Pubblicato il 12/06/25 da Cathoderay

Ninja Gaiden: Ragebound – Anteprima

Affilato come ieri, furioso come domani
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In un’epoca in cui tutto sembra dover essere tridimensionale, bombato, e pieno di lucine da fiera, Ninja Gaiden: Ragebound fa una scelta tanto chiara quanto tagliente: tornare al 2D, tornare alla carne viva del genere, tornare al sangue, al sudore e alla punizione. E lo fa con una demo uscita pochi giorni fa che, come un colpo ben assestato di katana, taglia subito ogni dubbio: il ninja è tornato, e non ha intenzione di chiedere permesso.

L’inizio: un maestro, un discepolo, e un addestramento tra le ombre

La prima sezione della prova è un richiamo ai classici: ci ritroviamo nei panni di Kenji Mozu, giovane ninja sotto la guida del leggendario Ryu Hayabusa. Tra fendenti rapidi, parate al limite e salti acrobatici, ci si riappropria subito del senso di urgenza e precisione che ha sempre definito la serie. Ogni comando risponde con una prontezza chirurgica, e già qui si capisce che non siamo di fronte a una semplice imitazione nostalgica.

La battaglia vera comincia

Una volta completato l’addestramento, il villaggio di Hayabusa viene attaccato. È qui che Ragebound inizia a graffiare davvero: l’azione è violenta ma elegante, gli avversari muoiono in un colpo solo… finché non incontriamo quelli “corrotti”, contrassegnati da colori strani, che ci costringono a variare l’approccio. Ucciderli nelle giuste condizioni attiva uno stato di potenziamento furioso che permette colpi devastanti e altri speciali spettacolari. È una danza di morte, sì, ma studiata, mai caotica.

Kumori: l’altra metà dell’ombra

A metà della demo si aggiunge Kumori, una ninja del Clan Ragno Nero. Non è un semplice personaggio di contorno: si fonde letteralmente con Kenji, sbloccando un nuovo ventaglio di abilità. Dagli attacchi a distanza ai movimenti tra le due dimensioni — quella reale e quella demoniaca — Ragebound alza la posta, richiedendo ingegno oltre che riflessi.

Le sezioni esplorative, fatte di salti millimetrici, trappole e piccoli enigmi, si alternano con fluidità alle fasi di combattimento. Ogni ambiente è un piccolo quadro sanguinante, dipinto con cura maniacale.

Una prova impegnativa, ma mai sleale

Nonostante la sua natura spietata, il gioco è sorprendentemente onesto: i punti di ripartenza sono frequenti, i voti finali alla prestazione spingono al miglioramento senza diventare umilianti. E se tutto ciò non bastasse, c’è anche la modalità difficile, per chi cerca il dolore raffinato dei tempi che furono.

Estetica da duello sotto la luna

Visivamente Ragebound è un gioiello. I personaggi si muovono con una fluidità che fa dimenticare di stare giocando con figure composte da pochi pixel. Gli sfondi raccontano storie di sangue e silenzio. La musica, un incontro tra strumenti tradizionali giapponesi e ritmi martellanti, accompagna l’azione senza mai sopraffarla.

Conclusione: il ninja è vivo, e sogna vendetta

Ninja Gaiden: Ragebound è una dichiarazione d’intenti. Non serve la tridimensionalità, non servono i fuochi d’artificio: bastano controllo, ritmo, e una lama affilata. La demo dimostra che The Game Kitchen ha capito l’anima della serie: l’ha presa, l’ha frullata con il loro gusto per l’occulto e l’ha servita cruda, come un urlo nella notte.

Uscita prevista: 31 luglio 2025. Ma già adesso, con questa prova, il gioco fa più rumore di mille shuriken.

Cathoderay - Biografia

Pare che io sia l'entropia videoludica.

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