Pubblicato il 25/06/26 da Cathoderay

Mina The Hollower: Yacht Club Games colpisce ancora

Più della pixel art, contano le idee
Developer: /
Publisher: /
Genere: /
PEGI:

Nel 2014 Yacht Club Games si presentava al mondo con Shovel Knight. Dodici anni dopo non ha più bisogno di presentazioni.

Mina the Hollower è il nuovo progetto dello studio americano e, ancora una volta, dimostra quanto il team abbia capito una lezione che molti inseguono senza mai raggiungerla: l’estetica retro può attirare uno sguardo, ma sono le idee a tenere il giocatore davanti allo schermo.

E di idee, fortunatamente, Mina ne ha parecchie.

Scavare

Mina viene inviata sull’isola di Tenebrous per indagare sull’origine di una misteriosa calamità che sta riportando in vita creature da tempo sepolte.
Ben presto, però, la ricerca di risposte lascia spazio al piacere della scoperta; l’isola è piena di percorsi alternativi, scorciatoie, segreti e zone nascoste che invitano continuamente ad allontanarsi dal sentiero principale. Ed è proprio l’esplorazione il cuore di Mina the Hollower. La protagonista è in grado di muoversi sottoterra per brevi tratti, una meccanica attorno alla quale Yacht Club Games costruisce praticamente l’intera avventura. La prima grande intuizione del gioco arriva infatti dopo pochi minuti. Non si tratta di una semplice abilità utilizzata per risolvere qualche enigma occasionale; questa tecnica diventa rapidamente uno strumento fondamentale, capace di influenzare ogni aspetto dell’esperienza. Permette di evitare attacchi, attraversare ostacoli, raggiungere passaggi segreti e affrontare i combattimenti in modi che inizialmente sembrano quasi impossibili. Il merito di Yacht Club Games è aver costruito tutto il resto attorno a questa idea; nuove aree, nemici e boss introducono costantemente situazioni che spingono il giocatore a sfruttarla in maniera diversa, mantenendo il ritmo dell’esplorazione sorprendentemente fresco per tutta la durata dell’avventura.

È proprio questa struttura a rendere Mina the Hollower perfetto anche per la natura ibrida di Nintendo Switch e Nintendo Switch 2; ogni sessione di gioco lascia sempre la sensazione di voler esplorare ancora una zona, scoprire un nuovo segreto o affrontare un altro combattimento. In portabilità come davanti al televisore, il risultato è sempre lo stesso: “ancora cinque minuti” finiscono inevitabilmente per trasformarsi in un’altra ora di gioco.

Pixel e oscurità

Fin dai primi minuti è evidente come Yacht Club Games non abbia scelto l’estetica di Mina the Hollower per semplice nostalgia. Il richiamo al Game Boy Color è evidente; fermarsi a questo, però, sarebbe riduttivo. Il team utilizza quei limiti come punto di partenza per costruire qualcosa che possiede una personalità ben precisa. Tenebrous è un luogo cupo, decadente e spesso inquietante: villaggi abbandonati, cimiteri dimenticati e creature che sembrano uscite da un racconto gotico contribuiscono a creare un’atmosfera sorprendentemente distante da quella delle classiche avventure rétro. Ogni area riesce a distinguersi dalle altre grazie a un uso intelligente dei colori, delle animazioni e del design degli ambienti; una varietà che rende l’esplorazione costantemente interessante. La stessa attenzione emerge nel comparto sonoro. Le musiche accompagnano l’avventura senza mai cercare di rubare la scena; alternano momenti malinconici, passaggi più inquietanti e brani capaci di sostenere l’azione durante i combattimenti. È una colonna sonora che lavora spesso in secondo piano ma che contribuisce in maniera decisiva a definire il carattere dell’intera esperienza.

Il risultato finale è uno di quei rari casi in cui grafica e sonoro non si limitano ad accompagnare il gioco, ma diventano parte integrante della sua identità. Mina the Hollower sarebbe probabilmente un buon action-adventure anche senza il suo stile visivo; con questa direzione artistica, però, riesce a lasciare un’impressione molto più duratura.

Un’altra conferma per Yacht Club Games

Nel 2014 Yacht Club Games si presentava al mondo con Shovel Knight. Dodici anni dopo, Mina the Hollower dimostra che quel successo non era stato un caso.

Pur guardando con evidente affetto al passato, il nuovo lavoro dello studio americano evita la trappola più comune della nostalgia: limitarsi a replicare ciò che funzionava un tempo. Le sue idee migliori non nascono dall’estetica rétro, ma dal modo in cui vengono utilizzate per costruire un’avventura ricca di personalità, segreti e momenti memorabili. Forse Mina the Hollower non rivoluzionerà il genere; probabilmente non ne ha nemmeno l’ambizione. Quello che fa, però, lo fa con una sicurezza e una cura che pochi studi riescono a raggiungere. Ogni meccanica, ogni area e ogni incontro sembrano parte di un disegno coerente, costruito attorno a una semplice idea: rendere l’esplorazione costantemente divertente.

In un mercato che spesso rincorre la grande novità a tutti i costi, Mina the Hollower sceglie una strada diversa; prende una formula familiare, la comprende fino in fondo e la esegue con una qualità difficile da ignorare. E forse è proprio questa la lezione che Yacht Club Games continua a impartire da oltre un decennio: l’originalità conta, ma le buone idee contano ancora di più quando vengono trasformate in grandi videogiochi.

  • Pixel art ispirata
  • Meccaniche varie e divertenti
  • In portatile è ancora meglio

 

  • decisamente difficile in alcune missioni

Cathoderay - Biografia

Pare che io sia l'entropia videoludica.

Commenta questo articolo!