C’è una domanda che Legacy of Kain: Ascendance si porta dietro dal primo trailer: era necessario? La risposta, dopo averlo giocato, è complicata quanto la timeline di Nosgoth stessa. Bit Bot Media e FreakZone Games hanno costruito un prequel a Soul Reaver che sa esattamente cosa vuole essere; il problema è che quello che vuole essere non è sempre quello che i fan si aspettavano.
Nosgoth in pixel, Nosgoth nel cuore
Tre protagonisti, tre stili di gioco: Kain con i suoi poteri vampirici, Raziel prima nella forma umana da Sarafan e poi in quella alata dopo la trasformazione, e Elaleth, vampira inedita con un approccio aggressivo e senza pause. L’idea è solida; sulla carta è il tipo di struttura narrativa che ha sempre fatto grande questa saga.
Visivamente, Ascendance è una dichiarazione d’intenti. La pixel art è curata, densa, capace di restituire il gotico opprimente di Nosgoth senza tradirne l’anima; le sequenze animate in stile anime nei momenti narrativi chiave funzionano meglio di quanto ci si aspetti, e le sezioni tridimensionali ispirate all’era PS1 che compaiono nei momenti cruciali della storia sono un omaggio affettuoso che i fan riconosceranno subito. La colonna sonora di Klayton è potente e coerente con il tono del gioco; e quando Simon Templeman apre bocca come Kain, o Michael Bell torna a dare voce a Raziel, tutto il resto smette di importare per qualche secondo. Brividi.
Le ombre di Nosgoth
Uno dei problemi di Ascendance è sicuramente il combat system, forse davvero troppo basilare e che non convince mai appieno; concatenare colpi, schivate e attacchi soprannaturali funziona nei primi livelli, quando il sistema si presenta con una certa varietà di azioni; poi ci si accorge che quella varietà era solo semplicità, e che i tre personaggi, pur avendo moveset diversi sulla carta, finiscono per giocarsi quasi allo stesso modo. Il movimento verticale salva la situazione in parte; le sezioni in volo hanno un ritmo che convince, con quella meccanica di magia che si consuma e si rigenera che aggiunge almeno una variabile di cui tenere conto. Il resto convince meno, e quattro ore non sono abbastanza per nasconderlo.
La narrativa, da sempre una delle parti più importanti e amate dai fan della saga, prende qui una piega strana; Elaleth, sorella di Raziel e nuovo perno della storia, porta con sé un retcon che tocca l’intera saga da Soul Reaver in poi, e i fan che conoscono ogni angolo della lore di Nosgoth non hanno troppo gradito. Una riscrittura totale degli eventi, narrata in maniera frettolosa, tanto da infastidire sia gli affezionati alla saga sia i giocatori che non conoscono nulla della lore di Legacy of Kain; che stringendo, falcia proprio quella legacy che tutti abbiamo imparato a conoscere e ad amare.
Una Legacy diversa
Ascendance è un gioco fatto con passione reale verso una saga che non ha mai smesso di meritare attenzione; è però anche un gioco che sente il peso di una lore che non abbraccia totalmente, andando a complicare la già fitta rete di intrighi di Nosgoth e che alla fine, dietro a delle retcon forzate, lascia spazio a un action platformer semplice, che rischia di sparire nel mare dei suoi simili in poco tempo.
Nosgoth merita ancora tutta questa fama, ma dovremo aspettare ancora per tornare a vederla splendere.
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