Sono passati sette anni da quando Tarsier Studios ci ha trasportato nel mondo di Little Nightmares, nei panni di una bambina col suo iconico impermeabile giallo e circondati da grottesche e disgustose figure umanoidi. Un mondo che narra della psiche e della visione che un bambino può avere del mondo che lo circonda, ma che nel contempo ha ancora tanto da raccontare, o meglio, rivelare, al giocatore.
Per questo motivo l’uscita di un terzo titolo, atteso, di questa saga, non ha potuto che attirare il mio interesse, sebbene con malnascosto scettiscismo per la scelta di aver assegnato lo sviluppo del titolo ad un’altra casa di sviluppo.
I ragazzi di Supermassive Games saranno riusciti nel loro intento?
Little Nightmares 3 – Storia
Little Nightmares 3 abbandona i protagonisti che abbiamo visto in passato — Six e Mono — per focalizzarsi su Low e Alone, due nuovi bambini intrappolati nella Spirale, una rete di luoghi inquietanti e disturbanti collocata nel misterioso Nulla. Low è un ragazzino con una maschera da corvo ossessionato da un sogno ricorrente: uno specchio che mostra una finestra, simbolo di fuga e ritorno a casa. Alone è una bambina in tuta verde con codini, una compagna silenziosa con cui affronterà l’incubo.
Il viaggio attraverso la Spirale li porta in quattro ambienti distinti. La Necropoli è una città deserta e sabbiosa dominata dal Bebè Mostruoso (Monster Baby), una bambola colossale capace di pietrificare con il suo occhio luminoso. Segue la Fabbrica di Caramelle, un’enorme struttura industriale dove creature obese note come “The Herd” vengono trasportate su sistemi di carrucole, il tutto sotto lo sguardo vigile della Sorvegliante (The Supervisor), una donna inquietante con sei braccia che nasconde una natura mostruosa. Il terzo scenario è il Carnevale (The Carnival), un tetro luna park su un dirigibile di legno gestito da manichini viventi e dall’enigmatico burattinaio noto come la Prole (The Kin), che cattura bambini per i suoi spettacoli. Infine, l’incubo culmina nell’Istituto, un edificio fatiscente invaso da vegetazione e sorvegliato da infermiere mascherate.
Come nei titoli precedenti, la narrazione è deliberatamente criptica: nessun dialogo, nessun testo, solo immagini e significati da interpretare. Tuttavia, Low e Alone faticano a creare quel legame emotivo viscerale che avevamo con Six e nel secondo titolo con Mono. La sensazione di inquietudine sembra quasi mancare a favore di una semplificazione degli obiettivi e dei grotteschi persecutori.
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Little Nightmares 3 – Gameplay
Il gioco mantiene l’impalcatura classica della serie, ma introduce due novità fondamentali: il combattimento e la cooperazione. I due protagonisti sono equipaggiati con strumenti specifici: Low possiede un arco per colpire bersagli distanti e tagliare corde, mentre Alone brandisce una grossa chiave inglese per distruggere barriere, attivare meccanismi e finire i nemici.
La struttura è quella consolidata: una progressione lineare attraverso le quattro aree, intervallata da inseguimenti frenetici, sezioni stealth e enigmi ambientali. Il margine di errore è minimo, ma i checkpoint sono generosi.
Il combattimento, tuttavia, è il punto più debole. Le occasioni di scontro sono rare e spesso si riducono a sequenze scriptate dove i riflessi contano più della strategia. L’approccio è timido e abbozzato, dando l’impressione che Supermassive non fosse del tutto convinta di questa aggiunta, tanto che la sua rimozione non avrebbe intaccato l’esperienza.
Un’altra delle problematiche più evidenti è il come in diversi momenti, il gioco fallisce nel dare degli input chiari al giocatore, lasciandolo fallire o a girovagare nelle piccole aree senza capire cosa fare (un esempio avviene proprio nel primo livello dove dovremo aprire la strada a Low e nello spazio totalmente buio e senza alcun tipo di segnale sonoro diventava complesso capire dove posizionarsi per sbloccare il passaggio).
La meccanica cardine di Little Nightmares 3 sembra essere la cooperazione: quasi tutti i puzzle richiedono l’intervento congiunto dei due personaggi. In cooperativa online, il trial-and-error tipico della serie diventa un momento di condivisione divertente. In single player si perde il fascino, con un IA basica che a tratti sembra incepparsi.
Ed è qui che emerge il limite maggiore: senza un compagno umano, si perde parte della magia. L’IA tende a ignorare gli elementi secondari, limitando l’esplorazione dei segreti, mentre i puzzle risultano meno ispirati rispetto al passato: leve, piattaforme e porte da sbloccare diventano presto ripetitivi, sacrificando la profondità del singolo in favore dell’accessibilità cooperativa.
Quello che personalmente definisco un errore importante, considerando l’anima e lo spirito con cui questo titolo è stato realizzato è che la modalità cooperativa è solo online, senza possibilità di giocare in locale.
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Little Nightmares 3 – Grafica e musica
Visivamente, Little Nightmares 3 tenta di onorare l’eredità di Tarsier Studios ricostruendo la realtà distorta che conosciamo, ma non senza inciampi. Nonostante il plauso per la fedeltà artistica, le immagini a schermo non sempre risultano chiare: spesso sono troppo buie e confuse, rendendo difficile leggere la scena e capire dove andare o cosa guardare. Se la Necropoli iniziale può sembrare un po’ piatta e geometrica, il gioco esplode visivamente nelle zone successive, specialmente nel Carnevale, che offre scorci memorabili, pur soffrendo di questa scarsa leggibilità.
La colonna sonora è essenziale e intelligente, lasciando che sia il sound design a fare da padrone. I rumori ambientali, i respiri affannosi e i suoni metallici costruiscono la tensione molto più della musica, preservando quell’atmosfera opprimente e silenziosa, sebbene spesso le impostazioni non aiutino a settarli bene e se non equilibrati, appaiono assenti o troppo labili per essere percepiti.
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Conclusione
Little Nightmares 3 è un titolo solido e visivamente curato, ma che alla fine conferma quella sensazione di straniamento iniziale: è un gioco che sfasa il giocatore. È un’esperienza familiare, ma diversa, dove il more of the same si mescola alla consapevolezza costante che a raccontare questa storia c’è un’altra voce.
Supermassive Games ha trattato il brand con estremo rispetto, ma il problema non sta tanto nel non aver colto l’anima del gioco, quanto nel non essere riuscita a emularne la tecnica. Pad alla mano, la sensazione è quella di giocare a una copia ben fatta piuttosto che a un vero continuo di Little Nightmares. La scarsa chiarezza visiva in alcuni frangenti e la mancanza di una direzione chiara nel level design pesano sull’esperienza complessiva.
A chi consigliarlo? Agli appassionati che vogliono tornare nel Nulla e hanno un amico con cui condividere il viaggio online. Ma per chi cercava la stessa magia oscura e precisa dei primi capitoli, Little Nightmares 3 resta un ottimo omaggio che però, alla fine, ti lascia con la sensazione di aver giocato a un’imitazione, bella ma imperfetta.
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