Pubblicato il 05/09/17 da Neko Polpo

Starfinder Roleplaying Game – The Sky is the Limit

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Setting e Lore

Signore e signori, vi presento Akiton, ovvero Marte in versione Starfinder.

Starfinder, per quanto riguarda il lore, affronta una sfida di design molto intrigante: conservare la legacy della sua più blasonata controparte fantasy, Pathfinder, mentre tenta contemporaneamente di distaccarsene a livello meccanico e sistemistico: la magia è sempre meno rilevate in quanto integrata e compensata dalla tecnologia; di conseguenza i potenti artefatti che muovono gli equilibri di potere fra le civiltà senzienti del cosmo risultano essere sempre meno “magicentrici” e più ibridi tecnologici/magici.
Non solo: Golarion, la culla dell’umanità e dei primi mortali ascesi a divinità, sarebbe stata probabilmente un’eredità fin troppo pesante per essere utilizzata in un sistema il cui scopo principale è comunicare un senso di esplorazione di proporzioni galattiche, senza considerare infine che raccontare una Golarion futuristica lederebbe il filone narrativo di Pathfinder, in quanto la sua ambientazione è ancora viva e vegeta e in costante evoluzione: integrarla in Starfinder sarebbe in sostanza un gigantesco spoiler. Come hanno fatto i designer della Paizo ad ovviare a questo problema? Con due semplici parole: The Gap.

The Gap è un evento che ha riguardato tutte le razze senzienti esistenti nella galassia: un enorme buco nella Storia di non ben precisata durata, che si suppone sia durato secoli se non addirittura millenni. Ogni archivio storico, testimonianza scritta o leggenda riguardante il periodo compreso nel Gap diventa confusa, poco chiara o addirittura contraddittoria. Senza considerare il fatto che Golarion, culla dell’umanità e casa di molte celebri razze senzienti quali elfi, nani e halfling… È sparita. Al suo posto si trova un enorme stazione spaziale chiamata Absalom Station, la quale porta lo stesso nome della città più importante dell’oramai scomparso pianeta: Absalom appunto, la mitica metropoli fondata da Aroden, primo mortale asceso a divinità grazie alla Pietrastella, artefatto dai poteri inimmaginabili e attuale cuore energetico di Absalom Station.
Grazie alla Pietrastella, la stazione possiede una fonte di energia inesauribile, grazie alla quale si è rapidamente imposta come nexus culturale, economico e politico di tutto il sistema solare. Ma questo non è il solo motivo per cui la stazione Absalom è così fondamentale nell’universo (o meglio dire, nel multiverso) di Starfinder, in quanto essa non è solo una fonte di energia, ma anche la più importante e potente bussola intergalattica.

Infatti, la Pietrastella è la più intensa fra le Drift Beacon, le quali sono punti di riferimento che permettono la navigazione nel Drift, dimensione utilizzata dalle astronavi per compiere i salti iperluce. Siccome non si conosce un metodo affidabile per collegare matematicamente un punto nel Drift al corrispondente col piano materiale, per raggiungere mondi conosciuti ed alleati nell’Absalom Pact vengono utilizzati questi fari di segnalazione che permettono ai piloti nel Drift di navigare verso il pianeta desiderato.
Tutti i luoghi non contrassegnati dalle boe sono considerati Spazio Esterno e rappresentano location completamente inesplorate, selvagge e spesso letali; insomma: il pane quotidiano dei cercatori di ventura, come in genere sono i protagonisti dei giochi di ruolo. Neanche a dirlo, la Pietrastella, in quanto Beacon di potenza inimmaginabile, permette ad ogni astronave in qualsiasi punto della galassia di raggiungere Absalom Station in meno di una settimana. Ora vi sarà facile capire perché la stazione spaziale è il centro nevralgico di questa ambientazione.

Gli artwork di Absalom Station sono magnifici.

Al di là dell’esplorazione e del viaggio spaziale, il gioco mantiene in sé molti degli elementi fondamentali del suo predecessore, come ad esempio parecchie divinità che sono sopravvissute al cambio di sistema (come Iomedae, Sarenrae, Abadar, Zon-Kuthon, per esempio) accompagnate da new entries come Triune, divinità IA patrona del Drift, che ha donato alle razze senzienti il motore che permette l’accesso a quest’ultimo.
Rimanendo sul filone delle similitudini con Pathfinder, la magia è rimasta tale, anche se il sistema regolistico è stato notevolmente snellito, considerando che i poteri magici sono sì importanti, ma non più di accesso così esclusivo come un tempo. Infatti, praticamente tutti gli oggetti tecnologici utilizzano minime quantità di magia, talmente fine da non essere disincantabile. Certo, classi dedicate allo spellcasting ci sono (Technomancer e Mystic) e la magia è ancora molto rilevante, ma non aspettatevi un sistema magic-heavy come Pathfinder, ma piuttosto un mondo dove la tecnomanzia, intesa come connubio tra magia e tecnologia, ha raggiunto i suoi massimi livelli d’espressione.

Un ultimo appunto per quanto riguarda questo excursus sulla galassia in cui è ambientato il canon di Starfinder: a differenza di molti altri giochi di ruolo, nel manuale base troverete ampio spazio dedicato alla descrizione di eventi storici, lore riguardante razze e pianeti d’origine delle stesse e molto altro ancora; quello che vi ho descritto non vuole essere altro se non un assaggio di quello che il libro ha da offrirvi.

NekoPolpo - Biografia

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