The Station

A bordo della Espial nessuno può sentirti urlare

Pubblicato il 30/05/18 da Riccardo Trillocco
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The Station

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Mi succede sempre più spesso di essere attratto da un progetto, per poi scoprire a posteriori che era passato attraverso Kickstarter. Mi era già accaduto con The Fall e, ancor più di recente, con Rad Rodgers. È anche il caso di The Station, titolo la cui campagna di crowdfunding  si era chiusa con successo nel dicembre 2016 e che è appena approdato negli store digitali di PC, PS4 e Xbox One. Sviluppato dall’omonima software house, The Station è un’avventura in prima persona a tema fantascientifico dove, attraverso l’ascolto e la lettura di vari documenti, dovremo far luce sulle cause della sparizione di alcune persone.
Se il vostro senso di videogiocatore vi ha suggerito paroline come Gone Home o walking simulator siete sulla strada giusta, vediamo perché.

Il canovaccio è di quelli essenziali ma intriganti: in un ipotetico futuro, dopo secoli di ricerche, finalmente gli scienziati scoprono forme di vita aliena, non organismi unicellulari o semplici animali ma veri e propri esseri senzienti. Il problema è che, per quanto siano molto evoluti, hanno comportamenti perlopiù violenti, inoltre sono impegnati in una sanguinosa guerra interna.
La società civile si divide presto in due schieramenti: uno è favorevole a un contatto con gli alieni, nella speranza di un mutuo beneficio socio-tecnologico, mentre lo schieramento contrario teme che la natura bellicosa dell’altra specie possa mettere a repentaglio la sicurezza del pianeta.
Dopo mesi di acceso dibattito viene presa una decisione: verrà inviata una stazione spaziale in incognito, la Espial, dotata delle più avanzate tecnologie anti localizzazione, allo scopo di raccogliere più informazioni possibili in vista di un futuro contatto.
L’equipaggio è composto da tre membri: l’ingegnere Aiden Vyse, il ricercatore Silas Haze e il capitano, Mila Lexa. Non tutto va però per il verso giusto perché, dopo alcune settimane, la stazione smette di comunicare.
L’agenzia spaziale Axiom decide quindi di inviare uno specialista in ricognizione, nella speranza di ricostruire l’accaduto e di riportare a casa i membri dell’equipaggio. Indovinate un po’ a chi toccherà l’ingrato compito? Bravi, a voi, il vostro senso di videogiocatore ha segnato un altro punto!

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La stanza di Aiden. C’è tutto quello che un ingegnere potrebbe desiderare, robot scrivente incluso.

La particolarità di The Station, rispetto ad altre avventure con visuale in prima persona, è l’onnipresenza all’interno della nave di tecnolgia a realtà aumentata. Ogni stanza, corridoio, interruttore presenta un’interfaccia con la quale interagire. Potremo approfondire la conoscenza dei vari membri dell’equipaggio ascoltando le loro conversazioni e curiosando nelle loro stanze, visto che la vita nella stazione spaziale è stata continuamente monitorata dai vari smart device presenti al suo interno. Volete sapere quante calorie al giorno bruciava il capitano Lexa durante il suo allenamento? Una pressione del dorsale destro sulla sua smart cyclette et voilà, informazione acquisita. Il bello è che questa dinamica funziona benissimo e ha un livello di profondità impressionante. Nel succitato esempio della cyclette sarà possibile vedere gli achievement sbloccati in base ai km percorsi, la media giornaliera e altre mille sottigliezze.

Questa cura per i dettagli l’ho riscontrata in ogni elemento che mi sono trovato ad analizzare, che fosse una parte fondamentale della storia o il più insignificante oggetto di arredamento.
Per farvi capire ancora di più a cosa mi riferisco: nella stanza di Silas Haze, il ricercatore, ci sono decine e decine di libri, ciò nonostante non sono riuscito a trovarne due dallo stesso titolo. È ovvio che un tale grado di dettaglio aumenti notevolmente l’immersione del giocatore, facendo sì che si senta molto più coinvolto dagli avvenimenti narrati. I programmatori hanno raggiunto un tale livello di maniacalità in tal senso da realizzare un finto sito internet per l’agenzia spaziale Axiom, con tanto di possibilità di presentare domanda di assunzione!

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La stanza di Silas. Decisamente ben arredata, il lavoro di ricercatore a quanto pare paga, alla faccia della fuga di cervelli.

Se il gameplay si fosse limitato al solo leggere note o all’ascolto di dialoghi, per quanto interessanti, non sarebbe certo stato sufficiente a tenere alta l’attenzione del giocatore.
Ma The Station non è solo questo: nel corso dell’avventura ci troveremo a risolvere più di un enigma, che sia aggiustare un robot di manutenzione, ripristinare l’energia di un motore o trovare la combinazione di un armadietto, saremo sempre impegnati, con un obiettivo ben preciso. La noia quindi non fa mai capolino, complice una tensione che permea tutto il corso dell’avventura.
La ricerca dei membri dell’equipaggio ci vede soli, in un costante silenzio, e questo fa sì che il minimo suono faccia sobbalzare sulla sedia. Intelligente la scelta dei programmatori di lasciare ai soli rumori ambientali l’accompagnamento sonoro. La mia prova si è svolta con delle cuffie dotate di virtual surround 7.1 e mi è capitato di spaventarmi persino per l’apertura di una porta automatica, segno che il lavoro svolto è stato a dir poco pregevole. Anche il voice acting è molto buono, pur non raggiungendo l’eccellenza degli effetti sonori.

