Pubblicato il 01/03/17 da Ipah

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Hai to gensō no Grimgar (Ao Jūmonji/Eiri Shirai; Ryōsuke Nakamura)

Hai to gensō no Grimgar

Chiudiamo in bellezza con Grimgar, anche conosciuto sotto il nome “nonsicapisceperchénonselosiacagatonessuno”. Lascio la parola a Dan perché io giuro che lo sto guardando, ma devo ancora finirlo per via di Tales of Berseria e Ilya.

Prima qualcuno ha citato il termine “pesantezza”. Se molti degli anime qui sopra sono dei passatempi leggeri molto “baka“, allora Grimgar ha il peso specifico del piombo. Solamente accennando al più classico dei presupposti (quello del gruppo di studenti trasportato in un mondo fantasy), la prima stagione di Grimgar tratta degli umili inizi del gruppo di avventurieri in un mondo fantasy – inizi umilissimi e avvilenti: quelli di sei ragazzi che non hanno mai affrontato la vera violenza, la vera difficoltà e il vero lavoro di squadra, dove quella dell’avventuriero non è una scelta ma l’unico modo per sopravvivere in una terra straniera.

L’anime è uno sguardo impietoso sui retroscena più verosimili del genere – eroi di livello 1 che vivono quasi come mendicanti, costretti a ogni piccolo accorgimento per risparmiare qualche soldo e fare i conti fra healing, vitto, alloggio, e persino igiene personale. Quello di Grimgar è un mondo dove la morte di stenti e la miseria sono pericoli reali, quasi più concreti che i mostri nelle foreste, e dove i protagonisti sono individui fragili e inesperti che a stento riescono a combattere come gruppo e abbattere un singolo goblin (e con le stesse conseguenze emotive che avrebbero nell’uccidere un essere umano).

A modo suo, e fra il serio e il faceto, si tratta di un anime piuttosto realistico nell’uso della violenza e velato da una grande tristezza, dai temi molto moderni come il precariato e la disoccupazione: i personaggi sembrano provenire da un altro mondo, dal nostro mondo, ma una combinazione di amnesia e di preoccupazioni giornaliere li ancora ai problemi più concreti e immediati. Sono ragazzi, ma costretti a crescere troppo in fretta, come bambini soldato. Il mondo di Grimgar condivide il feeling di alienazione e cameratismo tipici della serie di Metal Gear, per quanto condito da un’estetica anime molto colorata e fantasiosa, ed è l’unico titolo che riesca davvero a esplorare lo stereotipo del “videogiocatore nel gioco”, al di fuori di fantasie di potere e fanservice.

Perché sì:
Perché no:
  • Toccante e commovente
  • Realismo nelle scene di combattimento

 

  • Opening assurdamente fuori tema
  • Ritmi di trama molto lenti

Ipah - Biografia

Ipah
Aspetta, faccio la presentazione standard da recensore navigato. Cresciuto coi videogiochi che quando ho cominciato io proprio levati, si giocava a Pong coi sassi. L'abilità videoludica di Faker unita al senso critico di Matt Preston.

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