11-11 Memories Retold

Dormi sepolto in un campo di grano...

Pubblicato il 20/11/18 da Sara Porello
recensione
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11-11 Memories Retold

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E mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore…

 

Pochi giorni fa, l’11 novembre, l’Europa ha commemorato una data fondamentale della sua storia: esattamente cento anni fa terminava la Grande Guerra, quello che, all’epoca, venne considerato il più esteso e sanguinoso conflitto di sempre. 

Lo studio Aardman Animations di Bristol e i francesi DigixArt collaborano nel dare vita a una meravigliosa avventura narrativa che ripercorre la Prima Guerra Mondiale attraverso le storie di due soldati su fronti opposti. Un gioco indie, ma solo nei temi e nella narrazione, tanto che ha alle spalle un gigante tra i publisher, Bandai Namco, e due attori del calibro di Elijah Wood e Sebastian Koch per il doppiaggio dei protagonisti. 

La Prima Guerra Mondiale viene dunque raccontata attraverso le storie di Harry, giovane fotografo di Toronto, e Kurt, padre di famiglia tedesco. Due uomini diversi sotto tutti i punti di vista: per età, per provenienza geografica, per mestiere ma, soprattutto, schierati su fronti opposti nello scacchiere politico-militare dell’epoca.  

Cosa li spinge a prendere la decisione di arruolarsi volontariamente per la guerra? L’amore. Per Harry è l’amore che prova per Julia, il desiderio di indossare un’uniforme militare, nella speranza che, al suo ritorno, lei possa guardarlo “con gli stessi occhi con cui guardava il maggiore Barrett“. Per Kurt è l’amore paterno, il bisogno di andare a cercare il figlio Max, disperso in un’azione militare, probabilmente morto. Harry e Kurt si ritroveranno, su fronti opposti, in Francia, nelle trincee del fronte occidentale, durante i mesi che precedono le offensive finali del conflitto.
Per uno di quegli impensabili giochi del destino, le loro storie si incroceranno in modi inaspettati, dandoci una prospettiva unica sulla guerra: non quella di due soldati su fronti opposti, ma quella di due uomini che, oltre a sopravvivere, dovranno anche riuscire a non perdere la propria umanità.

Sparagli, Piero. Sparagli ora. 

Nel gioco sono presenti due modalità narrative alternate: in alcuni capitoli interpreteremo, a turno, Harry Kurt nelle rispettive storyline (e nei rispettivi eserciti). In altri capitoli, invece, i due uomini saranno entrambi presenti in scena, e il giocatore avrà la possibilità di passare da uno all’altro; i due soldati dovranno collaborare per progredire nella narrazione, sarà quindi fondamentale usarli entrambi. Inoltre, in uno dei primi capitoli del gioco, i due protagonisti acquisiranno un compagno animale, un piccione per Harry e una gatta per Kurt: oltre a costituire un buon espediente narrativo, il felino e il pennuto saranno anche giocabili (seppur in maniera limitata), principalmente per ottenere alcuni collezionabili che risulterebbero altrimenti irraggiungibili per i due personaggi principali.
Oltre a Harry e Kurt, personaggi costruiti magistralmente, ci sono anche altri personaggi secondari che pure risultano vividi e veri, uno su tutti il maggiore Barrett: difficile dare un giudizio morale su di lui, poiché, come nella vita reale, non può essere definito buono o cattivo tout court. È solo un uomo segnato dalla guerra, con le sue debolezze, i suoi difetti e i suoi demoni.

Le meccaniche di gioco sono ispirate alle avventure grafiche, ma le “sfide” sono talmente basilari da superare che il gioco non può essere definito certo un puzzle game. Si tratta perlopiù di trovare certi oggetti, parlare con certi personaggi e andare in certi luoghi… ma, del resto, il fulcro del gioco non è risolvere enigmi.
11-11 Memories Retold è una narrazione, un bel romanzo videoludico in cui possiamo seguire la storia dei due protagonisti. Per Harry il mezzo espressivo è la fotografia: dovremo fotografare il mondo della guerra in tutte le sue sfumature, e le foto che scatteremo influenzeranno non solo il morale di Harry, ma anche i sentimenti che Julia prova per lui. La storia di Kurt, invece, si esprime attraverso le lettere che scrive alla moglie Katrin, e soprattutto alla figlioletta Lucie: parlando con i commilitoni ed esplorando il mondo che lo circonda, Kurt sarà in grado di scegliere le parole più adatte per comunicare alla figlia i propri sentimenti e le proprie esperienze, e ciò influenzerà la sua storia.
La meccanica delle fotografie e delle lettere è poetica, coinvolgente, immersiva: in una parola, geniale. 

