Le opere che parlano di viaggi nel tempo mi hanno sempre affascinato sin dalla tenera età. Ho visto e rivisto la trilogia di Ritorno al Futuro almeno una cinquantina di volte, Chrono Trigger è uno dei miei videogiochi preferiti di sempre e di tanto in tanto mi capita di rigiocare a Day of the Tentacle, pietra miliare del genere punta e clicca targata LucasArts. Quando ho scoperto che Dave Gilbert – da non confondere con il Ron dall’omonimo cognome – e Wadjet Eyes Games, autori di ottime avventure grafiche quali la serie di Blackwell e il mai troppo lodato Unavowed, stavano per rilasciare un titolo incentrato sul tema, la mia attenzione è stata immediatamente catturata e Old Skies è entrato di prepotenza nella mia wishlist. Dopo dodici ore molto intense ed emozionanti che ho speso per completarlo, una longevità davvero eccellente per un’avventura grafica, sono pronto a raccontarvi le sensazioni che mi ha lasciato la produzione partorita con tanto amore dal piccolo studio newyorkese ma soprattutto a spiegarvi perché è un gioco che per gli amanti del genere e della fantascienza è assolutamente imperdibile.
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Tutti a spasso nel tempo… a patto che di essere ricchi a sufficienza – Trama
Corre l’anno 2062 e Fia Quinn lavora come agente per la ChronoZen, un’azienda che si occupa di accompagnare a spasso nel tempo personaggi illustri e abbienti che ne fanno loro richiesta, spesso per cambiare eventi del passato per un loro personale tornaconto. Per questa ragione il presente è totalmente instabile e gli elementi che lo compongono sono in perenne mutamento: si va dal semplice negozio di elettrodomestici che si trasforma in un parrucchiere, a CEO di aziende che si ritrovano ad essere impiegati di un fast-food fino ad arrivare a persone che vengono totalmente cancellate dall’esistenza per una singola azione compiuta nel passato, proprio come vorrebbe l’effetto farfalla. Fia, che si guadagna da vivere facendo da guida a queste persone dal portafoglio rigonfio di denaro, vive in una sorta di apatia perenne e nonostante veda il suo presente variare in continuazione, senza la possibilità di affezionarsi a nessuno perché potrebbe scomparire da un momento all’altro per un’alterazione di timeline dovuta alle sue azioni o a quelle dei colleghi, continua imperterrita, quasi fosse una sorta di androide senza sentimenti, ad eseguire i lavori che le vengono assegnati. Un giorno però, quando si troverà ad accompagnare un luminare della medicina che vuole ritornare nel 2024 per rivivere alcuni luoghi della sua giovinezza, le cose inizieranno a cambiare e in seguito ad un particolare avvenimento la donna inizierà ad aprire gli occhi e a porsi delle domande sulla sua esistenza e sul suo scopo. Con queste premesse si apre una storia costellata di personaggi caratterizzati in maniera sopraffina e con delle backstories toccanti e ben raccontate, che porteranno lo stesso giocatore a riflettere sui viaggi nel tempo, ma soprattutto sull’importanza e gli effetti delle azioni che si compiono ogni giorno. Tutti i clienti che ci ritroveremo ad accompagnare con Fia, in epoche sempre differenti, avranno sogni e desideri che noi dovremo realizzare: ci capiterà di scortare nel 1800 una campionessa di boxe appena ritiratasi dalle scene che vuole incontrare il suo idolo o un’anziana che lavora in una galleria d’arte negli anni Venti del Novecento per fare luce sulla reale identità di un misterioso pittore che ha dipinto una serie di quadri suggestivi; tutte figure molto differenti tra di loro, ma con storie personali che viene voglia di scoprire e approfondire perché scritte con maestria e attenzione al dettaglio. Una di queste, addirittura, ci porterà a vivere un giorno dall’importanza storica fondamentale, che chi oggi ha una trentina di anni sicuramente ricorda in prima persona e che onestamente mi ha sorpreso vedere riprodotto in un videogioco con tanta delicatezza. Il tutto è reso comunque godibile da un buon ritmo narrativo, che si concede qualche sporadico e non troppo fastidioso rallentamento, che mi ha letteralmente tenuto incollato alla mia Nintendo Switch per tutta la durata dei sei capitoli – più un prologo – che compongono il titolo.
