Pubblicato il 23/10/19 da Michael Maneia

River City Girls

GIRL POWER!!!
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Introduzione – Benvenuti a River City!

Se vi nominassi Misako e Kyoko, nel 2019, magari non vi smuoverei la memoria; forse nominando Kunio e Riki qualcuno dei miei vegliardi compagni di giochi si desterebbe, pensando ai vecchi ricordi, quando su NES questi due figuri si chiamavano Alex e Ryan, protagonisti di Street Gang (conosciuto anche come River City Ransom), un Double Dragon con i pippottini super deformed e un alto concentrato di botte. Dopo una serie di sequel, prequel e spin-off (pure sportivi, tra i quali Super Dodge Ball), Wayforward ha deciso di prendere in mano la serie e svilupparne uno spin-off con una sua piccola particolarità, ovvero invertire i ruoli dei protagonisti.

Trama – Solo botte a River City

Come dicevo, i ruoli vengono invertiti: come in Double Dragon, la trama dei vari River City è la solita solfa del “le fidanzate dei protagonisti sono state rapite, corri a salvarle”, e River City Girls non è da meno, solo che a ‘sto giro a venire rapiti sono i ragazzi. Ovviamente le nostre Misako e Kyoko non rimarranno a scuola con le mani in mano e, a suon di cazzotti, calci in faccia e dab (non sto scherzando), si faranno largo tra orde di nemici per le strade della città, in cerca di informazioni riguardo ai rapitori. Il tutto viene scandito da intermezzi di varia fattura: si passa dai dialoghi in-game tra le due protagoniste, sia “sporgendosi” dalla UI, sia tramite normalissimi artwork à la visual novel, passando poi da scene animate (tendenzialmente prima di affrontare un boss) a veri e propri manga in movimento. Questa varietà di situazioni narrative alla lunga può confondere, ma ognuna di esse risulta curata e tende a presentare al meglio gli avvenimenti e a caratterizzare i personaggi, soprattutto protagonisti e boss, grazie a dialoghi scritti davvero bene, spesso divertenti e mai noiosi. Il problema principale non sta infatti nel metodo con cui vengono presentati gli avvenimenti, ma nella localizzazione. La nostra lingua ne è uscita martoriata, tanto che già dal menu principale sono dovuto passare all’inglese, anche solo per capire che opzione stessi selezionando.

Le sequenze manga sono molto carucce da vedere
Le sequenze manga sono molto carucce da vedere.

Gameplay – Dabbando si mena

Come già detto, ci troveremo a tirare calci, pugni, dab, raccogliere oggetti da terra da usare come armi, le solite cose. River City Girls non punta ad innovare il genere del picchiaduro a scorrimento e, sinceramente, non vedo troppi problemi in questo. Il sistema di combattimento, saliti un paio di volte di livello e acquistate alcune mosse dal dojo, si rivela vario, preciso e divertente. L’unica pecca che ho notato è che, se veniamo circondati dai nemici, potremmo ritrovarci in un uragano di schiaffi da cui spesso risulta difficile uscire; tolto questo, non posso dire di non essermi divertito, senza contare poi che le due ragazze hanno moveset totalmente diversi e che sarà possibile risparmiare qualche nemico, per poi reclutarlo come nostro sottoposto, aggiungendo a tutti gli effetti una mossa in più al nostro arsenale. Altro punto a favore del gameplay è il design dei boss, con moveset abbastanza vari da risultare ostici, ma facili da memorizzare in modo da scamparla quando ci troveremo in difficoltà; poi oh, c’è Abobo pure qui!

Nei vari negozi potremo acquistare mosse, oggetti e cibo
Nei vari negozi potremo acquistare mosse, oggetti e cibo.

Comparto tecnico – River City Pixels

River City Girls abbandona lo stile super deformed della serie principale in favore di un 2D caratterizzato da una pixel art molto ben curata e animata. Ogni mossa, personaggio, nemico (anche se gli archetipi sono poco più di dieci e spesso affronteremo i classici recolor) e boss è una gioia per gli occhi, ma c’è una cosa che stona tantissimo con questa deliziosa pixel art: ora, capisco che gli artwork, le cutscene e la UI (che si trova comunque al di fuori dello schermo di gioco, in una cornice nera) abbiano un loro design preciso e meno rétro, ma era proprio necessario uniformare in questo stile anche le catene e il lucchetto che incorniciano la schermata di gioco in caso di stanza con le uscite bloccate? Questa scelta stona un sacco con lo stile scelto per il gameplay e si nota, tanto.

Per quanto riguarda la colonna sonora, si passa dal pop al synthwave, dalla chiptune al future funk, con temi in generale orecchiabili e appropriati al setting. Spero in una pubblicazione, chissà, magari su vinile, perché la acquisterei al volo.

Quel maledetto lucchetto con la catena è un pugno nell'occhio sulla pixel art
Quel maledetto lucchetto con la catena è un pugno nell’occhio alla pixel art.

Conclusioni – Due ragazze con i fiocchi, borchiati…

River City Girls si è rivelato quindi un piacevole picchiaduro vecchio stile, con una grafica pixel art ben curata e un’ottima curva di difficoltà, minato però da un’orribile localizzazione italiana e da qualche altra, piccola imperfezione. Se siete dei fan del genere non vi deluderà, ma sappiate che per godervelo appieno dovrete per forza impostare la lingua inglese ma, se il vostro intento è farvi quattro risate, tenete pure l’italiano.

Perché sì:
Perché no:
  • Moveset interessanti
  • Difficile al punto giusto
  • Dialoghi ben scritti

 

  • Peccato per la localizzazione
  • Piccole scelte grafiche discutibili

Rainbow Dab

Kyoko

Abobo

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.