Pubblicato il 20/05/25 da Emil

JDM: Japanese Drift Master – Derapate da sogno o testacoda clamoroso?

Drift spettacolari, tuning estremo e qualche bug: ecco com’è davvero il racing game più giapponese dell’anno.
Developer: /
Publisher: , /
Piattaforma: /
PEGI:

Ci sono voluti anni di sgommate e anticipazioni, ma finalmente JDM: Japanese Drift Master è arrivato al traguardo su PC. Nato come progetto di cuore di un piccolo team polacco appassionato di motori e cultura giapponese (Gaming Factory), questo gioco promette di farci vivere il sogno delle corse clandestine nelle strade del Sol Levante. Il titolo è già un programma: JDM è l’acronimo di “Japanese Domestic Market”, e sottintende amore incondizionato per le auto nipponiche e per la sottocultura che ruota attorno a loro da decenni. Le aspettative dei fan erano alte sin dalla demo lanciata tempo fa, che ha mostrato un mondo aperto ispirato a Initial D tra montagne e città al neon. Ma il maestro giapponese del drifting è davvero all’altezza del suo nome altisonante? Mettiamo in moto il motore, allacciamo le cinture e scopriamolo con uno sguardo approfondito (e qualche derapata di ironia) sugli aspetti chiave di questo titolo.

Gameplay e sistema di guida

Il fulcro di JDM: Japanese Drift Master è naturalmente la guida in derapata. Il gioco offre un modello di guida simcade, ovvero a metà tra simulazione e arcade. In pratica, chiunque può prendere in mano un controller o un volante e iniziare a driftare, ma padroneggiare davvero le traiettorie richiede un po’ di pratica. Gli sviluppatori hanno incluso due modalità di guida selezionabili: Arcade (per un’esperienza più accessibile e permissiva) e Simcade appunto (per chi desidera una guida più realistica e controlli raffinati). Questa flessibilità è la benvenuta, perché il bilanciamento della fisica di base ha suscitato qualche dubbio.

La sensazione iniziale al volante è di un’auto piacevole da controllare, con un feedback solido su asfalto: le vetture rispondono bene ai comandi, specialmente col controller, e il titolo supporta anche i volanti con una calibrazione sorprendentemente valida. Derapare richiede però un po’ di sensibilità: basta un tocco di freno a mano per far partire il posteriore, e mantenere il controsterzo diventa un esercizio di finezza. Il gioco premia le derapate controllate con un sistema di combo a punteggio in stile Tony Hawk: più a lungo teniamo l’auto di traverso senza errori, più punti accumuliamo, con tanto di moltiplicatore se passiamo vicini ai muri o continuiamo la sequenza tra curve consecutive. È una trovata arcade divertente che spinge a migliorarsi e ricorda da vicino le esibizioni folli viste nei manga e anime di settore.

Detto questo, non aspettatevi una fisica degna di un simulatore puro: JDM: Japanese Drift Master sposa la spettacolarità al realismo “quanto basta”. Le auto tendono leggermente al sottosterzo, un aspetto che ha fatto storcere il naso a chi conosce questo tipo di guida – vedere una coupé a trazione posteriore faticare a far partire il retrotreno può risultare decisamente strano. Disattivando gli assist (stabilità, controllo trazione, ecc.) la situazione migliora e le vetture scodano più liberamente, ma resta la sensazione che il modello di guida sia un po’ grezzo. Fortunatamente, i creatori hanno ascoltato la community apportando patch correttive: rispetto al prologo dell’anno scorso, il comportamento in curva è stato reso più reattivo e intuitivo, anche se qualche affinamento ulteriore non guasterebbe per raggiungere l’eccellenza. Gli incidenti invece risultano ancora poco realistici: schiantarsi a tutta velocità contro un guardrail produce effetti minimi, con l’auto che si ferma come un blocco rigido senza spettacolari capottamenti o danni evidenti. Dimenticate ribaltamenti o lamierati che volano: qui gli scontri sono morbidi e perdonanti, forse troppo perdonanti, togliendo un po’ di tensione alle gare più aggressive.

