Raiders of the Broken Planet: Wardog Fury

Brutti, sporchi e cattivi

Pubblicato il 05/02/18 da Riccardo Trillocco
recensione

Raiders of the Broken Planet: Wardog Fury

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Wardog Fury  è la seconda campagna distribuita da MercurySteam per Raiders of the Broken Planet, lo sparatutto in terza persona uscito lo scorso settembre su PC, Playstation 4 e Xbox One. Del gioco base, e della prima campagna a pagamento, Alien Myths, ve ne avevamo parlato qua, pertanto, in questa recensione, mi concentrerò maggiormente sulle peculiarità di questo episodio. Per chi non avesse tempo o voglia di leggersi la recensione precedente, ecco un breve riassunto: Raiders of the Broken Planet è un riuscito mix tra un’esperienza single player story-driven, un third person shooter cooperativo, e uno sparatutto PVP con elementi da hero shooter, il tutto racchiuso in una cornice a metà tra la fantascienza e il western, con personaggi carismatici, dialoghi degni del miglior Quentin Tarantino, e un comparto tecnico di tutto rispetto.

È single player perché tutto il gioco è affrontabile da soli, ed è dotato di una buona trama. È co-op perché attraverso l’ottimo sistema di matchmaking sarà possibile trovare altri Raiders disposti a condividere l’avventura. È Pvp perché potremo anche impersonare il ruolo dei cattivi, attraverso la lega degli antagonisti, una divertente alternativa al gioco principale, nella quale è possibile invadere le partite degli altri giocatori, con tanto di sistema di progressione dedicato. È Hero shooter perché ogni Raider ha caratteristiche peculiari, una propria arma, e un potere unico, attivabile attraverso la pressione del dorsale destro. Va da sé che alcuni eroi siano preferibili ad altri, a seconda della missione, o della predisposizione di ciascun giocatore.

Con una tale filosofia di vita, Lycus Dion non poteva che essere il mio prediletto.

Come già Alien Myths, anche Wardog Fury comprende quattro nuove missioni, che vanno ad aggiungersi alle due scaricabili gratuitamente con il pacchetto base. La storia di questo secondo episodio è incentrata sul rinnegato Loaht, un ex sottoposto del generale Marmellata, trafficante di droga divenuto nel tempo capo spirituale degli Wardog, una fazione disposta a tutto pur di impossessarsi dell’Aleph, sostanza di cui il pianeta che dà il titolo al gioco è molto ricco. Il desiderio di vendetta covato da Loaht nei confronti del generale spinge Harec, il leader dei Raiders, a volerlo arruolare, così da poter scacciare gli avidi Wardog dal pianeta, una volta per tutte. A livello di gameplay le missioni di Wardog Fury non si discostano granché da quelle di Alien Myths, e vedono i Raiders impegnati in frenetiche battaglie contro le altre fazioni, frenesia dovuta sia al gran numero di nemici che a un fattore esterno, il quale differisce di missione in missione. Nella prima dovremo sovraccaricare degli estrattori di Aleph prima che finiscano la loro opera di prosciugamento delle risorse, e per farlo dovremo uccidere le truppe elite, le più potenti del gioco. Una volta uccise, dovremo trasferire l’Aleph di cui erano in possesso negli estrattori, così da sovraccaricarli e farli esplodere. La difficoltà è data dal fatto che a ogni nostra morte perderemo tutto l’Aleph accumulato, di conseguenza sarà necessario ponderare bene il momento in cui riversarlo negli estrattori, visto che nel mentre non potremo rispondere al fuoco nemico. Una volta completata la prima missione, entrerà a far parte delle nostre fila anche Loaht, unico personaggio tra quelli aggiunti in Wardog Fury che si unirà di default ai Raiders, mentre gli altri andranno sbloccati attraverso la valuta in-game. È proprio usando Loaht che ho approcciato la seconda missione, che si svolge su un treno in corsa, e ci vede impegnati nel tentativo di far esplodere degli Wardog piuttosto in carne attraverso dei gas intestinali. Sì, avete letto bene, i trasporti salteranno in aria letteralmente scoreggiando. Il degrado e gli elementi organici sono all’ordine del giorno in Raiders of the Broken Planet, e tutto il lore del gioco è impregnato di questa fisicità sporca, à la Dune, film citato dagli sviluppatori come principale fonte di ispirazione insieme a I magnifici sette (tutta l’estetica del gioco è invece debitrice di classici post apocalittici, come Mad Max e Hokuto No Ken). Per far esplodere i convogli che trasportano gli abbienti e decisamente sovrappeso Wardog dovremo, indovinate un po’, sovraccaricarli di Aleph. Questa meccanica è presente in tutte le missioni, e non potrebbe essere altrimenti, visto che è l’unica alternativa allo sparare e al menare le mani che avremo a dispozione.

