Da Star Trek al Problema dei 3 corpi, da Fallout a Mass Effect, credo che ognuno di noi abbia imparato ad amare lo sci-fi grazie a qualche opera di cui abbiamo usufruito nella nostra infanzia o adolescenza. È chiaro che chi sta leggendo questa recensione nella data di pubblicazione non vivrà la colonizzazione spaziale in prima persona, quindi non ci resta che viverlo attraverso il muovere i protagonisti dell’avventura nei videogiochi. D’altronde se sei qui o sei capitato per caso o ti piacciono i videogiochi con una forte base fantascientifica.
Oggi andiamo a conoscere PROJECT AURORA, un basebuilder esplorativo che ci fa vivere il lato più crudo dello sci-fi, tra pericoli biologici e misteri da svelare, PROJECT AURORA ha sicuramente una bellissima atmosfera, rovinata dal comparto tecnico; ma procediamo con ordine.
PROJECT AURORA – Cosa è successo alla precedente squadra?
Cosa è che fa più paura di trovarsi su un pianeta alieno? Trovarsi su un pianeta alieno a cercare la precedente squadra scientifica scomparsa mandata a scoprire cosa si cela su Aurora.
La premessa è emozionante e l’arrivo su Aurora è mozzafiato grazie alla bellissima realizzazione artistica del pianeta, la prima zona per quanto semplice riesce a far immedesimarti in un mondo tanto bello quanto spietato.
Armati di una squadra di esperti di diversi campi scientifici ed antropologici, un rover e una base da costruire e ampliare, dovremo indagare su diversi punti di interesse per acquisire conoscenze su flora, fauna e qualsiasi dato possa aiutare a scoprire qualcosa su questo pianeta o sulla precedente squadra.
La narrazione che avviene attraverso box di dialogo con le riflessioni dei diversi scienziati, che talvolta interagiscono tra loro, talvolta fanno riflessioni e talvolta il giocatore è chiamato a scegliere tra più opzioni che influenzano il corso della storia. Come ogni buona esperienza horror che si rispetti, la storia ha un ritmo lento per costruire tensione, tensione che però non riesce mai ad arrivare al culmine lasciando spazio alla frustrazione del gameplay e dei ricorrenti bugs.
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PROJECT AURORA – BASEBUILDING, GESTIONE RISORSE, ESPLORAZIONE
Purtroppo quando un videogioco ha un ottimo potenziale narrativo e si perde sul gameplay ti lascia un amaro in bocca non indifferente.
Partendo dalle meccaniche esplorative, la squadra rimarrà nella base finché il giocatore non assegnerà uno o più ricercatori all’interno del rover per partire all’esplorazione di Aurora. Interessante è che il rover ha una batteria ricaricabile in base o su delle stazioni che si possono costruire con la progressione del gioco in diversi punti di Aurora, dovendo quindi pianificare bene quali punti esplorare per non rimanere a piedi. Quello che invece non funziona dell’esplorazione a mio parere è la tediosità della progressione: i punti con cui interagire sono contrassegnati e ben visibili sia in minimappa che in overworld, il problema è che se all’interno del rover non vi è lo scienziato programmato per interagire con quel punto di interesse, si dovrà tornare indietro a prendere il personaggio giusto e ritornare nello stesso punto, rallentando di fatto la progressione della storia e regalando sicuramente una certa dose di realismo scientifico ma non regala una soddisfazione ludica.
Passando al punto di vista del base building è piuttosto classico il sistema, avendo un nucleo centrale da cui si possono costruire intorno altre piattaforme per progredire e velocizzare la razionalizzazione delle risorse e facilitare le ricerche scientifiche per svelare cosa succede ad Aurora. Se dal punto di vista teorico tutto funziona, il lato tecnico non accompagna PROJECT AURORA, a volte facendo scomparire i menù di gioco, dovendo resettare il gioco per farli ricomparire. Un po’ allo stesso modo avanzando non sono riuscito più a ripristinare la comparsa dei menù costringendomi ad un hard reset della run. Insomma, non proprio il massimo per un videogioco che vuole costruire tensione e concentrato sulla storia.
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PROJECT AURORA – CONCLUSIONE
Tirando le somme, PROJECT AURORA è un videogioco che, bug a parte, non riesce a contraddistinguersi in quasi nulla. Certo, la storia è anche interessante ma le meccaniche di base building sono molto elementari, quasi non necessarie. Allo stesso modo come ho descritto prima l’esplorazione si basa su un avanti e indietro da un determinato avamposto al punto x da esaminare con il giusto scienziato. É il tipico esempio che si direbbe “è intelligente ma non sia applica“, poiché l’accuratezza scientifica è interessante ma le meccaniche di gioco andavano limate e rese più accattivanti, senza considerare chiaramente la presenza di bug invalidanti che rovinano l’esperienza.
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