Sul fronte delle modalità, il gameplay non si limita alle gare di drifting. JDM offre anche gare di grip tradizionali (dove conta il tempo sul giro e la precisione in traiettoria) e persino drag race in rettilineo, nelle quali spremere al massimo la vostra elaborazione e azzeccare le cambiate al millisecondo è fondamentale. Queste varianti aggiungono varietà al mix di eventi, alternando sfide a punteggio in derapata a corse classiche punto-a-punto. L’intelligenza artificiale degli avversari nelle gare su circuito si comporta dignitosamente, senza eccellere: gli avversari seguono le traiettorie in modo pulito ma non aspettatevi personalità o errori clamorosi, fungono più da “coni mobili” da superare che da piloti umani imprevedibili. In compenso, nelle gare di drifting il vero avversario è il nostro estro: bisogna battere i punteggi fissati dagli organizzatori, eseguendo manovre sempre più audaci per salire in classifica. È un sistema che diverte, specie se amate fare screenshot delle vostre auto di traverso a 90 gradi con fumo bianco che avvolge la scena.

Recensione di JDM Japanese Drift Master

Grafica e comparto tecnico

Dal punto di vista grafico e tecnico, JDM: Japanese Drift Master fa un figurone. L’open world è ambientato nell’immaginaria prefettura di Guntama, ispirata alle regioni montuose di Honshu, e offre oltre 250 km di strade tutte da percorrere. Visivamente, il gioco sa mozzare il fiato: si passa dalle strade tortuose che costeggiano il pittoresco lago Haikama a piccoli villaggi rurali pieni di dettagli, fino a città illuminate da insegne al neon dove l’asfalto bagnato riflette le luci in puro stile Tokyo Drift. La cura per i dettagli ambientali è maniacale. Durante una corsa potreste notare i petali rosa dei ciliegi svolazzare nel vento ai bordi della carreggiata, oppure i cartelli stradali scritti in kanji e le lanterne fuori dai negozietti locali. L’atmosfera giapponese è riprodotta con amore: sembra quasi di sentire l’odore dei ramen bar mentre sfrecciate a fari accesi nella notte!

Il comparto tecnico sfrutta l’Unreal Engine 5 e si vede: texture in alta definizione, illuminazione avanzata e una distanza visiva notevole rendono l’esperienza molto immersiva. Le auto – tutte modellate con attenzione – sfoggiano carrozzerie lucide e interni curati. Giocando in visuale abitacolo si apprezza il lavoro sui cruscotti fedeli agli originali, con tachimetri funzionanti e dettagli come il dangling charm appeso allo specchietto in alcune vetture che strizza l’occhio alla cultura JDM. Purtroppo tanta ricchezza visiva ha un costo in termini di performance: JDM è un titolo abbastanza esigente. Su un PC di fascia media (GPU equivalente a una GTX 1660 o simili) il gioco fatica a mantenere i 60 fps stabili a dettagli alti, soprattutto nelle aree cittadine dense di oggetti e luci. Alcuni utenti con schede video modeste riportano immagini un po’ sgranate o effetto blur persistente, segno che su impostazioni basse si devono fare compromessi (un filtro anti-aliasing aggressivo potrebbe essere la causa). Su hardware potente invece JDM dà il meglio, risultando fluido e spettacolare: con una RTX serie 30 o superiore si possono impostare dettagli ultra e godersi ogni riflesso, con frame rate attorno ai 60 fps in 1080p o 1440p. Il gioco supporta tecnologie di upscaling come Intel XeSS e presumibilmente DLSS, il che aiuta a guadagnare preziosi fps senza intaccare troppo la qualità. Non mancano comunque alcuni problemi di ottimizzazione tipici dei giochi open world indie: pop-in degli oggetti più distanti e piccoli scatti durante il rapido attraversamento della mappa possono capitare, specialmente sfrecciando a tutta velocità per lunghi tratti. Nulla di game-breaking, ma la sensazione è che una bella ripulita al codice avrebbe potuto rendere l’esperienza ancora più solida.

Sul fronte stabilità, nei nostri test non abbiamo incontrato crash gravi, ma è doveroso segnalare che possono capitare freeze occasionali e cali di framerate dopo diverse ore di gioco, probabilmente dovuti alla gestione non ottimale della memoria nel lungo periodo. I caricamenti possono risultare sorprendentemente rapidi con installazione su SSD (caldamente consigliato): in pochi secondi sarete già rombanti nel garage pronti a partire; in opposizione ad un’installazione su hard disk più lenti che vi porteranno ad attese inverosimili che non si vedevano da una decina d’anni.

