Pubblicato il 01/03/17 da Ipah

Speciale anime e videogiochi

Sword Art Online (Reki Kawahara)

Sword Art Online. Per gli amici, SAO.

Siamo arrivati all’anime che ha dato l’idea per l’articolo. Come ho anticipato nella prefazione, SAO è il più famoso della lista e sinceramente non me ne capacito, dato che è il più bruttino tra quelli citati. Vabbè ragazzi, sono gusti, che ci vogliamo fare. Parlando di gusti lascio un attimo la scena al buon Samuel che la tocca pianissimo, ma è tutto splendido così. Go Samuel.

Avete presente quando qualche giapponese ha l’idea figa, per un’anime o manga che sia, la utilizza e poi la butta tutto forte nel cesso con un’arroganza che nemmeno l’americano medio dopo un giro da Taco Bell? Ecco… È il caso di Sword Art Online, anime che piazza il suo protagonista (del quale non farò il nome perché è il Sephirot dei nostri giorni e mi fa venire le coliche solo a pensarci) in un videogame, realtà alternativa, virtual reality, sal* coff* cosa.

Ecco, il protagonista, che chiamerò d’ora in poi Gianterenzio, rimane incastrato in questo MMO appena uscito, insieme a tutti gli altri giocatori, per volere del cattivo malvagio. Ora, poteva diventare uno shonen figo, considerando che è stato uno dei primi esempi di questo binomio videogioco-anime, e invece dopo un po’ di grinding (perché se non c’è grinding il Giappone non è felice) il tutto si trasforma in una patetica love story tra Gianterenzio e la sua bella, senza ritmo e soprattutto scritta con i piedi. Non paghi del twist tutto sentimento, pasticcini e pesca nei laghetti, i grandi e sommi pensatori del Paese del Sol Levante han deciso che la storia sarebbe dovuta proseguire in un videogioco diverso (anzi, più di uno) e che sarebbe stata una buona idea far nascere un ammoreh da parte della cugina di Gianterenzio nei confronti del Gianterenzio stesso, tutto giustificato dal fatto che i personaggi nel gioco sono differenti dai personaggi IRL.

Insomma, SOA per quanto mi riguarda ha fatto la fine di Fairy Tail, una bell’idea di fondo, roba che piovevano contanti, trasformata in un anime a mio parere ai limiti del legale in tutti i sensi. Poi i soldi evidentemente gli sono piovuti in testa comunque, sono stati fatti anche più videogames con ambientazione SOA, in cui si grinda da qua alle stelle; e boh, tutto quello che mi ha lasciato è la pressante convinzione che i giapponesi facciano davvero fatica a unire sentimenti e cazzotti in maniera organica, senza che da qualche parte lungo il percorso non vada tutto in merda.

Perché sì:
Perché no:
  • Idea di fondo buona...
  • È finito

 

  • ...ma buttata via

Ipah - Biografia

Ipah
Aspetta, faccio la presentazione standard da recensore navigato. Cresciuto coi videogiochi che quando ho cominciato io proprio levati, si giocava a Pong coi sassi. L'abilità videoludica di Faker unita al senso critico di Matt Preston.

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