Loaht, non si dicono le parolacce!

La terza missione introduce un elemento fantasy, la Sfera di Lira, un potente artefatto che dovremo rubare, per poi utilizzarlo nello scontro con il generale Marmellata. Per poter sottrarre la sfera dalle grinfie degli Wardog sarà necessario trasportarla da un punto della mappa all’altro, come avviene nel più classico dei capture the flag. Visto che mentre trasporteremo la sfera saremo impossibilitati a sparare, il mio consiglio è quello di affrontare questa missione in co-op, pena il rischio di abbandonare prematuramente il gioco a causa delle ripetute morti. Abbandono che costituirebbe un errore, visto che la quarta missione, lo scontro col mefitico generale Marmellata, è sicuramente la più riuscita e scenografica del pacchetto. Per avere la meglio sul perfido generale saremo costretti, oltre che a respingere l’assalto di centinaia di soldati, a sovraccaricare di Aleph la Sfera di Lira (ok, forse questa meccanica è un po’ abusata), così da poter indebolire e crivellare di colpi il nostro acerrimo nemico. Visto l’abuso di Aleph a cui si è sottoposto per anni, il generale Marmellata è diventato tanto potente quanto deforme, e pur di liberarsi di noi userà ogni mezzo, propaggine o arto che sia, a sua disposizione. A livello visivo questa boss fight è resa benissimo, e devo fare un plauso a MercurySteam perché, nonostante la miriade di esplosioni, il gigantesco generale Marmellata e le decine di soldati su schermo, il gioco non accusa il minimo rallentamento, e i 60 fps garantiscono una fluidità ottimale, specie per uno sparatutto. Mi sento in dovere di fare un elogio anche al sound design del titolo, con effetti sonori estremamente azzeccati (parlavamo di flatulenze?) e un main theme dalle tonalità western particolarmente riuscito.

Il generale Marmellata, in tutta la sua grandiosa obesità.

Wardog Fury ha rappresentato il mio primo approccio con Raiders of the Broken Planet, ed è stato decisamente positivo. Analizzato come un gioco single player, lo sparatutto realizzato dagli sviluppatori spagnoli fatica a emergere tra la miriade di offerte dello stesso genere, nonostante la spiccata personalità di personaggi, ambientazioni e dialoghi. La sua forza risiede nella natura ibrida della sua proposta, sia a livello commerciale che prettamente videoludico. Le quattro mappe presenti in ogni episodio, se affrontate nella formula 4 vs 1, ovvero Raiders vs antagonista umano, assumono tutto un altro valore, e il fattore rigiocabilità aumenta esponenzialmente. Un ulteriore pregio è rappresentato dal fatto che, attraverso la valuta in-game, è possibile sbloccare temporaneamente anche le mappe degli episodi non in nostro possesso; tali mappe sono giocabili anche tramite un sistema di inviti. Quindi, anche scaricando solo la parte free to play del titolo, è possibile farsi un’idea concreta sulla sua offerta complessiva, e capire se rientra nelle proprie corde. Questo lodevole modello adottato dagli sviluppatori è però controbilanciato da un eccessivo focus sul grinding, visto che le cifre per sbloccare eroi, armi e skin attraverso la valuta in game sono tutt’altro che abbordabili. Basti pensare che nell’arco della mia partita, avendo completato Wardog Fury con innumerevoli tentativi (e imprecazioni) per ogni missione, non sono riuscito ad acquistare neanche un eroe supplementare. Questo limite è aggirabile attraverso delle microtransazioni, che riducono drasticamente il tempo necessario allo sblocco dei vari eroi. Ciò potrebbe far storcere il naso ai più integralisti tra voi, ma va visto nell’ottica di uno sviluppatore indipendente, che ha rilasciato un titolo molto valido a un prezzo risibile, nella speranza di fare breccia nei cuori (e nei portafogli) degli appassionati.
Il mio consiglio è quello di dargli una chance perché, superato lo straniamento iniziale, dovuto perlopiù a una formula un po’ difficile da comprendere, Raiders of The Broken Planet sa regalare ore di divertimento, online od offline che sia. Visto che il prologo è gratuito, con la possibilità di provare temporaneamente anche le espansioni a pagamento, non vedo perché non dovreste farlo. Per chi invece non digerisse proprio la formula episodica, è in arrivo una Ultimate Edition, comprendente il gioco base, le quattro campagne a pagamento e un pacchetto di skin rare, alla cifra di 59,99 €.


formula pro giocatore


tecnicamente esemplare


sistema di coperture


Perché sì:
Perché no:
  • Matchmaking veloce
  • Personaggi carismatici e con abilità uniche
  • Gli episodi non frammentano la community

 

  • Grinding eccessivo
  • Meccaniche a volte ripetitive

trillo81 - Biografia

È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare, ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.