Sono rimasto molto colpito anche dall’aspetto tecnico: sviluppato con Unity, a tratti The Station sa offrire scorci mozzafiato, tanto da risultare uno dei giochi esteticamente più riusciti sviluppati con questo versatile motore grafico. Nelle stanze abbandonate della Espial nessun particolare è stato disposto senza un’accurata analisi degli spazi, con una scenografia degna di una pellicola ad alto budget.  Inoltre una pregevole direzione della fotografia e un sapiente uso del lens flare rendono i rari momenti in cui è possibile scrutare lo spazio indimenticabili.

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Una delle poche, incisive volte in cui potremo contemplare lo spazio. J. J. Abrams sarebbe orgoglioso.

L’unico neo a livello tecnico è un frame rate non sempre stabile. L’ho notato soprattutto percorrendo l’hangar della stazione spaziale, la stanza più grande del gioco.
Un fenomeno leggermente fastidioso, ma niente per cui strapparsi i capelli. A livello di scrittura è stato fatto un ottimo lavoro: il direttore creativo di The Station, Kevin Harwood, dopo aver sviluppato da solo la fase di pre-produzione, ha sottoposto la sua idea a Dave Fracchia, ex studio head di Radical Entertainment (The Simpsons: Hit & Run, Prototype, Scarface: The World Is Yours) il quale, entusiasta dell’idea, ha subito coinvolto veterani dell’industria come Les Nelken, Duncan Watt and John Costello, che hanno in curriculum titoli del calibro di Destiny, Bioshock Infinite e League of legends.
L’esperienza e la qualità del team si vede tutta, il gioco fila via che è un piacere, dalla schermata iniziale ai titoli di coda, con dialoghi scritti ottimamente e un colpo di scena notevole che, se siete appassionati di un certo tipo di fantascienza, apprezzerete sicuramente.

The Station scorre così bene che lo avrete finito prima di rendervene conto. Io l’ho terminato in un’unica sessione di gioco, di circa due ore. Questo per alcuni potrebbe rappresentare un difetto, visto che non c’è alcun tipo d’incentivo per un secondo playthrough, achievements esclusi. Personalmente non lo vedo affatto come tale, il ritmo è perfetto e il finale giunge al momento giusto, non risultando per niente forzato. Credo che i videogiochi come medium debbano svincolarsi definitivamente dal considerare la breve durata di un titolo come un difetto. Sarebbe come criticare Il vecchio e il mare di E. Hemingway perché ha solo 144 pagine o La finestra sul cortile di A. Hitchcock perché dura solo 112 minuti, senza senso. Va tenuto conto che il prezzo di lancio di The Station è di 15,99 €, nonostante a un primo impatto possa venire scambiato tranquillamente per un titolo tripla A.

Un comprensibile deterrente all’acquisto potrebbe essere rappresentato dalla mancata localizzazione, anche se l’inglese utilizzato è relativamente semplice e non richiede una conoscenza di livello troppo alto. Inoltre gli sviluppatori sono al lavoro su una patch che, oltre a migliorie e correzioni varie, includerà anche la localizzazione italiana (edit: l’aggiornamento che include i sottotitoli in italiano è disponibile da martedì 29 maggio). Da sottolineare inoltre che i developer stessi hanno affermato più volte di voler convertire The Station alla realtà virtuale, anche se non hanno ancora stabilito se la versione VR verrà rilasciata con un aggiornamento gratuito o necessiterà di un acquisto separato. Di certo il concept si presta alla perfezione, visto che il manipolare oggetti o l’interagire con l’interfaccia a realtà aumentata sono parte integrante del gameplay.

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Immaginate questa scena in realtà virtuale. Siete corsi a comprare un paio di mutande extra? Non vi biasimo.

Concludendo, consiglio The Station a tutti gli appassionati di fantascienza, a chi ama le storie ben raccontate, a chi non considera l’assenza d’azione o la breve durata dei difetti. Se non volete privarvi di quello che, a tutti gli effetti, è un ottimo racconto, che sa generare tensione e coinvolgere grazie a una realizzazione di altissimo livello, dategli una chance. Vi assicuro che non ve ne pentirete!

Perché sì:
Perché no:
  • Realizzazione tecnica da tripla A
  • Trama classica narrata con mezzi innovativi
  • Enigmi logici e intelligenti
  • Mai noioso o dispersivo
  • Jumpscare memorabili

 

  • Piccole incertezze nel frame rate

 

 

Sonoro spaventoso

Dettagli maniacali

Augmented reality

Lens flare

trillo81 - Biografia

È passato da Basketball per Atari 2600 al 4k HDR in soli 37 anni. Crede che il gioco più bello sia sempre quello che deve ancora iniziare, ed è fermamente convinto che, come tutte le tendenze transitorie del web, le biografie in terza persona siano destinate a sparire. Aiutatelo ad azzeccare questa profezia iniziando col non leggere la sua.