Pubblicato il 08/05/19 da Riccardo Trillocco

Jupiter & Mars

Il messaggio ambientalista non salva un gioco fallimentare
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Introduzione – Una nobile causa

Tigertron è una piccola software house nata con l’intento di creare videogiochi che, prendendo spunto da tematiche di attualità, contribuiscano a plasmare il mondo del futuro, possibilmente rendendolo migliore. Fondata a New York nel 2015, quattro anni dopo dà alle stampe la sua opera prima, Jupiter & Mars, sviluppata in collaborazione con Tantalus e Wicked Witch.
Uscito il 22 aprile 2019, in occasione dell’Earth Day, in esclusiva PlayStation 4, con la possibilità di essere giocato interamente in realtà virtuale con PlayStation VR, Jupiter & Mars mi ha intrigato fin dal suo annuncio, promettendo di essere il seguito spirituale di Ecco the Dolphin, uno dei miei giochi preferiti dell’era 16 bit.
A questo aggiungete una direzione artistica ispirata all’estro di Tetsuya Mizuguchi, uno dei game designer che ammiro di più in assoluto, la nobile causa di voler sensibilizzare gli acquirenti sulle problematiche relative al riscaldamento globale, ed ecco che il gioco Tigertron è balzato piuttosto in alto tra i miei titoli più attesi del 2019. Avrà mantenuto le aspettative? Andiamo a scoprirlo…

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Nel gioco non viene data una spiegazione logica all’abbondanza di colori fluo. Che sia la conseguenza di anni di inquinamento?

Trama – Addio, e grazie per tutto il pesce

Se nel romanzo di Douglas Adams datato 1984, quarto capitolo della serie Guida galattica per gli autostoppisti, erano i delfini ad andarsene dalla Terra, lasciando in dote questo curioso messaggio di ringraziamento, in Jupiter & Mars è l’umanità ad aver abbandonato il pianeta. A differenza dei simpatici cetacei immaginati dal compianto scrittore inglese però, gli uomini, o meglio i Calpestaterra, come vengono chiamati nel gioco, hanno disseminato dietro di loro tonnellate e tonnellate di rifiuti. L’innalzamento del livello del mare inoltre, conseguenza dello scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale, ha fatto sì che anche le città venissero completamente sommerse.
Secoli di progresso, monumenti, infrastrutture, luoghi sacri, tutto è ormai inabissato in acque profondissime, mentre la vita della flora e della fauna oceaniche nel contempo è rinata. Nei panni di due delfini, Jupiter e Mars, veniamo convocati da un gruppo di enormi balene, conosciuto come gli Anziani, che ci affida l’ingrato compito di ripulire gli oceani da una rete di residui tecnologici che, utilizzando delle fastidiose onde sonore, sta rendendo la vita impossibile agli abitanti del mare. Nel corso di cinque, ampi livelli dovremo disattivare altrettante stazioni di ricerca e riportare così la serenità tra le forme di vita subacquee.

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Uno degli Anziani che incontreremo durante la nostra missione. Questo in particolare svolge la funzione di viaggio veloce, un po’ come in Pinocchio.

Narrate da Cristina Mittermeier, presidente e co-fondatrice di SeaLegacy, una delle due associazioni per la salvaguardia degli oceani partner del gioco (l’altra è The Ocean Foundation), le vicende narrate in Jupiter & Mars risultano a malapena abbozzate, non aspettatevi svolte Gigeriane come in Ecco the Dolphin o altri colpi di scena. Ho trovato questa scelta piuttosto azzeccata, in fin dei conti l’intento di Tigertron era quello di sensibilizzare il giocatore su problematiche reali e un’enfasi eccessiva sulla narrazione avrebbe potuto distogliere l’attenzione dal tema principale, ovvero l’enorme danno causato dall’uomo all’ambiente.
Anche la comunicazione tra cetacei è stata realizzata mantenendo un approccio realistico, con i suoni a bassa frequenza caratteristici di questa categoria di mammiferi riprodotti in maniera fedele. Detto questo, una maggiore impronta autoriale non avrebbe guastato: le cutscene, realizzate (male) con il motore di gioco, sono poche e dimenticabili e anche esplorando i livelli in lungo e in largo non ho trovato traccia di approfondimento. Sarebbe stato interessante legare i collezionabili, presenti in abbondanza, ad alcuni aspetti della trama o dell’attività delle associazioni sostenute. Anche gli NPC si limitano a fornire compiti, senza uno straccio di caratterizzazione e, cosa ancor più grave, lo stesso si può dire dei due protagonisti.

