Dopo aver provato la demo di Pragmata, che lasciava già intravedere ambizioni importanti, questo titolo conferma fin da subito la sua identità: un’esperienza fortemente narrativa e cinematografica che mescola azione, esplorazione e rapporto umano (e non) in un contesto sci-fi affascinante ed immersivo.
Dopo aver finito la prima run di Pragmata su PS5, posso finalmente raccontarvi questo incredibile viaggio intrapreso assieme a Hugh e Diana.
La Trama: il vero motore emotivo
L’incipit di Pragmata potrebbe sembrare il classico cliché: Hugh Williams è un astronauta che viene spedito sulla Luna per indagare sul silenzio della base lunare chiamata Culla; questa base è l’avamposto lunare dove si studia la lunite, materiale in grado di replicare la composizione biochimica di qualunque cosa, conoscendone i materiali originali. Durante l’approdo sulla Luna, Hugh rimane coinvolto in un incidente catastrofico perdendo il resto della sua spedizione dopo un Lunamoto ( si avete letto bene) e scoprendo che IDUS, l’IA amministrativa della Culla sviluppata proprio per controllare le funzioni principali della base, ha preso il controllo degli automi. Ma l’incontro con Diana, Pragmata senziente con una spiccata attitudine all’hacking, cambia subito la nostra prospettiva: un viaggio non solo fisico, ma anche emotivo, costruito su un rapporto quasi padre-figlia.
Tra segreti della Delphi, esperimenti sulla e con la fibra lunica e incidenti fuori controllo, emerge un quadro più complesso del previsto, con colpi di scena capaci di sorprendere nonostante tematiche già esplorate da diversi titoli simili; una delle cose che mi ha colpito di più è stata la capacità di poter far riflettere su tanti argomenti assolutamente attuali quali, impiego di IA nel controllo, automi senzienti, autocoscienza; portandovi spesso a riflettere su questi argomenti. La narrativa funziona molto bene sotto questo aspetto, mostrando un impegno da parte di Capcom che sembra volerci ricordare gli antichi fasti della casa di Osaka.

Grafica, ambientazione e sonoro
Pragmata colpisce innanzitutto sul piano visivo, grazie a un sapiente utilizzo del RE Engine che, dopo Requiem, torna a dimostrare tutta la sua potenza. La direzione artistica è ispirata e mai banale: nonostante l’avventura si svolga quasi interamente all’interno della Culla — con qualche incursione sulla superficie lunare — gli sviluppatori sono riusciti a costruire una varietà di ambienti straordinaria, ognuno con una propria identità ben definita. Dalla New York digitalizzata ai biomi artificiali, fino alle profondità della Luna, ogni area offre qualcosa di nuovo e visivamente distintivo. Il colpo d’occhio è costante, e la resa tecnica si rivela solida: in modalità prestazioni il frame rate rimane stabile, senza cali evidenti. Un comparto che rappresenta, senza dubbio, l’elemento più riuscito dell’intera produzione.
Il comparto audio accompagna con efficacia ogni momento e ogni location: le musiche e gli effetti sonori sono sempre coerenti con l’atmosfera, mentre il doppiaggio italiano si rivela di alto livello e particolarmente riuscito. Qualche piccola frizione emerge in alcune sezioni di gameplay, come i puzzle con le casse da hackerare o le fasi con spawn numerosi, che possono spezzare il ritmo, senza però compromettere l’impatto complessivo dell’esperienza.

Gameplay e sviluppo personaggi
Il gameplay si conferma una delle sorprese più grandi, mantenendo le impressioni positive lasciate dalla demo e offrendo un combat system decisamente fuori dagli schemi. Il cuore del sistema è la cooperazione tra Hugh e Diana: il primo combatte e si muove, mentre la seconda interviene con l’hacking in tempo reale. Durante le battaglie, mentre si mira, si attiva il sistema di Diana: tramite i tasti del pad si traccia un percorso fino al nodo vulnerabile del nemico, rompendone le difese e aprendo la strada a danni massicci, sia tramite le armi di Hugh che attraverso l’hacking stesso. Lungo il percorso è inoltre possibile sfruttare i cosiddetti Nodi Hacking, che offrono bonus aggiuntivi come l’aumento dei danni o la possibilità di confondere gli automi nemici. Un sistema che sulla carta potrebbe sembrare complesso, ma che tra le mani risulta sorprendentemente naturale e appagante.
Il gioco costringe a gestire due livelli contemporaneamente di attenzione: costruire rapidamente il percorso di hacking e restare consapevoli dei pericoli attorno. Questo genera una tensione reale e una pressione cognitiva rara per uno shooter in terza persona. Occorre prestare davvero attenzione e mantenere sempre alta la concentrazione.
Le abilità di Hacking di Diana non si limitano però al combattimento ma saranno vitali per sbloccare passaggi altrimenti inaccessibili. L’hacking, quindi, si integra anche nell’esplorazione, rendendo il sistema coeso. Il combat system è reattivo, con bossfight ben bilanciate (anche se con una piccola delusione sul boss finale) e una curva di difficoltà solida, anche se la prima run resta forse molto accessibile, specialmente per chi cerca un gioco più sfidante (anche se si sbloccheranno sfide sempre più difficili ed una difficoltà selezionabile aggiuntiva al termine del gioco).