“Ninetta mia, crepare di maggio, ci vuole tanto troppo coraggio…”

Va da sé che un tema così delicato non può essere trattato in maniera superficiale: gli sviluppatori, in questo senso, centrano pienamente l’obiettivo di narrare la storia (e la Storia) con delicatezza ed emozione, senza mai scivolare nella banalità. Tanti piccoli dettagli fanno la differenza tra “un videogioco sulla Prima Guerra Mondiale” e “un capolavoro”. Oltre alla già citata, e riuscitissima, meccanica delle fotografie e delle lettere, altre trovate rendono il gioco unico. L’uso magistrale della lingua per dare un senso di realtà, ad esempio: le scene ambientate tra le fila tedesche sono quasi interamente doppiate in tedesco, le scene ambientate a Parigi sono doppiate in francese o al limite in inglese con accento francese. Ciò nonostante, i sottotitoli (disponibili anche in italiano) vi permetteranno di comprendere tutto. 

Azione quasi nulla ed enigmi semplicissimi permettono di concentrarsi esclusivamente sulla narrazione, e di lasciarsi trasportare nella storia, fino a un finale di gioco (che coicide con la fine della guerra) tra i più toccanti che mi siano mai capitati, e che propone alcune scelte davvero, davvero, difficili. E nessuna di esse conduce al finale “positivo”, per il semplice fatto che un’esperienza così devastante come la guerra lascia cicatrici indelebili nelle vite di chi ne viene coinvolto. Per i giocatori più esigenti, però, è prevista una serie di collezionabili da trovare esplorando le aree o da ottenere in vari modi (giocando a carte contro vari personaggi, ad esempio).
I collezionabili sono approfondimenti relativi a diversi aspetti dell’epoca della Prima Guerra Mondiale, in particolare relativi alla situazione bellica canadese e tedesca; sbloccare tutti i collezionabili per ogni parte del gioco renderà disponibili alcuni video, che mostrano i “dietro le quinte” della realizzazione e dello sviluppo, con tanto di interviste agli attori principali del progetto. 

Chi diede la vita ebbe in cambio una croce.

Se fino a qui non ho fatto altro che lodare il gioco, devo purtroppo sottolinearne anche i difetti, che riguardano in larga misura il comparto tecnico. Nulla da eccepire sulla colonna sonora, le musiche sono perfette e giocano un ruolo fondamentale nel convogliare le emozioni giuste al momento giusto: tristezza, disperazione, paura, ma anche speranza… è però sulla grafica che ho diverse perplessità. Il gioco, come avrete notato dalle immagini, presenta una grafica che imita la pittura impressionista, con pennellate di colore vaghe e profili solo abbozzati.
Solitamente queste scelte grafiche ardite incontrano il mio favore, ma in questo caso ho trovato lo stile grafico “pesante”: seppur perfetto e suggestivo per i paesaggi, l’ho trovato poco adatto a rappresentare i personaggi e inoltre… mi affaticava letteralmente la vista. A questo, aggiungete il fatto che uno stile con tratti così indefiniti rendeva spesso difficile notare alcuni oggetti dello scenario (in particolar modo i collezionabili). 

Non è tutto, purtroppo. Non ho apprezzato particolarmente la scelta di bloccare la visuale della camera (senza la possibilità di zoomare sul personaggio o di guardarsi intorno): oltre a essere poco comoda, la camera bloccata contribuiva a rendere alcuni oggetti difficilmente individuabili. In generale, poi, i comandi sono poco responsivi.

… ma sono mille papaveri rossi…

Devo poi segnale diversi bug tecnici che mi hanno costretta, più di una volta, a ricominciareunl capitolo, in quanto non era possibile progredire nei dialoghi (non compariva l’icona per l’interazione). 

E questo mi porta all’ultimo difetto che ho riscontrato in 11-11 Memories Retold: la poca flessibilità durante il secondo playthrough dei capitoli. I salvataggi automatici, di per sé, non sono negativi, anzi. Il problema è che se vogliamo trovare tutti i collezionabili dovremo probabilmente rigiocare più volte ogni capitolo, senza avere però la possibilità di saltare i filmati e le animazioni, e soprattutto senza che gli elementi scoperti da Kurt da inserire nelle lettere alla figlia vengano salvati: dovremo ogni volta rigiocare tutte le scene e riascoltare tutti dialoghi. 

La presenza di tutti questi “contro” è rilevante nell’esperienza globale di gioco, ma non ne mina il contenuto artistico e altamente emozionale. Ricordo che ai tempi, ormai sempre più lontani, in cui frequentavo il liceo, il professore di letteratura italiana ci assegnava periodicamente dei libri da leggere, e la guerra era uno dei temi che andava per la maggiore. Se è vero che i tempi stanno cambiando, io credo che questo gioco potrebbe tranquillamente essere inserito nei programmi scolastici per il suo valore artistico e didattico.
A quanto pare, continuiamo ad avere bisogno di ricordare.

Perché sì:
Perché no:
  • Narrazione immersiva e poetica
  • Valore storico
  • Meccaniche interessanti

 

  • Bug tecnici
  • Scelta grafica scomoda
  • Rigiocare i capitoli è un'esperienza frustrante

guerra

ricordi dal fronte

finale

Sara Porello - Biografia

Sara Porello
Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro. Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.