Colonna sonora ed effetti sonori

Se c’è un elemento che vi catapulta dritti in un anime di corse anni ‘90, quello è la colonna sonora di JDM. Il gioco sfoggia un accompagnamento musicale adrenalinico e a tema, che alterna brani originali ispirati all’Eurobeat – immortale genere reso celebre proprio da Initial D – a tracce synthwave ed elettroniche pulsanti. Appena parte il primo brano con cassa dritta e melodie velocissime, viene spontaneo premere sull’acceleratore e lasciarsi trasportare dal ritmo incalzante. Gli sviluppatori hanno capito bene l’associazione “drift = eurobeat” e ci regalano pezzi perfetti per le derapate notturne: aspettatevi bassi martellanti, riff di chitarra elettrica a sorpresa e quell’energia un po’ tamarra che strappa un sorriso nostalgico a chi ha consumato le OST di Initial D nei propri stereo. Non manca qualche pezzo più rilassato durante l’esplorazione libera, magari a base di lo-fi hip hop o brani J-Pop radiofonici, che aiutano a variare l’atmosfera quando si guida tranquillamente godendosi il paesaggio. In definitiva, il comparto musicale è coerente e ispirato, riesce a caricare al punto giusto nelle gare serrate e a rilassare nei momenti opportuni.

Gli effetti sonori sono un altro fiore all’occhiello. Il team di sviluppo ha registrato dal vero molti dei suoni dei motori e il risultato si sente: ogni auto ha il suo rombo caratteristico, dal ringhio grave di un motore turbo al canto acuto di un VTEC che sale di giri. Cambiando scarico o modificando la centralina nelle elaborazioni, il sound dell’auto cambia leggermente, un tocco di realismo che i patiti di meccanica apprezzeranno. Gli stridii degli pneumatici sull’asfalto, il soffio della valvola pop-off quando si lascia l’acceleratore sul turbo, il rumore metallico del cambio marcia sequenziale – tutto contribuisce a farvi sentire dentro l’abitacolo di una vera macchina da drift. Anche i suoni ambientali sono curati: il cinguettio lontano in campagna, il brusio della città, la pioggia che ticchetta sul tetto dell’auto nelle sessioni sotto il diluvio. Giocando in cuffia surround si percepisce bene la direzionalità, utile anche per intuire da che lato sta arrivando l’avversario di turno durante una gara. Manca forse un vero doppiaggio: i pochissimi dialoghi della storia sono testuali, quindi niente voci dei personaggi (una scelta che approfondiremo più avanti), ma considerata la natura del gioco la cosa incide poco sull’esperienza generale.

Recensione di JDM Japanese Drift Master

Ambientazione e modalità Storia

JDM: Japanese Drift Master spicca per la sua ambientazione giapponese ricreata con passione. L’open world ruota attorno al lago Haikama, un luogo di fantasia che condensa un po’ tutti gli scenari tipici del Giappone automobilistico: c’è la strada di montagna immersa nei boschi dove sfidare gli hashiriya a colpi di tornanti, c’è la statale costiera panoramica, la cittadina con officine e concessionarie, e perfino tratti di superstrada più ampi per testare la velocità massima. Il ciclo giorno-notte dinamico e il meteo variabile aggiungono vita al mondo di gioco: potrete affrontare una gara al tramonto con il cielo aranciato e poi ritrovarvi a vagare in notturna sotto una pioggia battente, con i fari che tagliano la foschia e l’asfalto viscido che rende le derapate ancora più impegnative. Questi cambiamenti atmosferici non sono solo estetici ma influenzano leggermente la guida, offrendo un ulteriore livello di sfida – provate a domare una trazione posteriore da 400 cavalli sotto un acquazzone e capirete cosa intendiamo!

