Pubblicato il 16/04/19 da Riccardo Trillocco

Far: Lone Sails

Un viaggio solitario in fuga dagli stravolgimenti climatici
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Introduzione – Molto più che un progetto studentesco

La storia dello sviluppo di Far: Lone Sails parte, nomen omen, da molto lontano: nato nell’autunno 2015 come progetto di laurea di Don Schmocker, studente della Zurich University of the Arts, approda su PC il 17 maggio 2018. Dopo aver vinto numerosi premi, tra i quali il GDC Play Best in Play 2017, i Deutscher Entwicklerpreis Best German GameBest Game Design 2018 e lo Swiss Game Awards Main Prize 2019, questa originale Vehicle Adventure, così definita dagli stessi sviluppatori, è pronta a fare il suo debutto su console. Sì, sviluppatori, perché Schmocker, dopo essersi laureato, ha fondato con Goran Saric Okomotive, un piccolo team di sviluppo con sede a Zurigo.
In un’intervista a Gamasutra  Schmocker, che in Okomotive ha assunto il ruolo di Creative Lead, ha affermato di aver tratto ispirazione dalle Strandbeest (Animali da spiaggia) di Theo Jansen, artista olandese noto nel campo della scultura cinetica, da Una storia vera, film del 1999 di David Lynch e, in campo videoludico, da gemme quali FTL: Faster Than LightInside, Journey e Little Big Planet.

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Suspendisse, una delle Strandbeest di Theo Jansen. Le similitudini col mezzo protagonista di Far: Lone Sails sono innegabili.

Certamente il co-fondatore di Okomotive ha dimostrato di avere buon gusto; sarà stato sufficiente a rendere Far: Lone Sails un buon videogioco? Andiamo a scoprirlo!

Trama – You are (not) alone

Come molti tra gli indie usciti negli ultimi anni, Far: Lone Sails utilizza una narrazione muta, affidando il suo canovaccio a stimoli visivi e sonori, con ampio spazio interpretativo lasciato al giocatore. La storia ha inizio con un’immagine potentissima: una bambina in lutto sulla tomba di un uomo, presumibilmente suo padre.

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La giovanissima protagonista, ancora ignara del lungo viaggio che la aspetta.

Il cielo è cupo, sembra presagire una tempesta imminente e il contrasto con la piccola, vestita di rosso acceso, rimanda a una delle immagini più toccanti del capolavoro di Steven Spielberg del 1993, Schindler’s List. Come il personaggio interpretato da Liam Neeson, anche il papà della bambina che siamo chiamati a controllare lavorava in un’industria, basta osservare la smodata quantità di progetti appesi alle pareti della sua abitazione, tra i quali spicca quello di uno strambo veicolo.
Abbandonata l’abitazione, ormai deserta, la giovane muove i suoi primi, solitari passi su quello che ha tutta l’aria di essere il fondo prosciugato di un oceano. Per fortuna, subito oltre la staccionata che delimita la proprietà, si imbatte nel mezzo progettato dal padre: il disegno sulla fiancata non lascia adito a dubbi, una figura stilizzata più grande che tiene per mano una più piccola, l’ultimo lascito di un genitore all’amata figlia.

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Il toccante messaggio d’addio di un padre alla propria bambina.

Sola e priva di risorse, non le resta che salire su quello strano, prezioso mezzo e intraprendere un lungo viaggio verso l’ignoto, che la porterà ad attraversare una terra devastata dai cambiamenti climatici. Un percorso non privo di insidie, atmosferiche e materiali, alla fine del quale troverà ad attenderla una ritrovata sicurezza in se stessa e delle risposte del tutto inaspettate.

Gameplay – Il motore del 2000

Lucio Dalla nel 1976 immaginava per il XXI secolo un motore “bello e lucente, veloce e silenzioso, delicato, con lo scarico calibrato e un odore che non inquina, respirabile da un bambino o da una bambina“. Se nella realtà la previsione del compianto cantautore bolognese si è avverata, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti a parte, il mezzo che saremo chiamati a controllare in Far: Lone Sails è decisamemente inquinante.
Dotato di una fornace che trasforma qualsiasi oggetto combustibile in prezioso carburante, dovremo continuamente tenere d’occhio le emissioni di vapore, pena il propagarsi di un incendio interno che ne pregiudicherà la locomozione. Niente di tragico: per ripartire sarà sufficiente utilizzare l’estintore in dotazione al mezzo et voilà, tutto risolto.
Proseguendo nel viaggio avremo modo di migliorarne le caratteristiche aggiungendo preziose componenti, tra le quali spiccano una vela, utile per sfruttare il vento continuo che sferza il mondo di gioco, risparmiando così carburante, e una fiamma ossidrica, necessaria per riparare i pezzi danneggiati.