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Una delle cutscene del gioco, francamente orrende.

Comparto narrativo rimandato a settembre quindi o, per i più giovani, con un bel debito formativo.

Gameplay – Il delfino più lento del mondo

Come detto in precedenza, il fine ultimo di Jupiter e Mars, i due delfini protagonisti, è quello di interrompere il funzionamento di alcune stazioni di ricerca, ultimo lascito dell’umanità e nemesi degli organismi subacquei. Il giocatore prende il controllo di Jupiter, il delfino blu, che può nuotare, utilizzare l’ecolocalizzazione per evidenziare gli elementi interattivi dello scenario ed emettere degli impulsi per difendersi da eventuali minacce, ovvero meduse e coralli appuntiti.
Mars, il delfino rosso, gli nuota costantemente intorno e, una volta che avremo evidenziato un oggetto, possiamo far sì che lo prenda di mira. In genere si tratta di rocce che ostruiscono il passaggio oppure di conchiglie, che racchiudono i collezionabili: premendo il tasto X attiveremo l’ecolocalizzazione, che vi farà comparire sopra dei bersagli, premendo il tasto cerchio finché l’effetto del sonar è attivo Mars si lancerà a tutta forza, polverizzandole con un preciso colpo di rostro.
Esplorando i livelli potrà capitare di imbattersi in alcuni passaggi bloccati, davanti ai quali troveremo qualcuno che ci affiderà un compito, ad esempio una tartaruga marina che ha perso i piccoli o una manta che ha smarrito il suo gruppo. Si tratta di piccole missioni di ricerca che, una volta completate, ci apriranno il passaggio all’area successiva.
Negli ultimi livelli inoltre avremo a che fare con delle sonde galleggianti, le quali emettono onde sonore potenzialmente letali. Si tratta di piccole sessioni stealth, niente di troppo complesso, per superarle sarà sufficiente ripararsi dietro alcuni elementi dello scenario oppure rimanere fuori dalla loro portata.

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Una delle onde sonore, minaccia principale del gioco. Gli elementi contrassegnati dal colore viola sono in grado di proteggerci.

Procedendo nel corso del gioco sbloccheremo alcuni potenziamenti, che conferiranno abilità permanenti sia a Jupiter che a Mars: la possibilità di nuotare in acque più profonde, a temperature più basse, controcorrente oppure l’abilità di distruggere elementi in precedenza troppo resistenti. Questi upgrade sono un modo artificioso per allungare la longevità, altrimenti piuttosto risicata, costringendo il giocatore a riaffrontare livelli già completati per esplorare aree prima inaccessibili, colme di collezionabili. Probabilmente Tigertron voleva conferire un tocco di metroidvania alla sua opera prima, ma la divisione netta tra i livelli e la palese estraneità di queste aree alla missione principale le rende solo un ridondante riempitivo.
Purtroppo tra le abilità aggiuntive i programmatori non ne hanno prevista una che rendesse Jupiter un po’ più veloce: il delfino infatti è di una lentezza snervante, che rende il solcare le acque del gioco une delle azioni più tediose che mi siano capitate nella mia lunga carriera videoludica. In un gioco dove l’esplorazione costituisce il 99,99% del gameplay un sistema di movimento appagante avrebbe reso perlomeno piacevole vagare in livelli enormi, perlopiù vuoti e privi di qualsivoglia azione da compiere, invece la scelta della visuale in soggettiva e la sua granitica immobilità fanno di tutto per scoraggiare la sensazione di interpretare un delfino, anche a causa dell’onnipresente interfaccia a schermo che mostra la posizione di Mars, un dato completamente inutile ai fini del gameplay.

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Ho completato il gioco ormai da giorni ma ho una domanda che ancora mi tormenta: a cosa diavolo serve l’interfaccia?

