Minos – Trappola, trucida, torna
Quando c’è di mezzo Devolver Digital, sappiamo già benissimo cosa aspettarci: originalità, una direzione artistica tendenzialmente fuori dagli schemi e quel pizzico di follia che rende memorabile anche il concept più semplice. Minos, sviluppato dalle mani del developer Artificer, non fa eccezione. Il titolo si tuffa a capofitto nel genere roguelike, utilizzandone i canoni non come un limite, ma come una tavolozza per dipingere un gameplay che è, allo stesso tempo, immediato e profondo. L’idea alla base del gioco è semplice: trappola, trucida, torna. Metti trappole per i nemici, trucidali tutti, muori nel caso tu abbia sbagliato qualcosa, torna in vita per riprovare.
In questo caso specifico, possiamo dire di essere lontani dai dungeon crawler. In Minos, infatti, la prospettiva è ribaltata: non siamo l’eroe che entra per saccheggiare, ma la mente dietro il labirinto. L’ispirazione mitologica è evidente, ma viene filtrata attraverso una lente moderna che strizza l’occhio a titoli come Hades — anche per via dell’ambientazione similare e per una direzione artistica della parte di storia con parecchi punti in comune. Ma attenzione: non fatevi ingannare dalla pulizia estetica, perché Minos è pronto a punire ogni vostra minima distrazione con sangue, trappole, e stridore di denti.

Gameplay e comparto tecnico – Architetti del destino e difese disperate
Il cuore pulsante di Minos risiede nella sua gestione del dungeon. A differenza di molti altri esponenti del genere “Dungeon Defense”, dove ci si limita a piazzare trappole su percorsi prestabiliti, qui abbiamo il potere di modificare la struttura stessa del labirinto. Entro determinati limiti dettati dal bilanciamento (non potrete, ovviamente, sbarrare tutte le strade di accesso ai nemici posizionando muri in ogni dove), possiamo spostare muri, creare vicoli ciechi e deviare il flusso dei nemici verso i nostri punti di forza. È un tocco di game design semplice e funzionale: la pianificazione diventa un puzzle dinamico dove la geometria è letale quanto una lama rotante.
Ma la vera chicca è la gestione del protagonista. Se la vostra strategia fallisce (e succederà, credetemi), non tutto è perduto. Il nostro protagonista, infatti, sarà in campo e potremo usarlo come “ultima linea di difesa”. Questa meccanica introduce un rischio/rendimento di spicco: sporcarsi le mani permette di salvare una run che sembrava compromessa, ma mette a repentaglio la vita del protagonista. Se lui cade, la run finisce. È un momento di tensione, di sicuro, che tenderà col tempo a perdere mordente, in maniera inevitabile. Inoltre non aspettatevi nulla di simile ad un action rpg o qualcosa del genere: è tutto comandato in maniera molto semplice e lineare.

Visivamente, la direzione artistica è sicuramente ben studiata, con illustrazioni molto colorate e toni a volte anche scanzonati.
Tutto però ha un prezzo: la natura roguelike del titolo mostra il fianco in termini di ripetitività. Dopo diverse ore, si avverte la sensazione che alcune run siano solo un pretesto per raccimolare risorse necessarie agli upgrade più costosi, rallentando un po’ il ritmo della scoperta a favore di un grind che potrebbe non piacere a tutti.
Molto apprezzato, però, il fatto che anche l’HUB centrale del gioco, da cui si avrà accesso alle run di gioco, sia anch’esso un labirinto in evoluzione, con piccoli segreti nascosti, per premiare la nostra voglia di esplorare.
Minos – Un labirinto di emozioni (e un po’ di grind)
In conclusione, Minos è una scommessa vinta. È un titolo solido, che sa come intrattenere chi ama la pianificazione tattica senza rinunciare all’adrenalina, anche se parziale, del combattimento diretto. Sebbene la struttura dei progressi possa risultare a tratti un po’ farraginosa, costringendo il giocatore a qualche run di troppo “di riempimento”, l’esperienza complessiva resta di buon livello.
È un gioco che richiede testa, riflessi e un pizzico di spietatezza. Se siete pronti a diventare gli architetti del vostro peggiore incubo, Minos merita assolutamente un posto nella vostra libreria.
See you, Game Cowboys!
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