Lost Sphear – Recensione

Ristabilendo ricordi passati

Pubblicato il 07/02/18 da Michael Maneia
recensione
LOST SPHEAR

Lost Sphear – Recensione

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Il genere JRPG, negli anni, ha subito molti rimaneggiamenti, cercando di stare al passo con i tempi e facendo l’occhiolino alle nuove generazioni. È indubbio che, nell’anno passato, l’azienda vincitrice sul campo di questi giochi di ruolo orientali sia stata Atlus, che con il suo Persona 5 è riuscita quasi a far uscire il genere dalla sua nicchia, svecchiando e snellendo molte caratteristiche dell’RPG a turni e contornandolo con uno stile accattivante che non può che attirare qualsiasi giocatore con un minimo di gusto. D’altronde, è chiaro che la rivale storica di Atlus, Square Enix, abbia intrapreso una strada ben diversa con il suo brand di punta, Final Fantasy, puntando più su combattimenti action based o su un MMORPG con 10 milioni di giocatori attivi.

Per rispolverare quindi il passato della software house, ecco che nel 2016 viene rilasciato sul mercato I am Setsuna, opera prima di una nuova divisione nata in seno a Square Enix con l’intenzione precisa di creare JRPG dal sapore rétro: Tokyo RPG Factory. Dopo il timido esordio di Setsuna, che sicuramente ha portato interessanti meccaniche sulle nostre console peccando però di mancanza di varietà delle ambientazioni e di una trama interessante ma poco originale, Tokyo RPG Factory ci riprova con Lost Sphear, un altro gioco di ruolo per PC, PlayStation 4 e Nintendo Switch, che ricorda Chrono Trigger in molti aspetti (il che non è mai un male).

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E ora che famo?

Vestiremo i panni di Kanata, un giovane orfano il quale scopre di avere un immenso potere nel momento in cui il mondo viene colpito da una serie di strani fenomeni: alcune parti del mondo, siano esse oggetti, persone, oppure intere regioni, svaniscono, lasciando al loro posto un alone bianco con cui è impossibile interagire. A questo punto entra in gioco la misteriosa capacità di Kanata, ovvero la possibilità di concretizzare, in forma di cristallo, i ricordi delle persone per poter portare indietro tutto ciò che viene colpito dallo stano fenomeno. È così che il nostro eroe deciderà, assieme ai suoi amici d’infanzia e al misterioso Van, di allearsi con l’Impero per risolvere il problema alla radice, nella speranza di ritrovare, durante il viaggio, sua madre, misteriosamente scomparsa anni prima.

Seppur più originale della trama di I am Setsuna, la quale eccetto alcuni dettagli ricordava molto il decimo capitolo di Final Fantasy, non si può dire che Lost Sphear sia totalmente ispirato: spesso avremo la sensazione di aver già visto o sentito certi momenti dell’avventura in altre opere nipponiche; detto questo però il tutto sembra funzionare bene e i momenti di noia paiono comunque limitati, nonostante ci sia davvero una mole importante di dialoghi da leggere, senza il supporto di un doppiaggio o cutscene a spezzare lo svolgimento della trama.

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Il design di alcuni boss è alquanto particolare.

Se la trama ha fatto dei piccoli passi avanti rispetto al primo esperimento, il combat system, invece, ha fatto letteralmente un balzo qualche metro più in là: di base, il concept alle spalle di ogni battaglia in Lost Sphear ricalca quello di Setsuna e Chrono Trigger, con nemici visibili nelle varie mappe che andremo ad esplorare i quali attaccheranno nel caso in cui ci avvicinassimo troppo, facendo partire una battaglia a turni basata sul classico ATB system di Square Enix. Ritornano i Momentum, già visti nel precedente gioco, ovvero delle sottospecie di quick time event attivabili poco prima di colpire un nemico o dell’esecuzione di una skill (ma solo se abbiamo legato ad essa una Spritnite Momentum), che andranno ad applicare effetti disparati all’attacco, dal semplice danno maggiorato al recupero degli HP.

Ma sta proprio nell’esecuzione degli attacchi o delle skill il salto in avanti: se in Setsuna e Chrono Trigger ogni abilità aveva sì la possibilità di colpire più bersagli in base all’animazione della stessa ma non era possibile gestire il posizionamento del party, rendendo quindi molto macchinosa la gestione strategica di ogni turno, in Lost Sphear invece il posizionamento diviene il punto focale del sistema. Il gioco ci permette di muovere ogni personaggio prima di effettuare un attacco, andando quindi a colpire più nemici oppure semplicemente spostare ogni personaggio in una zona sicura dell’area prima di quella mossa finale da parte del boss. Personalmente ho apprezzato molto questa modifica che va ad aumentare le variabili strategiche in gioco durante ogni incontro.

