Pubblicato il 13/10/26 da Barbarossa

Total War: WARHAMMER III – Lords of the End Times – Recensione

In un mondo che sta morendo, morirai con esso o dominerai il Caos?
Publisher: , /
Piattaforma: /
Genere: /
PEGI:

Lords of the End Times – L’apocalisse bussa alla porta

Total War: WARHAMMER III è un colosso con sviluppo pluriennale. I suoi sistemi di gioco sono stati sviluppati sulle cosiddette “spalle dei giganti” dei suoi predecessori. Ogni espansione uscita ha introdotto meccaniche sempre più intrecciate con il mondo di gioco e anche questo volta, ci ritroviamo in uno scenario molto simile. Con l’ultima espansione Lords of the End Times, infatti, Creative Assembly decide di calare un altro carico importante, portando su PC quel cataclisma narrativo e ludico che i fan della saga di Games Workshop aspettano sempre con estrema ingordigia videoludica. Si tratta, ancora una volta, di dimostrare quanto questo ecosistema di gioco sappia invecchiare magnificamente.

Il vero fulcro di questa espansione risiede interamente nella caratterizzazione dei quattro nuovi Legendary Lords introdotti: Nagash, The Glottkin, Thanquol e Boris Todbringer. Come da tradizione per la serie, ogni singolo comandante porta in dote meccaniche uniche e profondamente diverse che stravolgono il modo di approcciare la mappa strategica. Ci troviamo davanti nuove a filosofie di gioco distinte che riescono a far sembrare fresca e innovativa un’esperienza ormai rodata.

Non si può dire che non ci sia del fascino immortale in questo screen…

Gameplay e comparto tecnico – I Quattro Volti del Cataclisma

Analizzando più da vicino l’espansione, il lavoro svolto dal team di sviluppo sulla differenziazione dei quattro comandanti è sicuramente degna di nota (come sempre, oserei dire), anche se la risposta della campagna varia inevitabilmente a seconda di cosa cercate in una partita.

Partiamo con Boris Todbringer, il Conte Elettore del Middenland. È la campagna più classica e accessibile del pacchetto: guidare la difesa dell’Impero riaccendendo la Fiamma di Ulric offre un ritmo fantastico, solido e incentrato sul combattimento con truppe iconiche come le Guardie Teutogen e i Cavalieri del Lupo Bianco. Il suo legame viscerale con la caccia alla sua nemesi storica, Khazrak il Monocolo, dà alla campagna una spinta narrativa diretta e soddisfacente.

All’opposto troviamo Thanquol, il Veggente Grigio degli Skaven. La sua meccanica dei Masterplans (i Grandi Piani) è una trovata sicuramente azzeccata quanto imprevedibile: il sistema prevede volutamente imprevisti e fallimenti calcolati che deviano i vostri piani originali. Se amate il caos e l’adattamento tattico continuo, guidare Thanquol a cavallo del suo fido Boneripper e lanciare l’Incantesimo del Tredici è pura goduria.

Sento freddo solo a guardare… ma anche voglia di menare le mani!

Passando alle forze dell’oscurità, i Glottkin incarnano la peste e la lentezza di Nurgle. Attraverso la diffusione dei Giardini della Corruzione, i tre fratelli avanzano come una schiacciasassi inarrestabile. Si tratta di una fazione estremamente perdonante sul campo di battaglia grazie alla stazza e alla resistenza dei Putrid Blightkings, ma che richiede grande pazienza sulla mappa strategica per lasciar maturare la corruzione.

Infine abbiamo Nagash, il Supremo Signore dei Non-Morti. La sua è una campagna titanica e complessa, pensata per la lunga distanza: raccogliere i Libri di Nagash ed erigere i Santuari per prosciugare la linfa del mondo e assurgere a divinità richiede una gestione certosina. Tuttavia, è anche la campagna dove la farraginosità e la natura burocratica del “farming” di risorse si fanno sentire di più, rischiando di spezzare il ritmo frenetico dell’Apocalisse per chi cerca gratificationi immediate.

Sul fronte tecnico, il motore di gioco continua a macinare centinaia di unità su schermo con maestria, gestendo con disinvoltura l’effetto Peste dei Glottkin e le magie di Nagash, anche se il bilanciamento dell’IA e alcuni costi di gestione dei rituali hanno richiesto (e richiederanno ancora) qualche ritocco con le patch correttive.

Lords of the End Times – Il crepuscolo degli Dei (e dei nostri PC)

In definitiva, Lords of the End Times è un’espansione ambiziosa che trova nei suoi quattro Legendary Lords un ventaglio di scelte di tutto rispetto. Che siate neofiti desiderosi della solida concretezza dell’Impero con Boris, amanti del caos tattico di Thanquol, ammiratori della lenta peste dei Glottkin o strateghi pronti alle lunghissime manovre necromantiche di Nagash, c’è pane per i vostri denti.

La qualità varia a seconda del vostro stile di gioco, dalla linearità entusiasmante al farming procedurale, ma il valore complessivo resta sicuramente molto alto. Un acquisto caldamente consigliato per tutti i veterani della saga che vogliono vivere l’ultimo, definitivo atto del mondo fantasy di Warhammer.

See you, Game Cowboys!

  • Quattro Lord con identità meccaniche completamente opposte
  • Thanquol è brillante e caotico
  • Ottimo bilanciamento tra Ordine e Caos

 

  • Curva di apprendimento ripida sulle nuove abilità

Barbarossa - Biografia

Game designer, ha un pallino per il gaming in tutte le sue forme: analogica e digitale. Non volendosi permettere di prediligere una tipologia sull'altra, accumula board games sugli scaffali di casa e video games negli hard disk.

Commenta questo articolo!