Il Rifugio: Molto più di un HUB di potenziamento
Il vero cuore dell’esperienza è il Rifugio: una safe zone che evolve con la storia (e non) e offre un livello di personalizzazione profondo:
Qui si può:
- Potenziare firmware (tuta, arma primaria, Diana stessa);
- Effettuare il Crafting tramite stampante armi , abilità, nodi di hacking, risorse ed apprendere abilità;
- Cabin, un simpatico automa amichevole, che amplia ulteriormente le possibilità di gioco con simulazioni VR, scambi e contenuti extra come skin per Hugh e Diana o Dossier Riservati che ampliano la lore del gioco (e che personalmente vi consiglio di acquisire e leggere);
- RMT: ologrammi raffiguranti oggetti terrestri che permettono di personalizzare l’ambiente del Rifugio e rafforzare il legame con Diana.
- Recupero vita e capsule di cura (le fiasche dei Souls in pratica)
- Parlare con Diana per approfondire il legame con lei, conoscere ancora più dettagli sul gioco e personaggi e molte volte, fare riflessioni profondissime.
Non è solo un hub, ma un sistema centrale che dà senso alla progressione e profondità alla trama.

Longevità e NG+
Il gioco non è particolarmente lungo, e questo non è necessariamente un difetto, anzi. Esplorando con una certa calma, lo si può concludere in circa 20 ore, mentre per raggiungere il 100% le ore salgono sensibilmente. È presente la Modalità NG+, che permette di ricominciare ereditando alcuni potenziamenti della prima run; si sblocca inoltre una difficoltà aggiuntiva chiamata “Lunatica”, che incrementa sensibilmente la sfida offrendo al tempo stesso ricompense esclusive. Per completare il gioco al massimo sarà necessario portare a termine le Simulazioni VR di Cabin presso il rifugio e trovare tutti i Mini Cabin nascosti per la nave, sui quali dovrete sparare. Infine, completare il gioco sblocca un’ulteriore modalità chiamata “Segnale Sconosciuto”: senza svelare troppo, si tratta di un contenuto aggiuntivo collocato poco prima della battaglia finale.

Sensazioni personali
L’ambientazione e i controlli sono la vera punta di diamante: tutto risulta estremamente preciso e appagante, con un gameplay che si mantiene sempre divertente grazie alla varietà di build tra armi, nodi e abilità. La curva di difficoltà è ben calibrata e le bossfight sono davvero soddisfacenti; la prima run può tuttavia risultare piuttosto accessibile per chi è abituato a ritmi più elevati negli action, e l’ultima battaglia lascia un filo di amaro in bocca, risultando leggermente sottotono rispetto alle altre. Vi fermerete spesso a contemplare le meravigliose ambientazioni del titolo. Progredendo nella trama, raccogliendo collezionabili come Mail e Ologrammi e dialogando con Diana, vi ritroverete frequentemente a fare grandi riflessioni. È soprattutto il rapporto tra Hugh e Diana però a lasciare il segno; cresce con naturalezza lungo tutta l’avventura, dando peso emotivo a ogni avanzamento della storia e calando il giocatore davvero dentro la narrazione. Nota di merito alla narrazione dei Rapporti Riservati e alla mini storia di Sharon: un contenuto che ho apprezzato particolarmente e che vi consiglio di leggere con attenzione.
Il finale, pur risultando forse prevedibile e un po’ sbrigativo rispetto alla profondità della storia, non toglie nulla al bellissimo viaggio che questo titolo regala. Senza svelare altro: giocatelo, e fatemi sapere cosa ne pensate.

Conclusioni
Pragmata è uno di quei giochi rari che, al netto dei suoi pochi difetti, riesce davvero a lasciarti qualcosa; non tanto per ciò che racconta, ma per come lo fa, mettendoti costantemente in bilico tra tecnologia e umanità, tra fredda funzione e calore del sentimento. Non tutto è perfetto; il finale e alcune fasi più lente tradiscono occasionalmente il ritmo, ma l’esperienza complessiva resta coinvolgente, sorprendente e difficile da scrollarsi di dosso. I contenuti post-game, il NG+ e la difficoltà aggiuntiva completano il pacchetto, garantendo una rigiocabilità più che soddisfacente.
Con Pragmata, Capcom conferma ancora una volta di essere una delle software house più ispirate e costanti degli ultimi anni; un percorso di qualità pressoché ininterrotto che dimostra una visione creativa invidiabile. Vi consiglio caldamente di recuperare questo titolo; pur non essendo un fanatico degli action adventure, Pragmata mi ha sorpreso, emozionato e, soprattutto, mi è rimasto nel cuore. E sono convinto che farà lo stesso con voi.
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