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Enigmi spaziotemporali – Gameplay
Old Skies se raffrontato ad altri punta e clicca non propone degli enigmi eccessivamente difficili. Spesso e volentieri per risolverli sarà necessario studiare per bene l’ambiente circostante, ma soprattutto ricorrere al ricchissimo dossier che Fia potrà costantemente consultare per ottenere informazioni sulle persone che incontrerà durante i suoi viaggi spaziotemporali, per capire chi esse diventeranno e che impatto avrà il loro agire sugli eventi futuri. Questo ci permetterà di sbloccare opzioni di dialogo aggiuntive, utili a pilotare la conversazione dove vogliamo, portandoci a scoprire segreti ed influenzando le azioni del nostro interlocutore secondo le nostre necessità. Non mancheranno alcune situazioni in cui bisognerà seguire il mantra del “think outside the box”, soprattutto in una sezione particolare, in cui senza troppi spoiler, vi troverete a visitare la stessa zona da “punti di vista simili ma pur sempre differenti”. In altri casi invece, si rimarrà quasi sorpresi dalla facilità di certi rompicapi, che saranno risolvibili con il semplice ausilio del coltellino multiuso fornito in dotazione a Fia, utile a svitare, scassinare e a tanto altro. Nella sua sostanza Old Skies è quindi un’avventura grafica classicissima che nella sua impostazione ricorda tantissimo i primi due Broken Sword o altre produzioni blasonate come i primi Monkey Island degli anni ’90, in cui interagire con soggetti interessanti, la raccolta di oggetti e l’esplorazione approfondita di uno scenario sono il focus principale, sebbene la difficoltà generale sia moderatamente tarata verso il basso, dando così maggiore enfasi all’ottima storia che vuole raccontare. Infatti, vi trovaste davvero senza idee su come proseguire, sarà sufficiente contattare Nozzo, il simpatico operatore in remoto che fornirà a Fia suggerimenti piuttosto chiari su come proseguire il suo incarico. In questo modo, anche coloro che non masticano il genere e non vogliono scervellarsi per ore potranno godere al meglio della narrazione senza dover impazzire a fare pixel hunting o perdendo tempo a parlare per l’ennesima volta con l’NPC di turno.
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Una direzione artistica piacevole – Grafica, tecnica e doppiaggio
L’ultima fatica realizzata da Dave Gilbert gode di uno stile di disegno molto gradevole, soprattutto per quanto riguarda i fondali, ricchi di dettagli e caratterizzati da una diversa palette cromatica a seconda dell’epoca storica visitata. Se il 2062 risulta piuttosto grigio e verdognolo, con le sue luminose insegne al neon e i suoi palazzi futuristici, il 1871 tende più a delle tonalità marroncine che danno l’idea di un epoca più antica e lontana. I modelli dei personaggi sono invece essenziali e non troppo particolareggiati, soprattutto per quanto riguarda i volti che risultano abbastanza abbozzati. Le loro animazioni sono comunque ben fatte e Fia può vantare di un outfit differente – per ovvie ragioni di trama – per ogni epoca che si ritroverà a visitare, donando al contesto una buona credibilità generale. Buona anche la colonna sonora, che come la colorazione, cambia stile a seconda del periodo temporale in cui si si trova: dalla musica synthwave degli anni Sessanta del duemila alle composizioni al pianoforte, dal tono noir, degli anni Venti del Novecento, i motivi saranno molto vari tra di loro. Menzione d’onore poi a Sally Beaumont, doppiatrice di Fia, che col suo accento inglese e il suo tono riesce ad esprimere al meglio l’arrendevolezza verso l’esistenza vuota che la caratterizza.
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Un’avventura grafica di pregio – Conclusioni
Old Skies, nonostante non metta in scena degli enigmi complessi, è un’avventura grafica eccellente, grazie ad un’introspezione dei personaggi eseguita magistralmente, un’atmosfera catturante ma soprattutto per la sua capacità di parlare di viaggi nel tempo in maniera attenta e quasi scientifica, senza scadere nei facili errori che questa tematica può generare. Il canovaccio è stato scritto in maniera intelligente e i pezzi si incastrano benissimo tra di loro, creando un racconto emozionante ma che allo stesso tempo non rinuncia a raccontare la solitudine e la mancanza di un senso generale in una vita che muta costantemente per un volere altrui. La stessa evoluzione di Fia è palpabile e quella che sembra essere una protagonista piatta e banale, si rivelerà ben più profonda ed empatica mano a mano che inizierà a porsi domande su ciò che la circonda e sugli effetti che i viaggi nel tempo hanno sulla sua stessa esistenza. In conclusione, mi sento di dire che Wadjet Eyes Game si è riconfermata garanzia di qualità ancora una volta e che è riuscita a sfornare un gioco memorabile che ha saputo regalarmi dei momenti di emozioni intense ma anche di profonde riflessioni. Peccato solo per la mancata traduzione italiana che farà infuriare non poche persone, considerando anche che l’inglese dei dialoghi non è esattamente facilissimo per chi non lo mastica appieno. Nonostante questo, Old Skies è una piccola perla che gli amanti del genere devono assolutamente provare e che ci fa capire che viaggiare nel tempo potrebbe essere sicuramente affascinante ma anche molto doloroso.
Versione testata: Nintendo Switch
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