Pubblicato il 03/08/22 da Luca Dedei

Yurukill: The Calumniation Games – Recensione

Una bin-tastica storia ricca di colpi di scena e suspense... o forse no.

Una bizzarra combinazione di elementi da visual novel investigativa ed escape room, che si alternano a momenti shoot’em up con navicelle spaziali. Yurukill: The Calumniation Games si presenta in maniera così stramba da attirare comunque l’attenzione, anche solo per sapere come avranno collegato il tutto, e soprattutto grazie a un cast di nomi abbastanza rinomati, tra doppiatori noti, Homura Kawamoto (Kakegurui) come scrittore e Hiro Kiyohara (Another) per le varie illustrazioni. Ma dietro a tutta questa presentazione purtroppo è presente pochissima sostanza.

Yurukill – Bin-nocenti in lotta per la libertà

Il protagonista della storia è Sengoku Shunju, condannato a 999 anni di prigione a causa di un pluriomicidio che non ha commesso, che viene portato in questo strano e inquietante parco dei divertimenti chiamato “YuruKill Land”, dove dovrà competere contro altre persone nelle sue stesse condizioni per ottenere la libertà.

Le regole del gioco sono semplici: ogni “prigioniero” viene messo in coppia con un “esecutore”, ovvero una persona collegata al reato per il quale il prigioniero è stato condannato; l’esecutore potrà in qualunque momento uccidere il concorrente tramite un palmare (che sarà utile anche come raccoglitore di informazioni e, a livello di gameplay, sarà il dispositivo che gestisce l’UI) collegato a un collare che presenta un ago avvelenato.

Scopriremo dunque pian piano i vari prigionieri, che dovranno innanzitutto convincere i propri esecutori della loro innocenza e, successivamente, competere per la liberazione.

Yurukill – Una lentezza bin-sopportabile

E questo è l’incipit degli Yurukill Games, riassumibili in un semplice paragrafo, mentre in gioco dobbiamo sorbirci 5 ore di dialoghi (ho giocato prevalentemente con lo scorrimento automatico dei dialoghi, quindi i tempi sono quelli voluti dal gioco) prima di poter fare qualunque azione. E questo è solo uno dei tanti difetti presenti in gioco; infatti la struttura di un capitolo è prevalentemente divisa nelle seguenti sezioni:

  • Introduzione pregna di dialoghi
  • Escape room dove dovremo raccogliere oggetti e risolvere puzzle dedicati ai casi
  • Maji-kill, ovvero una sezione di domande e risposte per convincere il nostro esecutore a non farci fuori
  • Shoot’em up, dove oltre a sparare dovremo ricomporre le prove e provare la nostra innocenza

Ho scritto in maniera così sistematica perché il titolo cercherà di mantenere questo schema per tutti e 7 i capitoli (ad eccezione del maji-kill, che sparirà dopo il quarto) a volte anche in maniera forzata, arrivando così ad avere dialoghi lunghi e sterili, con momenti in cui dovremo compiere delle scelte completamente inutili perché la trama in realtà è lineare, personaggi che si rivelano molto stupidi perché è necessario che arrivino alla soluzione solo dopo un preciso momento (in cui diventano degli investigatori provetti all’improvviso), escape room che si alternano dall’essere troppo semplici a non darti alcun tipo di indizio logico, senza alcuna via di mezzo, maji-kill inconcludenti che non servono né a portare avanti la trama né a creare una situazione di pericolo.

Sia nelle sezioni maji-kill che durante i vari dialoghi, in Yurukill non avremo mai una reale sensazione di pericolo. Nel caso peggiore, se dovessimo cioè fallire e morire, il gioco ricaricherà dal checkpoint come se nulla fosse.

Ci ritroveremo così ad avere personaggi che non hanno la minima idea di cosa fare nonostante abbiamo tutte le prove in mano, ed esecutori che si arrabbieranno completamente a caso perché il gioco ha deciso che è arrivato il momento del maji-kill, e che in seguito a quella vagonata di domande comunque non si fideranno di noi, esattamente come prima di quella sezione. Per poi arrivare completamente a caso in un sistema di simulazione dove piloteremo una navicella spaziale nella sezione shoot’em up, divisa in tre stage che saranno separati da una sezione dove dovremo connetterci al cuore e alla mente del nostro esecutore per fargli comprendere la nostra innocenza, utilizzando le varie prove che abbiamo raccolto; peccato però che anche in questo caso le risposte da dare o sono troppo semplici o completamente illogiche e prive di alcun fondamento sensato, in un ambiente epilettico che non aiuta per niente a ragionare per rispondere alle assurde richieste. La parte di shooting però è molto dinamica e in grado di divertire. È presente infatti una modalità secondaria dove è possibile giocare unicamente questi segmenti e caricare il proprio score nelle board online, e mettersi alla prova con diversi livelli di difficoltà, ma nella modalità storia sembra davvero messa soltanto perché dovevano farlo, e il rapporto tra shooting e dialoghi è troppo impari.

Prima di iniziare a sparare, dovremo superare un bin-terrogatorio per vedere se siamo stati attenti.

Un titolo bin-credibilmente mediocre

Nonostante il titolo, graficamente, consista prevalentemente in linee di dialogo con immagini statiche o con (pessime) animazioni live2D, Yurukill riesce ad avere una numerosa quantità di freeze e scatti, sia nelle transizioni che nei menu di gioco. In conclusione, dunque si tratta di un titolo insufficiente, con personaggi con cui si fa fatica a empatizzare nonostante siano (quasi tutti) innocenti, una trama che fa acqua da tutte le parti e un gameplay monotono e poco ragionato, un sacco di dialoghi ripetitivi e inconcludenti in un vano tentativo di copiare titoli come Zero Escape e Danganronpa, senza cogliere minimamente il motivo per cui questi ultimi siano degli ottimi capisaldi del genere.

L’unica motivazione che mi ha portato a terminare la storia era la curiosità di scoprire quanto fosse profonda la tana del bianconiglio, e quanto poteva affondare la nave della “qualità” di questo titolo, che viene portato sulle spalle interamente dall’eccellente prestazione di Yu Kobayashi nei panni della strana Binko, personaggio che svolgerà il ruolo di accompagnatrice e mascotte, la quale continuerà a fare giochi di parole con l’espressione “bin-bin”, e con un doppiaggio esilarante e meraviglioso, ma che comunque non giustifica un costo di 40,00 € o l’acquisto della deluxe edition, per un titolo che sembra essere una pessima remastered più che un titolo completo.

  • Binko

 

  • Trama mediocre piena di buchi
  • Personaggi incoerenti
  • Forzatamente schematico
  • Grafica mediocre
  • Tanti stattering e micro-freeze a ogni azione
  • Puzzle troppo semplici
  • Sezioni di shooting presenti senza una reale motivazione
  • Plot twist scontati
  • Le scelte non hanno nessuna reale conseguenza

Kimer - Biografia

Un semplice Nessuno, videogiocatore di periferia. Nato durante la Bizarre Summer e cresciuto nella provincia di Milano in una relazione praticamente simbiotica con i videogiochi.