Doom, Disney e noir anni ’30: questi sono gli ingredienti per creare il gioco perfetto. Ma il professor Fumi Games ha aggiunto per sbaglio un ulteriore ingrediente segreto, il decadimento del copyright, ed è così che è nato Mouse P.I. For Hire.
Da un meme alla realtà, Mouse P.I. For Hire è un titolo che ha suscitato interesse fin dal primissimo momento: tutto é nato da un anonimo video virale sui social in cui un avatar si aggirava in un ambiente spoglio sparando a topi antropomorfi stilizzati in bianco e nero, con quel caratteristico stile rubber hose dei cartoni anni ’30. Steamboat Willie era finalmente di dominio pubblico, e qualcuno ne aveva subito approfittato nel modo più folle possibile: un doomlike con design alla Steamboat Willie e, rivelato solo successivamente, un’ambientazione poliziesca noir anni ’30.
Cosa potrebbe mai andare storto?
Mouse P.I. For Hire – Trama
Siamo a Rattopoli, 1934. Jack Pepper, ex eroe di guerra ed ex poliziotto, sbarca il lunario come investigatore privato in una città marcia fino alle fondamenta: corruzione politica, gang organizzate, poliziotti collusi e un mercato nero del formaggio che nel mondo di Mouse vale quanto alcol, droghe e sigarette messi insieme. Quella che sembra una semplice indagine su una persona scomparsa, il mago Steve Bandel, si trasforma rapidamente in un intrigo che risucchia tutto il marcio di Rattopoli: politici dai doppi fini che si candidano a sindaco, minoranze di toporagni rapite e trasportate sottoterra, morti sospette nel mondo del cinema, sette e perfino presenze ectoplasmatiche.
La sceneggiatura di Mouse P.I. For Hire adotta il tono secco e disilluso del noir classico: monologhi interiori taglienti, dialoghi affilati che sembrano usciti da un romanzo di Chandler, e un protagonista che è un anti-eroe nel senso più tradizionale del termine, stanco e costantemente in bilico tra giustizia e compromesso. Jack è doppiato da Troy Baker, che fa il suo lavoro egregiamente e diventa il collante emotivo dell’intera avventura. La localizzazione italiana è curata e ricchissima di giochi di parole ben adattati.
Il limite della trama è che il gioco è noir, forse fin troppo; infatti, si sfiorano certi temi senza mai affrontarli davvero in profondità: le tensioni sociali tra le classi di roditori, la corruzione sistemica e le ingiustizie che percorrono Rattopoli avrebbero potuto dare corpo a qualcosa di più maturo. Invece, il concept di gameplay che ha portato alla creazione del titolo vince sulla narrativa, che preferisce l’approccio adrenalinico del suo animo fps, a quello riflessivo dell’ investigativo (senza esserlo mai realmente). Peccato, perché il mondo costruito da Fumi Games avrebbe meritato e consentito molto di più.
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Mouse P.I. For Hire – Gameplay
Mouse P.I. For Hire è, nella sua struttura base, un boomer shooter in prima persona che guarda esplicitamente a Doom come padre spirituale: si parte in modo relativamente tranquillo e man mano che si avanza il gioco stringe i ritmi, riempie le arene e trasforma l’esperienza in qualcosa di sempre più frenetico. Il movimento è continuo e obbligatorio: niente coperture, niente pause artificiali. Si schiva, si salta, si cambia costantemente posizione.
L’alternanza tra le fasi è però il punto più caratteristico del titolo: si passa dalle sezioni investigative, in cui parlare con gli NPC dell’hub centrale porta avanti il caso, alle arene di combattimento vere e proprie, fino alle boss fight. Devo dire però che per quanto il gioco si presenti come frenetico, le arene nelle fasi iniziali presentano un numero di nemici contenuto, rendendole meno interessanti rispetto al dinamismo intrinseco del titolo. La progressione risolve in parte questo problema man mano che si avanza, ma l’inizio può risultare deludente per chi si aspetta frenesia fin da subito.