Giocando attraverso PlayStation VR il senso di immersione del giocatore aumenta, letteralmente, ma il problema della lentezza esasperante risulta ancora più accentuato. L’uso del caschetto evidenzia a dismisura anche l’altro aspetto critico del gioco sviluppato da Tantalus e Wicked Witch, ovvero il…

Comparto Tecnico – Rez the Dolphin

Come accennavo nell’introduzione, tra le fonti d’ispirazione dichiarate dagli sviluppatori ci sono le opere di Tetsuya Mizuguchi, un game designer visionario, dal curriculum costellato di capolavori a partire dai suoi anni in SEGA, nei quali ha sviluppato giochi del calibro di Sega Rally Championship, Space Channel Five e Rez, fino ai giorni nostri, che lo vedono ancora alla ribalta con Tetris Effect e Lumines Remastered. Un visionario, che ha fatto della sinestesia elevata a videogioco la sua ragione di vita, chiunque abbia provato i suoi titoli sa a quali vette sensoriali possano portare.
Ecco, di tutto questo in Jupiter & Mars non c’è traccia: non basta cospargere di glitter e luci al neon degli animali, agghindandoli come se stessero per andare al più “truzzo” dei rave party, per acquisire la maestria tecnico artistica di Mizuguchi. Anche la resa visiva dell’eco-localizzazione, elemento fondamentale del gameplay, è mutuata da Rez: ogni volta che Jupiter scandaglierà i fondali delle linee geometriche essenziali ricopriranno l’ambiente di gioco, riportandolo a una dimensione quasi vettoriale. La differenza è che nel gioco Sega le figure stilizzate erano ispirate alle opere di Kandinsky, pittore russo padre dell’astrattismo, trovando anche riscontro nella trama, mentre qua rendono solo più confusionaria la resa visiva.

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Da un indie non pretendo certo un comparto tecnico da tripla A, ma oggettivamente Jupiter & Mars è inguardabile, sembra un brutto gioco per PS1.

Anche gli scenari denotano una povertà poligonale d’altri tempi e delle texture in bassissima definizione, osservate le immagini a corredo dell’articolo e non potrete che concordare.
In modalità VR questi difetti si accentuano ancora di più, con la risoluzione che precipita a picco, un frame rate che diventa instabile e i colori che assumono all’improvviso dei toni slavati, pregiudicando la fruibilità. A questo aggiungete una colonna sonora dalla qualità altalenante: il brano di accompagnamento del primo livello è di una cacofonia unica, uno dei più brutti che abbia mai sentito in un videogioco (sì, Jupiter & Mars ha infranto alcuni alcuni miei record), un elettropop piacevole come un martello pneumatico piantato nel cervello.
Per fortuna la situazione in seguito migliora, con brani che evocano maestri delle colonne sonore quali Vangelis e Carpenter, riferimenti ormai abusati ma comunque dei toccasana rispetto all’obbrobrio ascoltato in precedenza.
Comparto tecnico bocciato in pieno quindi, non ci siamo proprio.

Conclusioni – La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni

L’operazione orchestrata da Tigertron è tra le più nobili: sappiamo tutti quanto siano urgenti le problematiche derivanti dal riscaldamento globale, come l’innalzamento del livello del mare, lo scioglimento dei ghiacciai e le nefaste conseguenze che ne derivano. Inoltre parte dei proventi derivati dalle vendite del gioco andranno alle due associazioni partner del progetto, SeaLegacy e The Ocean Foundation, quindi tanto di cappello alla software house newyorkese.

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Questo è l’aspetto del gioco una volta indossato PS VR. No comment…

Il fine ultimo dell’edutainment dovrebbe essere però quello di educare divertendo ma Jupiter & Mars fallisce entrambi gli obiettivi. Dopo aver visto i titoli di coda non credo di saperne di più sui temi trattati, gli unici riferimenti alla realtà sono delle brevi nozioni che compaiono a schermo dopo la cutscene finale, niente che non sapessi già.
Trovo più informativa la martellante pubblicità di Sky e Legambiente sulle tartarughe marine, che dura 30 secondi, ho detto tutto. Sul fronte divertimento va ancora peggio, non ne ho proprio trovato traccia: level design confusionario, ritmo soporifero, bruttissimo da vedere e senza il minimo livello di sfida, con queste caratteristiche non posso che classificare Jupiter & Mars come un brutto videogioco.
Spero che Tigertron impari dai propri errori e che con la sua opera seconda possa proporci qualcosa di più appagante, sia sul fronte educativo che su quello strettamente videoludico.

Perché sì:
Perché no:
  • Mosso da buoni propositi
  • Il grazie a Kenji Eno scalda il cuore
  • Lo stile Mizuguchi ha sempre il suo fascino

 

  • Bruttissimo da vedere
  • Noioso da giocare
  • Non informa a dovere
  • Il downgrade in VR è esagerato
  • Collezionabili fini a se stessi
  • Ma quanto è lento Jupiter?

 

 

Statua della libertà

trillo81 - Biografia

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È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.