A differenza di molti racer open world che puntano tutto sulla libertà, JDM prova a distinguersi inserendo una modalità Storia vera e propria. La trama ci mette nei panni di un giovane pilota straniero (sì, il protagonista non è giapponese, ma un outsider) che arriva nel Paese del Sol Levante deciso a farsi un nome nella scena drift locale. L’intreccio narrativo è un omaggio dichiarato al fumetto giapponese: l’avventura è infatti raccontata attraverso vignette in stile manga, con tavole disegnate a mano che compaiono prima e dopo gli eventi principali. L’idea sulla carta è intrigante e sicuramente originale per un gioco di corse, ma la realizzazione lascia un po’ interdetti. In pratica, tra una gara e l’altra ci si ritrova a leggere testi su pagine di manga statiche, senza alcuna animazione o doppiaggio. Se da un lato questo stile grafico è coerente con l’anima nipponica del titolo (sembra di sfogliare un fumetto anche se digitale sullo schermo di un device virtuale), dall’altro spezza molto il ritmo di gioco e risulta poco coinvolgente.

La storia in sé purtroppo non brilla per originalità: siamo il classico underdog che deve scalare le gerarchie dell’underground, sfidando via via piloti sempre più iconici fino a diventare il “drift master” del titolo. Ci sono rivalità accennate, flashback melodrammatici e i soliti cliché (il mentore burbero, l’amico meccanico, la gang avversaria arrogante, ecc.). Il problema è che il racconto procede frammentato, offrendo pochi spunti realmente emozionanti. Nel prologo “Rise of the Scorpion” avevamo addirittura vestito i panni di uno dei rivali – Hatori “Scorpion” Hasashi, rampollo di una famiglia tradizionale giapponese – in quello che si è rivelato un capitolo introduttivo curioso ma non del tutto efficace: giocare come “villain” poteva essere interessante, ma per ora la caratterizzazione dei personaggi appare blanda e certe svolte narrative un po’ confuse. Avremmo forse preferito delle cutscene animate in stile anime per dare vita alla storia, invece di dover leggere fumetti statici tra una corsa e l’altra. Insomma, lode al coraggio di aver tentato qualcosa di nuovo nel genere, ma la narrazione è la parte meno riuscita del pacchetto, risultando più un contorno abbozzato che un vero motivo di interesse a continuare le gare. Fortunatamente, se le vicende di trama non vi prendono, potete sempre ignorarle in favore dell’azione su strada: il gioco permette comunque di esplorare e partecipare ad eventi secondari liberamente, senza obbligare a seguire pedissequamente il filo narrativo in ogni momento.

Contenuti e longevità

In termini di contenuti, JDM: Japanese Drift Master offre un menu ricco che prova ad accontentare tutti gli appassionati di corse e personalizzazione. Il parco auto è composto da decine di vetture iconiche della scena giapponese: Honda, Nissan, Mazda, Subaru… ci sono tutte le principali case nipponiche rappresentate con i loro modelli più amati dagli anni ‘80 a oggi. Dalla leggendaria Nissan Skyline GT-R R34 alla piccola Mazda MX-5 “Miata”, passando per coupé leggendarie come la Toyota AE86 – ehm, pardon, ufficialmente la “Toyot…”, ops! in realtà il gioco non ha la licenza Toyota, quindi aspettatevi qualche nome di fantasia per quelle due o tre auto mancanti. Un piccolo sacrificio in termini di autenticità, comunque mitigato dal fatto che la maggior parte delle auto sono ufficiali e riprodotte fedelmente. In totale ci sono oltre 30 modelli disponibili al lancio, con la promessa di aggiungerne altri in futuro tramite aggiornamenti (gratuiti o DLC ancora non è chiaro).

Ogni macchina può essere personalizzata e potenziata in profondità. Il gioco vanta uno dei sistemi di tuning più completi nel panorama “simcade”: presso l’officina si può mettere mano a tantissimi componenti meccanici – motore, turbocompressore, centralina, sospensioni, gomme, impianto frenante – modificando non solo i pezzi ma spesso anche tarando parametri (ad esempio pressione del turbo o convergenza delle ruote) per adattare la vettura al vostro stile di guida, sia esso drift spettacolare o aderenza da time attack. È persino possibile montare swap di motore su alcuni modelli, trasformando vetture comuni in belve da circuito. Chi ama smanettare troverà pane per i suoi denti e spenderà ore nel menù di tuning per trovare il setup perfetto per ogni tracciato. Sul versante estetico, poi, c’è la carrozzeria: esiste un vero e proprio negozio di customizzazione estetica dove applicare body kit widebody, alettoni esagerati, minigonne, paraurti intercambiabili, cerchi di ogni tipo e ovviamente verniciature e livree personalizzate. La livery editor consente di creare livree in stile completamente libero, con decalcomanie e layer multipli – se avete pazienza potete replicare le grafiche più famose viste in film e anime, oppure creare il vostro bolide unico. Questa libertà creativa aumenta la longevità per chi ama esprimere la propria personalità attraverso l’auto.

