Pubblicato il 24/06/20 da Barbarossa

The Last of Us Parte II: la Recensione

Guardare dentro di noi è più difficile che guardare al di fuori di noi.
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The Last of Us 2, Un ritorno alle vecchie abitudini

Naughty Dog ,7 anni anni fa, ci ha consegnato un mondo, una storia, dei personaggi in cerca di un giocatore. Hanno messo in piedi una struttura narrativa completa, credibile e, soprattutto umana. Nella loro sede di Santa Monica, hanno costruito pezzo dopo un pezzo un gameplay semplice, senza fronzoli, ma che serviva per narrarci tutta la vicenda in maniera convincente, facendo passare ogni goccia di sentimento attraverso quei pollici appoggiati sugli stick del pad.
The Last of Us Parte II si addentra ancor di più al percorso pregresso, dandoci la possibilità di tornare alle nostre vecchie abitudini del primo capitolo, ma solo per permetterci di poter godere totalmente di quello che questo sequel vuole dirci.

screenshot the last of us 2
Il dettaglio grafico è assoluto.

 

Gameplay e comparto tecnico – La tecnica al servizio del giocatore

The Last of Us Parte II, come anticipavo, raccoglie completamente la staffetta dal suo predecessore, iterando nuovamente sulle meccaniche classiche di un action-adventure con componente stealth, ma senza voler reinventare la ruota. Questa è, a mio parere, la scelta più adeguata per un gioco che, da subito, vuole mettere al centro dell’esperienza del giocatore qualcosa che trascende il mero esercizio di dita e meningi. Certo, la possibilità di sviluppare le capacità di Ellie attraverso vari rami di abilità e vedere le proprie armi diventare sempre più efficaci è letale è senza dubbio interessante, ma non rappresenta di sicuro qualcosa di particolarmente innovativo rispetto al titolo precedente. Questo, però, di sicuro non è un male assoluto per il gioco, che anzi ci dà la possibilità di fare queste scelte con un po’ di leggerezza in più, probabilmente, avendo già un’idea di massima di come e quanto potremo crescere nel gioco.

Una nuova meccanica del lancio di cavi e corde si aggiunge al repertorio, permettendoci di ampliare, anche se limitatamente, la forbice di scelte e di abilità richiestaci per poter prevalere.
La possibilità di sdraiarsi totalmente sul terreno, sfruttando l’ambiente che ci circonda è un’aggiunta vitale per Ellie, e che dovrà essere utilizzata con efficacia.
Approfitto proprio di questo punto per parlare del level design di The Last of Us Parte II. Credo di poter affermare con buona dose di certezza che in questo titolo Naughty Dog sia riuscita davvero a mettere la tecnica al servizio del giocatore. Il level design è calcolato al millimetro, ben pensato, offre un’estrema varietà di scenari (molti di più del predecessore) e ci fa sempre sentire al centro di un mondo vivo, realistico e, soprattutto, incredibilmente reale. Sono gli asset all’interno del mondo che raccontano una storia che va oltre il narrato gli altri grandissimi protagonisti di questo gioco. Non esiste angolo di un livello che non ci faccia fare un altro passo avanti nel conoscere qualcosa in più del mondo di cui Ellie è, suo malgrado, protagonista.
Nuovi nemici si aggiungono alla pletora delle minacce, che in questo capitolo rendono tutto molto più cupo, tetro e con sfumature più horror del capitolo precedente, come se si fosse deciso di continuare a scavare non solo nella storia, ma anche nell’oscurità dell’animo umano.

Dal punto di vista grafico, The Last of Us Parte II è la magnum opus di Naughty Dog. Sto parlando di shader incredibilmente realistici e modelli dal dettaglio altissimo. Nonostante le animazioni contestuali siano estremamente convincenti, ci sono però altri punti dove alcune volte mi è sembrato che l’animazione non rispondesse totalmente al controllo: una minuscola sbavatura in una tela disegnata con un tocco artistico da invidiare.
Il comparto audio è magnificente: tutto nel gioco suona e risponde al nostro tocco. Con l’utilizzo di cuffie o un sistema audio di buon livello, l’audio diventa anche parte integrante del gameplay, permettendoci di renderci più conto di ciò che ci circonda ed aiutandoci ad uscire da situazioni più complicate, grazie allo sfruttamento delle posizioni dei nemici.

Il lancio di corde e cavi: dimostrazione pratica.

Narrativa – Intimità ritrovata

Se dovessi descrivere questo gioco con un solo aggettivo non potrei dire altro che intimo. Perché, vi chiederete? È molto semplice: tutto in questo gioco è complice della volontà di farci conoscere la vita dei suoi personaggi nella loro più pura rappresentazione. The Last of Us Parte II è uno dei giochi dove più mi è stato possibile avvicinarmi ai suoi personaggi per conoscerli, empatizzare con loro, spaventarmi ed emozionarmi. Ogni aspetto di questo sequel lavora completamente per permetterci di vivere una storia, più che di giocarla. Il suo ritmo, il suo registro, il suo stile: Naughty Dog prende l’intimità della natura stessa del gioco e ce la offre, affinché possiamo veramente comprenderla e godere della possibilità di vivere una storia in cui spendere del tempo per capirla. La curva emozionale del gioco è sicuramente molto varia, anche se molte volte dovremo guardare in faccia il vero mostro: l’essere umano, più che l’infetto.

Ah, i cari e vecchi clicker

The Last of Us 2 – Perla da raccogliere

In definitiva, The Last of Us Parte II è un gioco da avere e giocare, sapendo che non sono l’innovazione e le novità ciò che lo contraddistinguono, bensì l’intimità della sua narrazione. Se non avete giocato il primo capitolo vi consiglio di metterci le mani sopra al più presto, godervelo senza se e senza ma e passare a questa seconda iterazione, così come fareste se vi voleste guardare subito il seguito di un film.

See you, Game Cowboys!

Perché sì:
Perché no:
  • Gameplay solido
  • Narrativa credibile
  • Level design sugli scudi

 

  • Animazioni non sempre eccellenti

Barbarossa - Biografia

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Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.

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