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L’interno del nostro mezzo: bruciando le casse nella fornace a sinistra otterremo carburante mentre tenendo d’occhio l’indicatore del vapore eviteremo pericolosi incendi. Da notare lo stilosissimo contachilometri analogico…

La descrizione potrebbe far pensare a meccaniche di gameplay piuttosto complesse, sbagliato: Far: Lone Sails è quanto di più immediato possiate immaginare, si gioca esattamente come un platform 2D. La protagonista può correre, saltare, afferrare e spingere, con le ultime due azioni utilizzate sia per manovrare il mezzo che per risolvere dei semplici enigmi ambientali. Sì, perché il ritmo di gioco è scandito dal continuo alternarsi di queste due fasi: la prima ci vede avanzare a velocità sostenuta attraverso terre piagate da intensi fenomeni atmosferici e la devastazione, percepibile transitando tra gli ormai ex agglomerati urbani, fa pensare che l’accanimento di madre natura vada avanti ormai da un bel po’.
A volte però le circostanze ci imporranno di abbandonare quello che, oltre che a un mezzo di locomozione, ormai associamo a un rifugio. Che sia a causa della mancanza di risorse da trasformare in carburante o per un ostacolo apparentemente insormontabile, le sezioni all’esterno donano ulteriore verve al già avvincente loop di controllo del mezzo, ovvero “brucia combustibile, accelera, espelli il vapore”, che rende appaganti anche le parti più lineari e strettamente narrative dell’avventura.
Negli intermezzi al di fuori del veicolo invece è il pensiero laterale a essere chiamato in causa, con rompicapi che richiedono poco più che la pressione di un pulsante o l’inserimento di un ingranaggio per essere risolti, niente di troppo complesso.

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Uno degli enigmi ambientali di Far: Lone Sails. Premendo il pulsante sulla destra potremo entrare nella ruota a sinistra, da azionare correndo in stile criceto.

La volontà degli sviluppatori era quella di farci sentire degli intrusi, costretti dalle circostanze a ripristinare le funzionalità di luoghi ormai abbandonati. L’intento è perfettamente riuscito, anche se l’eccessiva linearità degli enigmi mina un po’ il senso di appagamento.

Comparto tecnico – Il mondo è una scala di grigi

Visivamente Far: Lone Sails è splendido: il design del mezzo risulta al contempo familiare ed estremamente originale, un grande battello a vapore su ruote, con elementi steampunk e altri presi di peso dalle automobili da corsa dei primi anni ’50. L’aspetto low poly della protagonista invece fa da piacevole contraltare al realismo delle ambientazioni.
Gli ambienti esterni infatti hanno un look molto plausibile, pur denotando una mole poligonale non proprio elevatissima, compensata però da un egregio lavoro di ricerca estetica, in particolar modo sulla palette cromatica, composta essenzialmente da grigio, rosso intenso e lampi di blu. Martina Hugentobler si è occupata della parte artistica e delle animazioni mentre Philipp Stern l’ha coadiuvata negli artwork e ha curato il level design, immaginando il viaggio della protagonista come un unico, grande livello, con piccoli sotto-livelli e punti d’interesse.
Lungo il percorso avremo modo di apprezzare tutte le sfumature della palette usata dai due artisti, valorizzate dal ciclo giorno/notte e dall’alternarsi dei vari fenomeni atmosferici.

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La bellezza di quest’immagine parla da sola, sembra una concept art.

Mi sono rimaste particolarmente impresse una sezione nella quale l’integrità del mezzo viene messa a dura prova da una violenta grandinata e un’altra che ci vede attraversare placidamente un cielo stellato, visivamente simile alla scena notturna di Mad Max: Fury Road, girata nel deserto del Namib, niente male per un gioco sviluppato da sei studenti.

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La notte è realizzata benissimo, non posso che fare i complimenti al duo HugentoblerStern. George Miller apprezzerebbe.

La colonna sonora mi è piaciuta molto: composta da Joel Schoch e suonata da un insieme di otto elementi, puntella benissimo i frangenti più emozionanti dell’avventura con 21 tracce, una più ispirata dell’altra. Anche gli effetti sonori sono molto curati, con gli agenti atmosferici riprodotti con estrema fedeltà.
Ho affrontato l’intero playthrough con delle cuffie e ho ancora ben impresso il rumore martellante della summenzionata grandine, segno che il lavoro svolto è stato ottimo. Comparto tecnico promosso a pieni voti quindi, non vedo l’ora di vedere quali frutti porterà in futuro l’indubbio talento dei membri di Okomotive.

Conclusioni – Un esordio da ricordare

Le divertenti meccaniche di funzionamento del mezzo riescono ad alleggerire, senza per questo sminuirle, le importanti tematiche affrontate. A questo aggiungete una direzione artistica estremamente ispirata e un canovaccio semplice ma avvincente, con un finale che, a differenza di altri titoli di questo filone, risulta perfettamente chiaro e offre una degna conclusione al viaggio della protagonista.
L’unico neo, in un quadro complessivamente eccellente, potrebbe essere rappresentato dalla durata, che si attesta sulle tre ore al primo playthrough e che può scendere fino alle metà se si conosce già il gioco. Per me non si tratta assolutamente di una discriminante, dato anche il prezzo contenuto al quale viene proposto Far: Lone Sails, ma capisco che per alcune tipologie di giocatore possa esserlo.
Il mio consiglio è quello di dare comunque una chance al piccolo gioco di Okomotive, ne rimarrete conquistati.

Perché sì:
Perché no:
  • Gameplay divertente e originale
  • Una delizia per gli occhi
  • Colonna sonora ben scritta e suonata
  • Scelte cromatiche mozzafiato
  • Fenomeni atmosferici resi alla perfezione

 

  • Enigmi eccessivamente semplici
  • Piuttosto breve

 

Design del mezzo

Ritmo di gioco

Finale

Achievements

trillo81 - Biografia

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È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.