Pubblicato il 01/03/17 da Jacopo Ambaglio

Speciale anime e videogiochi

Secondary Title

Log Horizon (Mamare Touno)

Log Horizon

Toni leggermente più seri per Log Horizon, che va ogni tanto a toccare tematiche abbastanza pesanti, ma non si fa mancare qualche momento comico. Nulla di nuovo sotto il sole per quanto riguarda le premesse: il MMORPG più famoso del momento, Elder’s Tale, intrappola migliaia di giocatori al suo interno con l’arrivo della nuova espansione, i quali si ritrovano improvvisamente nei panni dei loro avatar. Shiroe, il protagonista, dopo qualche vicissitudine, fonda la nuova gilda che ben presto farà risuonare prepotentemente il suo nome in giro, la Log Horizon.

Tutto abbastanza chiamato e banalotto, ma cosa lo distingue dalla massa allora? La primissima cosa che mi viene in mente è il rapporto che si va a creare tra gli “eroi” e gli NPC.  Gli abitanti del mondo danno davvero l’impressione di essere reali e di possedere una vita propria, con le proprie idee, i propri ideali e soprattutto le proprie opinioni sugli “invasori”, siano esse positive o negative. Un altro punto ad avermi colpito è l’efficacia con la quale l’anime riesce a farti capire che anche dietro un guerriero di 200 chili in armatura pesante c’è comunque un semplice ragazzino. Purtroppo non posso snocciolare casi particolari o andrei a spoilerare qualche colpo di scena riguardante il background di determinati personaggi, ma posso farvi un esempio generico per cercare di farvi capire cosa intendo. Il mondo di gioco funziona come molti RPG: quando si muore si resuscita in una chiesa, e fin qui nulla di strano; il fatto è che prima di resuscitare il malcapitato ha un flashback della sua vita nel mondo al di fuori di Elder’s Tale. Questo porta alcuni gruppi di persone a lanciarsi contro i mostri in una lotta suicida al solo scopo di poter rivedere per qualche momento i propri affetti. Il problema è che il prezzo da pagare per resuscitare è proprio un ricordo della propria “vita passata”.

Detto ciò, mi fa impazzire? Beh, no… O meglio, all’inizio sì, ma proprio il fatto che il mondo sia così realistico e i personaggi che lo popolano siano così veri è un’arma a doppio taglio terrificante. Mi spiego meglio. Le mie lamentele non sono assolutamente rivolte all’approfondimento psicologico, ma al suo contorno: le brevi quest e i brevi combattimenti sono intervallati da lunghe questioni di etica e politica, dando a volte l’impressione di trovarsi davanti a un Games of Thrones senza sangue e tette azione e adrenalina, ma che affronta veramente i problemi dell’essere intrappolati dentro un mondo sì conosciuto, ma completamente diverso dal come appare da fuori con un evoluzione “ambientale” che non ha assolutamente pari con nessun altro titolo che presenterò in questa lista. Una cosa la devo aggiungere per forza: tutta la maledetta parte della quest dei bambini è qualcosa di insopportabile. La opening è Database dei Man with a mission.

Perché sì:
Perché no:
  • Personaggi ben caratterizzati
  • Nyanta San
  • Psicologicamente davvero coerente
  • Sentirete l'ambientazione reale e viva

 

  • Il pippone dell'elfo.
  • La quest dei bimbi
  • Tanta politica e poca azione

Ipah - Biografia

Jacopo Ambaglio
Aspetta, faccio la presentazione standard da recensore navigato. Cresciuto coi videogiochi che quando ho cominciato io proprio levati, si giocava a Pong coi sassi. L'abilità videoludica di Faker unita al senso critico di Matt Preston.

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