L’arsenale è uno dei punti di forza: oltre una dozzina di armi tutte molto diverse tra loro, dalla classica rivoltella alla Tommy gun (qui chiamata James Gun), dal fucile a pompa al raggio congelante, fino ad armi capaci di sciogliere letteralmente i nemici. Tutte potenziabili tramite progetti reperibili nei livelli, e tutte con effetti visivi che si adattano perfettamente all’estetica. Alle armi si aggiungono le abilità di movimento sbloccabili nel corso dell’avventura, doppio salto, coda elica per agganciarsi agli appigli, e altri che non anticipo, che ampliano progressivamente le possibilità di approccio sia al combat che all’esplorazione. Presente anche il power-up del caffè, che trasforma Jack in una macchina da guerra surreale capace di sparare usando le dita come pistole: un’idea tanto stupida in teoria quanto memorabile in esecuzione (ovviamente c’è anche la latta di spinaci che ci renderà super forti… poteva non mancare?).
Quello che però colpisce di più è l’incredibile numero di citazioni nascoste all’interno del titolo: da Resident Evil a Tom & Jerry, da Dark Souls alle più classiche battute da film noir, non manca niente. Questo mix nasconde un gioco nel gioco per chi vorrà soffermarsi a osservare i dettagli o scoprire tutti i segreti, e si lega al sistema di collezionabili sparsi nei livelli e al minigioco di baseball a carte collezionabili disponibile nell’hub, che ha perfino una sua rilevanza per il completismo.
La longevità si attesta tra le 12 e le 20 ore a seconda dello stile di gioco, con circa 14 ore per la storia principale. Da segnalare che al momento non è possibile rigiocare le missioni: i segreti non raccolti sono persi senza ricominciare da capo.
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Mouse P.I. For Hire – Specifiche
Graficamente parlando, la scelta di avere ambientazioni tridimensionali e personaggi ed elementi interattivi in 2D animato a mano, fotogramma dopo fotogramma, potrebbe far storcere il naso al primo impatto. Ma è una scelta azzeccata: permette una distinzione rapida e comprensibile tra gli elementi con cui possiamo interagire e quelli che fungono solo da scenografia, eliminando nella maggior parte dei casi ogni possibile confusione in un mondo interamente in bianco e nero. Le animazioni rubber hose non sono un semplice filtro estetico: influenzano la percezione del movimento, gli impatti e gli scontri. I nemici si deformano, reagiscono in modo esagerato, e ogni combattimento acquisisce una fisicità quasi slapstick che rafforza l’identità del titolo. È possibile anche regolare, fin dall’inizio, il livello di grana della “pellicola”, scegliendo quanto far apparire vintage l’immagine.
Musicalmente incalzante, con brani jazz e swing eseguiti da un’orchestra Big Band che richiamano pienamente l’atmosfera noir e cartoon del titolo e accompagnano il giocatore per tutto il viaggio senza mai sembrare fuori posto. Gli effetti sonori sono da cartoon classico, in perfetta sintonia con lo stile visivo. Sul fronte tecnico il gioco gira in modo solido su tutte le piattaforme: su PC non richiede un hardware particolarmente potente, complice lo stile grafico, e il frame rate si mantiene stabile anche nelle fasi più caotiche.
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È un caso da risolvere?
Mouse P.I. For Hire è uno di quei titoli che difficilmente dimentichi, non tanto per la profondità del gameplay, quanto per la forza di un’identità che non ha eguali nel panorama recente (se non consideriamo i Run&Gun). Fumi Games, al loro debutto assoluto, ha costruito qualcosa di genuinamente originale partendo da un meme e da un decadimento di copyright, e il risultato è un boomer shooter che funziona, diverte e soprattutto ha una personalità devastante.
I limiti ci sono: la trama non sfrutta appieno il potenziale del suo setting, le arene iniziali sono sottotono, la IA nemica è basilare e la possibilità di rigiocare le missioni manca. Ma a 29,99€ è difficile chiedere di più. Promosso con entusiasmo, specie per chi ama il genere o per chi semplicemente vuole passare 14 ore dentro un cartone animato degli anni ’30 con una pistola in mano (o ha nostalgia di Cuphead).
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