Pubblicato il 09/03/20 da Carisma20

Scourgebringer

La libertà di movimento è tutto
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Scourgebringer si è dimostrato una sorpresa tra i titoli early-access. Sviluppato da Flying Oak Games, si tratta di un roguelite che prende spunto per la sua struttura da altri titoli che hanno impattato in qualche modo sul genere. Ad una prima occhiata, anche solo di qualche schermata, per quanto il feeling sia notevolmente diverso, è impossibile non notare un po’ di The Binding Of Isaac all’interno del titolo, e credo che in qualche misura sia possibile percepire un po’ di Dead Cells, piccolo capolavoro a cui abbiamo giocato un’infinità di ore in redazione e a cui abbiamo riservato più di un articolo.

Scourgebringer ci fornisce totale libertà di movimento, anche aerea

Scourgebringer – Gameplay di pura libertà di movimento

Probabilmente l’aspetto più intrigante del gioco, anche a prima vista, è la quasi totale libertà di movimento data al giocatore. Scourgebringer ne fa un uso sapiente, e apprendere come maneggiare questo aspetto fondamentale del gioco semplificherà notevolmente la nostra progressione, relegata per lo più solo alla nostra abilità. Non ci sono statistiche da aumentare (escludendo gli hp disponibili) che ci permetteranno di infliggere più danni, o essere più veloci.

Il sistema di progressione è molto particolare, tanto che io tendo a definirlo un roguelite solo a metà. L’albero delle abilità è al momento molto limitato (parliamo pur sempre di un titolo in early-access, non escludiamo possa venir ampliato anche a breve) e si impiega solo qualche ora a ottenere tutto. E in verità non parliamo di abilità, ma di meccaniche vere e proprie che vengono piano piano inserite mentre giochiamo e spendiamo punti ottenuti durante le nostre run. Di roguelite quindi per me c’è di ben poco, tolta la struttura random delle mappe. È una cosa negativa?

In verità no, è come vi venisse dato in mano un prodotto molto basilare per farvi iniziare a prendere la mano con il sistema di movimento, e mano a mano aggiungere un respingimento dei proiettili con l’attacco pesante effettuato col giusto tempismo, un contatore combo simile alla serie Batman Arkham, e così via, donandovi una progressione del sistema e un’implementazione delle meccaniche graduale e gestita in maniera impeccabile.

Passata qualche ora, le meccaniche saranno molteplici, ma l’averle inserite un po’ per volta ha rappresentato una scelta saggia, evitando il disorientamento che inevitabilmente sarebbe scaturito dall’implementarle già dai primi minuti di gioco.

Le mappe sono chiaramente ispirate a The Binding Of Isaac per struttura, relegando ogni stanza a riempire l’attuale schermata di gioco e permettendo la transizione alle altre tramite i lati dello schermo.

Comparto tecnico – Ripetitività

Il gioco risulta assai poco ricco di risorse, quindi su questo c’è ben poco di cui disquisire: gira bene. Il problema più grosso del gioco al momento è una ripetitività non tanto nelle meccaniche che possono comunque garantire ore di gioco, quanto nella poca varietà di stanze, che inizieranno a ripetersi già dopo un’oretta.

Conclusioni: Mixare è la chiave

Scourgebringer è un titolo che non si vergogna di prendere in prestito gli aspetti distintivi di altri giochi e crearci una sua identità personale grazie ad un ottimo mix. Ho apprezzato notevolmente il modo in cui il gioco ti propone nuove meccaniche un po’ per volta, evitando che alcune vengano trascurate, cosa che spesso accade quanto riceviamo una mole di informazioni troppo elevate e non abbiamo il tempo di abituarci ad esse, ma lo fa con un giusto ritmo, non lasciandoci stanziare per troppo tempo con un gioco troppo basilare, e portandoci rapidamente ad apprezzare le potenzialità del gioco. Se amate questo genere, fateci assolutamente un giro, specie se avete impiegato molte ore del vostro tempo in giochi a cui questo chiaramente si ispira.

Perché sì:
Perché no:
  • Pixel-art
  • Combattimento molto libero
  • Progressione
  • Implementazione meccaniche

 

  • Ripetitività (ma è in early access ancora)

Carisma20 - Biografia

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Amante dei videogame fin dai 4 anni, amante della buona musica e de "Il signore degli anelli", concilia tutto ascoltando black metal tolkieniano mentre gioca.

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