Pubblicato il 10/02/20 da Jacopo Ambaglio

Journey to the Savage Planet

Esplorare è difficile.
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Oggi parliamo brevemente di Journey to the Savage Planet, il nuovo titolo in esclusiva per Epic di Typhoon.

Typhoon è uno di quegli studi creati da professionisti di grandissime case di produzione (in questo caso Ubisoft e EA) che per un motivo o per un altro hanno lasciato la casa madre. Eh beh… Ci sanno fare abbastanza, perché il loro primo titolo è molto carino, al netto di qualche difetto. Non stiamo comunque per parlare di un tripla A eh, tenetelo bene a mente.

Journey to the Savage Planet – Cominciamo bene

Si comincia con la nostra astronave che atterra in modo non proprio dolce su un pianeta inesplorato, rompendosi. Siamo la quarta compagnia di esplorazione interstellare e il nostro compito, oltre a quello di raccattare i pezzi per riparare la navicella e tornarcene a casa, ovviamente, sarà capire se questo pianeta “ARY-26” è abitabile e sfruttabile a livello di risorse.

Contando che siamo la quarta compagnia, il nostro budget è limitato. Limitato a zero, per essere precisi, un po’ come il nostro equipaggiamento… Ma fortunatamente abbiamo una stampante 3D, e ormai, si sa, ci si fa un po’ di tutto. Liberiamo quindi i nostri fidi droni e mettiamoci alla ricerca di materiale per costruirci qualcosa con cui sopravvivere, tipo una pistola, perché in un pianeta dove delle meduse volanti cercando di ucciderti lanciandoti addosso palle acide può essere abbastanza utile.

Parliamo fuori dai denti, è inutile nasconderci dietro un dito: a prima vista Journey to the Savage Planet può sembrare semplicemente un Metroid o un No Man’s Sky pezzotto. Nulla di più sbagliato, e in realtà non vuole neanche assomigliare ai due titoli ai quali, è abbastanza evidente, un po’ si ispira.

Questo titolo fa dell’umorismo la sua carta vincente e ogni singolo dettaglio, ogni frase e ogni informativa interna al gioco (che sia un video pubblicitario a caso che parte sulla tv della navicella o un questionario da compilare al PC) è studiato per essere totalmente fuori di testa. Mi spiegherò meglio con un piccolo esempio.

Il nostro equipaggiamento iniziale è formato da una latta di cibo orribile della quale c’è persino una piccola pubblicità girata apposta che potrete vedere a bordo della nave, il Grob. Il primo animale che incontriamo durante la nostra avventura è un uccello-palla che saltella insieme ai suoi amici in una grotta. Sono totalmente innocui e sono attirati dal cibo. Lanciandogli una latta di cibo per terra cominceranno a mangiarla e scorreggiare carbonio, che potremo raccogliere.

Ecco, il gioco è questo.

Journey to the Savage Planet steam
WRYYYY!

3D, proprio 3D, ma…

Journey to the Savage Planet è umorismo ed esplorazione, dicevamo. I quattro mondi del titolo si sviluppano abbastanza bene in tutte le dimensioni, benché non siano enormi e, man mano che si prosegue con le missioni, aggiungendo parti al nostro equipaggiamento (come il jetpack o il rampino magnetico) potremo esplorarli in tutta la loro verticalità.

Non mancheranno neanche dei piccoli puzzle ambientali, anche se si riducono allo schiaffare gli uccelletti in bocca a una pianta carnivora e cercare un po’ in giro per capire come sbloccare dei forzieri particolari, ma in realtà non cercavo e non mi aspettavo più di tanto da questo punto di vista.

Devo dire che mi aspettavo invece qualcosa in più dall’esplorazione. Il titolo è vivace, colorato, divertente e i dialoghi hanno un po’ il mood di Borderlands, anche se non a quel livello, ma dopo le prime ore di novità diventa tutto abbastanza lineare: vai alla parte, recupera la parte, potenzia l’equipaggiamento per arrivare più in alto, vai all’altra parte. Non c’è un’esplorazione vera e propria, e bisogna contare che, anche a prendersela comoda, se proprio non volete collezionare TUTTO, in una decina di ore lo finite.

Per quanto riguarda la parte di shooting, al netto della sua durata, ha una buona varietà di nemici “simpatici” e ben caratterizzati, ognuno con i suoi determinati punti deboli. Poi ci sono i boss. I boss di Journey to the Savage Planet sono enormi, ben disegnati e due occupano tutto il dannato schermo! Presentano una barra della vita divisa in tre sezioni, che si consumano colpendo i punti deboli. Una volta finita una delle tre sotto-barre dovremo più o meno rifare la stessa cosa, ma il boss cambierà qualche pattern di attacco, o comunque ci renderà il compito un po’ più difficile.

Journey to the Savage Planet recensione
Quale sarà mai il suo punto debole…

Ma quindi? Bello? Brutto? Boh?

Ha i suoi difetti, è innegabile. Più di una volta sono impazzito perché il marchio del rampino spariva a caso facendomi precipitare nel vuoto, e le ultime ore sono state abbastanza un “vediamo come finisce” perché avevo esaurito quel fattore novità che nelle prime ore di gioco è stato davvero devastante. Oltretutto, 10-12 ore per un gioco esplorativo sono un po’ pochine… Sì, è vero che ci sono più di cento melme da raccogliere (ad esempio), ma boh… Le volete raccogliere davvero tutte? Vi sentite spinti a farlo?

Devo però ammettere che non ho potuto provarlo in cooperativa. Sì, è strano, ma lo si può giocare tutto in cooperativa.

Purtroppo la linearità che prende piega proseguendo nelle missioni non lo rende un top game, ma ha davvero i suoi momenti e se questo è il loro primo gioco mi sa che i ragazzi di Typhoon faranno i crateri nei prossimi anni.

Journey to the Savage Planet recensione
Vivi anche tu la No Man’s Sky experience insieme a noi.

Perché sì:
Perché no:
  • Vivace, colorato, umoristico

 

  • Abbastanza lineare
  • Backtracking non così accattivante

Ipah - Biografia

Jacopo Ambaglio
Aspetta, faccio la presentazione standard da recensore navigato. Cresciuto coi videogiochi che quando ho cominciato io proprio levati, si giocava a Pong coi sassi. L'abilità videoludica di Faker unita al senso critico di Matt Preston.

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