Passando alle attività di gioco, oltre alla serie di eventi principali legati alla storia (una quarantina di eventi narrativi), ci sono missioni secondarie e sfide sparse per la mappa. Alcune sono davvero peculiari e divertenti: ad esempio, ci si può improvvisare fattorini di sushi, consegnando cibo a domicilio contro il tempo sgommando nei vicoli (occhio a non far volare i roll di tonno!); oppure partecipare a raduni clandestini dove esibire l’auto più “figa” per vincere premi in crediti; ci sono prove di velocità media da mantenere su un certo percorso, e “time attack” in solitaria per battere record. Insomma, l’open world di JDM non è un semplice scenario vuoto: è disseminato di cose da fare che tengono alto l’interesse anche fuori dalle gare principali. Inoltre, esplorando si possono trovare luoghi iconici (punti panoramici sul monte, parcheggi nascosti per raduni notturni, ecc.) e collezionabili come adesivi esclusivi o componenti rari da sbloccare per la propria auto.

La longevità complessiva dipende molto da quanto vi farete catturare dal loop di guida e progressione. Completare la storia principale vi terrà impegnati per circa 15-20 ore, a cui si sommano le attività secondarie e il tempo speso a mettere a punto i veicoli. Un appassionato che vuole collezionare tutte le auto, portarle al massimo delle elaborazioni e magari completare ogni sfida al 100%, può facilmente superare le 50 ore di gioco. D’altro canto, l’assenza di un comparto multiplayer è un’arma a doppio taglio: se siete il tipo di giocatore che dopo aver finito tutto ama sfidare altri piloti online, resterete delusi nel sapere che JDM è solo single-player. Niente gare in rete né classifiche globali ufficiali. Questo limita un po’ la “vita” del gioco una volta conclusi tutti i contenuti, perché mancherà quella competizione infinita tipica dei titoli di corse online. È pur vero che non tutti cercano per forza la sfida PvP: JDM punta chiaramente a farvi vivere un’esperienza in solitaria, quasi da GDR automobilistico (anche se siamo lontani dal mitico Racing Lagoon che conosciamo probabilmente in 10 in tutto il mondo), dove costruite la vostra leggenda personale. Se entrare ogni tanto nel gioco solo per il gusto di farvi un giro panoramico al tramonto o provare una nuova modifica vi diverte, allora il titolo rimarrà installato sul vostro hard disk per parecchio tempo. Viceversa, se finita la campagna difficilmente tornate su un gioco, JDM vi lascerà forse con poche motivazioni extra, se non la bellezza del mondo stesso da rivedere come un turista virtuale.

Come accennato, JDM: Japanese Drift Master non è del tutto immune ai malanni di gioventù tipici dei giochi indipendenti ambiziosi. Durante la nostra prova non abbiamo riscontrato bug bloccanti, ma qualche problemino tecnico sì. Ad esempio, la gestione della telecamera in alcune situazioni può fare le bizze: nelle aree cittadine molto strette, usando la visuale esterna, la camera a volte “clipperà” attraverso muri o elementi dello scenario, offrendo angolazioni scomode proprio nei momenti peggiori (immaginate di derapare in un vicolo e all’improvviso la visuale viene occlusa da un edificio – può capitare). Raramente può capitare di restare incastrati in elementi dello scenario dopo incidenti particolari, ed essere quindi costretti a resettare la posizione della vettura (fortunatamente c’è l’opzione di respawn rapido). L’intelligenza artificiale in rarissimi casi ha mostrato comportamenti bizzarri, come avversari fermi sulla linea di partenza o auto controllate dal computer che inspiegabilmente frenano di colpo come se avessero visto un gatto attraversare la strada – sono episodi isolati, probabilmente risolvibili con patch correttive.