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Le Vulcosuit ci aiuteranno anche durante l’esplorazione.

Ultimo dettaglio aggiunto è la presenza delle Vulcosuit, tute meccanizzate (del tutto simili a mecha presi direttamente da un qualsiasi anime a tema) indossabili dal party alla pressione di un tasto: queste tute hanno a loro disposizione mosse esclusive (come la classica X-slash) e valori di attacco e difesa maggiorati, ma il loro utilizzo è limitato da un “carburante” rappresentato dai Vulco Points, condivisi da tutta la squadra. Un’aggiunta carina e che in certi casi vi salverà la pelle, ma il numero limitato di VP spesso e volentieri vi costringerà ad usarla solo come ultima risorsa.

Ad aggiungersi alle migliorie del combat system troviamo molti aggiornamenti anche a quelle caratteristiche presenti in ogni gioco di ruolo giapponese: i mercanti, invece di essere sparsi in giro per le città come in Setsuna, avranno degli edifici dedicati; saranno disponibili le locande dove riposare e recuperare HP e SP; la gestione dell’equipaggiamento è stata espansa aggiungendo slot dedicati alle armature assenti in Setsuna (quindi i valori di attacco e difesa non sono più collegati alla sola arma principale) così come la gestione delle Spritniti (le pietre che donano abilità e incantesimi ai personaggi) non è più legata all’accessorio equipaggiato che va ad aggiungere slot, ma molto semplicemente andremo a sbloccare nuovi slot livellando.

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Quanto è bello ricostruire un intero continente.

L’ultimo grande passo avanti del gioco, infine, lo troviamo nell’ambientazione: Setsuna, principalmente per ragioni legate alla trama, ci ha presentato scenari molto simili tra di loro: grandi distese innevate, sparuti villaggi battuti da tempeste glaciali e pochi alberi ingialliti intervallati da pinete sempreverdi. Lost Sphear invece ci presenta un mondo vario, composto da città tecnologicamente avanzate e altrettante rovine di civiltà antiche, deserti, praterie e montagne, spezzate da aree “perse” che dovremo ristabilire creando artefatti sulla mappa, monumenti particolari che non solo faranno apparire quella montagna o quella foresta persa nella memoria, ma che aumenteranno i nostri danni magici (e quelli dei nemici) a scapito della forza fisica, o la probabilità dei colpi critici.

Sul lato tecnico invece le differenze con il progetto precedente di Tokyo RPG Factory sono lievi: certo abbiamo una qualità migliore di modelli e scenari, ma nulla di così distante da I am Setsuna, quindi non aspettatevi una resa grafica al pari di un Final Fantasy XV ma, piuttosto, un qualcosa che può ricordare un Bravely Default (ma con molta meno personalità). Musicalmente invece abbiamo una colonna sonora più varia rispetto al gioco precedente, il quale presentava brani esclusivamente eseguiti al pianoforte, qui sostituiti da pezzi orchestrali che ci accompagneranno per l’intera avventura, con qualche riarrangiamento di vecchi temi, ad esempio il jingle alla fine di ogni battaglia, come se si volesse strizzare l’occhio alla fanfara di Final Fantasy, presente in ogni capitolo con il suo arrangiamento dedicato.

Lost Sphear non sarà sicuramente il progetto di punta di Square Enix, così come non è il solito JRPG AAA: è piuttosto un titolo che va a collocarsi in quel limbo tra le produzioni indipendenti e i maggiori titoli della casa nipponica, con momenti ispirati e meno ispirati, un sistema di gioco migliorato rispetto al primo esperimento e, in generale, un passo avanti rispetto al passato. Ci sono JRPG migliori in giro, ma se Tokyo RPG Factory continuerà a migliorare, di anno in anno, i suoi piccoli progetti come è accaduto con Lost Sphear, è possibile che nell’immediato futuro si possa andare a creare una serie parallela a Final Fantasy e Bravely Default, magari meno ambiziosa, certo, ma sicuramente piacevole per coloro a cui piace vivere nei ricordi dei primi anni ’90.

Perché sì:
Perché no:
  • Perfetto per chi ha amato Chrono Trigger
  • Notevoli migliorie rispetto al progetto precedente
  • Nel complesso divertente

 

  • Trama non originalissima
  • Tecnicamente non eccelso

X-Slash

Memories

Vulcosuit

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.