpisce il contrasto tra la meraviglia nel navigare alcune zone e la noia totale riscontrata in altre. Nel complesso, però, un bel castello, anche se l’eccesso di rimandi a Symphony of the Night finisce per annoiare lo spettatore “navigato”, che vorrebbe qualcosa di non già visto nel 1997.

bloodstained save
Alcune aree sono meravigliosamente dettagliate, come la sala del Save-point.
A

Grafica – Quando due è meglio di tre

Dal punto di vista grafico la versione da noi provata è quella su PC. Giocato in 4K, con il massimo delle impostazioni disponibili nel menù dedicato, che rende giustizia al lavoro fatto dal team di Igarashi. Fondali molto puliti e dettagliati, senza sbavature ne cali di framerate, neanche nelle boss fight più concitate.
Tutto è amalgamato a regola d’arte e il lavoro di rifacimento dell’intero gioco svolto dal team dopo le critiche alla demo si vede e centra il bersaglio. Le ambientazioni sono molto varie ma non sempre la strategia adottata dell’uso della grafica 3D rende giustizia a questo genere di gioco.

Mi rendo perfettamente conto che creare una mole di fondali e di sprite simili in 2D abbia costi insostenibili, ma, facendo due conti, anche rifare un intero gioco daccapo, come è successo per Bloodstained, non è propriamente economico. Se consideriamo la quantità esorbitante di fondi che ha ricevuto Bloodstained, in fase di crowdfounding e non solo, forse l’idea di creare un “nuovo” Igavania con grafica bidimensionale non era poi così folle. Faccio questa osservazione perché Bloodstained sul fronte della grafica, nonostante la cura maniacale e le odierne tecnologie, non regge il paragone con il re del genere Symphony of the Night.

Io generalmente odio i paragoni con le cosiddette vecchie glorie. Odio i paragoni in generale e non avrei voluto farne. Ho iniziato Bloodstained a mente sgombra, nonostante io sia un grande amante e (oso dirlo) esperto del titolo Konami in questione. Ci ho provato, ma è stato Igarashi stesso (con le costanti citazioni e l’eccessiva auto-celebrazione) a gettarmi in faccia il paragone col suo vecchio capolavoro.

E allora che paragone sia. Solo che, così facendo, Bloodstained ne esce sconfitto. Un gioco che va bene, anzi benissimo, ma non basta. Non basta perché a livello di storia è una pallida imitazione di cose già viste fin troppe volte. Non basta perché a livello di gameplay è superiore in molti aspetti, ma poteva dare di più. Non basta perché a livello grafico è stata fatta una scelta comoda che porterà inesorabilmente il titolo ad invecchiare male. Con le attuali tecnologie, se avessero scelto la strada più ardua, ma decisamente più artistica, degli sprite 2D, poteva diventare un titolo che avrebbe lasciato il segno sul serio. Di Symphony of the Night ci ricordiamo ancora oggi e lo ricorderemo per sempre. Bloodstained temo verrà presto dimenticato dai più.

bloodstained bloodless
Bloodless è sicuramente uno dei boss più ispirati del gioco.

Conclusioni

Un vero peccato perché ripeto: Bloodstained: Ritual of the Night è un ottimo titolo. Intrattiene e sa regalare ore di ottimo gameplay tipico della vecchia scuola, rinfrescato quanto basta. Anche la colonna sonora è scritta a regola d’arte, ma non risulta memorabile, non si incastra nella mente come quella di Symphony of the Night.
Ma forse non è abbastanza. Forse sarebbe stato meglio concentrarsi sul nuovo, piuttosto che mettere al primo posto l’auto-celebrazione in quello che non è un mero remake, anzi, dovrebbe essere un nuovo pilastro del genere. Tristemente, finisce per essere un semplice tributo ai veri capolavori, che però restano altri.

Perché sì:
Perché no:
  • Difficoltà ben bilanciata
  • Colonna sonora
  • Tributi e citazioni
  • Tasso di odio

 

  • Troppe citazioni
  • Mancanza di originalità

gameplay

soundtrack

autocelebrazione

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