Un punto critico da menzionare è l’ottimizzazione: JDM spinge forte l’Unreal Engine e talvolta il framerate ne risente, con cali evidenti in condizioni di stress (meteo avverso, traffico urbano e luci complesse tutte insieme). I già citati freeze temporanei potrebbero indicare problemi di memory leak o caricamento tardivo di asset durante le lunghe sessioni. Il team ha aperto canali per le segnalazioni bug e sembra attivo nel rilasciare aggiornamenti: c’è da sperare in patch post-lancio che migliorino fluidità e risolvano questi intoppi. In generale nulla rovina completamente l’esperienza di gioco – non parliamo di disastri alla Cyberpunk 2077 per intenderci (se avete nostalgia potete leggere la nostra recensione qui)– però qualche ritocco tecnico è d’obbligo affinché il titolo possa essere goduto al massimo da tutti, anche su configurazioni meno potenti.

Recensione di JDM Japanese Drift Master

Conclusione

Tirando le somme, JDM: Japanese Drift Master è un titolo che corre con il freno a mano leggermente tirato. Da un lato abbiamo un amore genuino per la cultura del drifting giapponese che traspare in ogni pixel: l’ambientazione affascinante, la cura per i dettagli, il parco auto fedelmente ricreato e la possibilità di modificare ogni bullone dei nostri bolidi regalano momenti di vera gioia agli appassionati. L’audiovisivo poi fa la sua parte, immergendo il giocatore in un mondo vivido dove ogni rombo di motore e ogni neon brillano al posto giusto.

Dall’altro lato, alcune scelte e mancanze impediscono al gioco di raggiungere subito il podio. Il modello di guida – pur migliorato rispetto alle prime versioni – rimane in bilico tra arcade e simulazione senza eccellere pienamente in nessuno dei due campi: diverte sì, ma potrebbe fare di meglio per soddisfare tanto i neofiti quanto i drifter incalliti. La trama e la sua presentazione a fumetti, pensate per dare un’anima narrativa al gioco, risultano invece l’elemento meno incisivo, quasi un orpello che rischia di appesantire la progressione invece di renderla epica. Inoltre, l’assenza di multiplayer toglie quella marcia in più in termini di sfida a lungo termine, confinando l’esperienza al solo piacere personale.

Eppure, nonostante questi difetti, ci siamo ritrovati spesso a sorridere durante le nostre sessioni: che fosse per una derapata perfetta chiusa a un millimetro dal guardrail, per l’ennesimo ritocco estetico a cui sottoponevamo la nostra Nissan preferita, o per quella canzone eurobeat partita al momento giusto sul rettilineo finale. JDM: Japanese Drift Master sa regalare attimi esaltanti, specialmente se amate il genere e l’atmosfera a cui si ispira. È un gioco con un’anima indie e qualche ingenuità, ma anche con un enorme potenziale e tanto cuore.

In conclusione, consigliamo JDM soprattutto agli appassionati di drift e cultura automobilistica giapponese: troveranno un mondo virtuale in cui perdersi e rivivere le emozioni di Initial D e affini, pur dovendo chiudere un occhio su alcuni compromessi tecnici. Se invece cercate un racing game ultra-rifinito, dall’handling impeccabile e magari con una forte componente online, potreste rimanere un po’ delusi dalla sua natura a tratti acerba. Il nostro auspicio è che, come un motore turbo su di giri, il gioco continui a essere messo a punto patch dopo patch, così da sprigionare tutta la potenza che promette. Per ora, JDM: Japanese Drift Master è una sgommata ben riuscita a metà: non vincerà (ancora) il campionato dei racing game, ma merita comunque un giro di prova – chissà che non vi ritroviate anche voi a canticchiare eurobeat mentre affrontate di traverso la prossima curva, con un sorriso stampato in faccia.

La versione da noi provata è quella Steam, ma il gioco sarà disponibile anche su Epic Store e GOG a partire dal 21 maggio 2025.

  • Atmosfera giapponese autentica e affascinante
  • Modello di guida accessibile ma soddisfacente
  • Ampia personalizzazione

 

  • Problemi di ottimizzazione e performance
  • Trama debole e poco coinvolgente
  • Assenza di multiplayer

 

 

Emil - Biografia

Con oltre 30 anni di strada percorsa sia in produzione che da studioso del settore videoludico, non mi considero un tuttologo ne un guru. Ma solo un grandissimo appassionato con una grande esperienza. Ma soprattutto: vengo dal futuro.

Commenta questo articolo!