Tsioque

Vieni nel mio castello

Pubblicato il 22/11/18 da Sara Porello
recensione

Tsioque

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Tsioque, dal nome della protagonista, è una divertente avventura grafica punta-e-clicca in 2D, pubblicata dai polacchi di OhNoo Studio, che, insieme a Smile, hanno sviluppato il gioco tramite una campagna Kickstarter dal discreto successo: l’ennesima dimostrazione del periodo d’oro che sta attraversando l’industria videoludica est-europea, più vivace e produttiva che mai. 

Nel gioco vestiremo i panni azzurri e fucsia della principessina Tsioque: mentre sua madre, la regina, guida l’esercito alla difesa del regno, il malvagio mago di corte prende possesso del castello e la imprigiona. La regal bimba dovrà quindi sfuggire dalle grinfie del perfido mago e delle sue (tonte) guardie goblin e salvare castello e regno.
Trama piuttosto lineare, no? Ma quel che intriga di questa narrazione non è tanto la trama, quanto il tono: divertente e umoristico. La narrazione ci farà davvero sentire bambini come la protagonista, che nella sua interazione col mondo di gioco si troverà ad affrontare problemi come oggetti troppo pesanti da trasportare o posizionati troppo in alto per essere raggiunti (sensazione, quest’ultima, in cui pur non essendo una bambina mi identifico!).
L’ambientazione fantasy medioevale, però, verso il finale sfumerà in un setting completamente diverso, con tanto di conclusione con riferimento metavideoludico da parte del direttore Alek Wasilewski. Non vi svelo altro, ma sappiate che occorrerà raggiungere le battute finali per dare alla storia la sua vera chiave di lettura!

C’era una volta…

Le meccaniche di gioco seguono la scia delle più classiche avventure grafiche punta-e-clicca, in cui bisogna risolvere enigmi di vario tipo ed esplorare l’ambiente di gioco, raccogliere oggetti, e farli interagire con lo scenario per progredire nella storia. Oltre a questo, sono presenti anche dei mini giochi di abilità. Devo confessare che non ho incontrato particolari problemi nella risoluzione dei puzzle, che sono riuscita a superare alla peggio dopo qualche tentativo… con una sola eccezione: l’enigma dello specchio magico. Questo enigma, che incontrerete a circa due terzi del gioco, è stato per me a lungo incomprensibile e mi ha bloccata fin quasi al punto di desistere nell’andare avanti; sarebbe stato un vero peccato, considerando che il finale, come ho già detto, getta un’altra luce sull’intero gioco. 

Da appassionata di avventure grafiche, devo rimarcare che, secondo me, in questa tipologia di giochi ci vorrebbe sempre un “paracadute”, ad esempio degli indizi che permettano di andare avanti quando si rimane bloccati, soluzione adottata da alcuni giochi, ad esempio The Inner World: The Last Wind Monk. Questo genere di aiuto renderebbe ogni avventura grafica più scorrevole e adatta a tutti: a chi, più esperto, non ha bisogno di consultare gli aiuti, e a chi invece rimane bloccato ma vuole arrivare alla fine della storia. È davvero frustrante e triste mollare un gioco a causa di un singolo enigma… e stavolta ci sono andata molto vicina. 

Sottolineo però con piacere che i puzzle sono tutti risolvibili utilizzando la semplice logica, a differenza di altre avventure grafiche in cui è richiesto un pensiero laterale un po’ troppo… laterale. 

Nell’accampamento dei goblin.

Indugiando ancora qualche riga sulle meccaniche, ho apprezzato molto i mini-giochi: divertenti, intuitivi, variegati. Non costituiscono una vera e propria sfida, tanto che non sarà necessario usare la funziona “salta” disponibile per alcuni di essi. Saranno però un piacevole intermezzo tra gli enigmi, un po’ di sana azione per “staccare” un po’ il cervello. 

Il comparto tecnico si rivela all’altezza: scelte musicali appropriate, grafica cartoonesca e colorata, animazioni naturali e ben curate; a proposito della grafica, vale la pena citare il fatto che gli sfondi sono disegnati a mano e i personaggi e oggetti sono animati a manoframe-by-frame. L’estetica del gioco è nel complesso molto gradevole, in alcuni tratti, soprattutto verso il finale, vira al surreale (ma non in senso negativo): mostro mascherato fatina, paperella da vasca guardiana dell’arma incantata, drago-aspirapolvere… 

A proposito del citazionismo tipico delle avventure grafiche, vale la pena menzionare il fatto che, per qualche ragione misteriosa, in Tsioque il punto di riferimento (anche, per certi versi, a livello di grafica) è un classico tra i classici, il film Disney La bella addormentata nel bosco. Scelta sicuramente non casuale, per quanto bizzarra. 

Minigiochi divertenti… Tipo cucire!

In definitiva, Tsioque è un’avventura grafica godibile, che saprà tenervi compagnia per un paio d’ore e che vi strapperà più di un sorriso – ma forse anche qualche imprecazione quando non saprete più dove sbattere la testa per andare avanti. Breve ma divertente: se amate il genere e avete voglia di trascorrere un po’ di tempo all’insegna della leggerezza e dell’umorismo, e al tempo stesso mettervi alla prova con qualche sfida d’ingegno, Tsioque si rivelerà una buona scelta.

Perché sì:
Perché no:
  • Mini-giochi riuscitissimi
  • Umorismo

 

  • Enigmi-muro

La bella addormentata

Alek Wasilewski

Paperella

Sara Porello - Biografia

Sara Porello
Fin dalla più tenera età è affascinata dall’universo nerd, ma per anni ne resta ai margini. E poi… Le cattive compagnie finiscono per trascinarla completamente dentro. Giocatrice da tavolo, di ruolo, di videogames. Se si può giocare, lei lo gioca. Appassionata di cinema e serie TV, di manga e anime. Adora il Giappone, adora oggetti e animali kawaii. Adora, sopra ogni cosa, i coniglietti.