Pubblicato il 09/10/19 da Ruka

Indivisible

Mitologia e mazzate
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Introduzione

Ho atteso Indivisible per svariati mesi ormai: sin da quando venne pubblicata la prima beta giocabile me ne innamorai perdutamente, forte delle mie esperienze passate con Skullgirlsancora saldamente installato sul mio PC – e della maestria con cui Lab Zero anima le sue creature bidimensionali in alta definizione.
Ma lo Z-Engine da solo non basta a confezionare un prodotto di valore: serve una direzione ben precisa da seguire, un modo di pensare fuori dagli schemi unito al desiderio di fornire al giocatore un’esperienza a tutto tondo che mescola sapientemente brillanti sviluppi narrativi con un comparto ludico la cui eccellenza risulta davvero comprensibile solo una volta impugnato il pad.

Ogni singolo nemico ha dei pattern da imparare per combattere al meglio.

Trama

Indivisible trova il suo incipit in premesse piuttosto drammatiche: Ajna è una ragazza gioviale, sincera, impulsiva che vede il proprio mondo cambiare nell’esatto istante in cui suo padre muore davanti ai suoi occhi, ucciso da una misterioso individuo per conto di un certo Ravannavar intenzionato a fare epurazione di “infedeli”.
E così, con le ceneri del suo villaggio alle spalle, la nostra protagonista si imbarcherà in un viaggio all’insegna della vendetta: un peregrinaggio della durata di circa una ventina d’ore in cui farà la conoscenza di tanti bizzarri personaggi, tutti magistralmente caratterizzati e in grado di imprimere qualcosa nel cuore del giocatore.
Svelarvi oltre sarebbe davvero criminale vista la bontà complessiva dell’opera sul piano narrativo e nonostante non manchi qualche strafalcione più che altro derivante dall’impiego di alcuni riciclatissimi cliché, la storia di Indivisible si lascia seguire che è un piacere per tutta la sua durata.

E in un tragico istante tutto cambia.

Gameplay

Nonostante la mescolanza di generi possa trarre in inganno portando alla mente il ricordo di titoli come Valkyrie Profile, è bene ribadire come la creatura dei Lab Zero sia prima un metroidvania e solo poi un RPG: gli stage che si susseguono nel corso dell’avventura risultano intricati il giusto, potendo vantare sezioni platform cattivelle e una miriade di passaggi segreti da scoprire che portano ad altrettante ricompense (e non solo).
Tra un salto a parete e una scivolata, capiterà di incontrare gli immancabili nemici, siano essi sgherri di Ravannavar o mostri desiderosi di banchettare a vostre spese. Una volta ingaggiata una creatura, il combat system si mostra in tutta la sua immediatezza che però nasconde un’innegabile profondità: a ogni membro del party corrisponde un tasto da premere per farlo attaccare o difendersi e, sebbene inizialmente sembri piuttosto semplicistico, una volta imparato a padroneggiare i propri personaggi preferiti – che si sbloccano procedendo nell’avventura  – il tutto assume connotati ben più tecnici.
Il tempismo nella pressione dei tasti risulta fondamentale non solo per parare o schivare i colpi nemici, ma sopratutto si rivela necessario per inanellare combo degne di un picchiaduro con tanto di juggle calcolate al millimetro per tenere in aria i malcapitati il più tempo possibile e prolungare la mattanza, magari finendo in bellezza con una o più super per migliorare il conseguente output di danni (anche qui Skullgirls docet).
Massacrando avversari si sale di livello aumentando così i parametri del party, ma la componente ruolistica si ferma qui, dato che l’equipaggiamento non è contemplato dal sistema e non vi è modo di potenziare i personaggi se non trovando i Ringsel sparsi in giro per gli stage, ovvero gemme in grado di aumentare il numero degli attacchi a disposizione.
Una “mancanza di profondità” che, almeno inizialmente, potrebbe far storcere il naso a chi si aspettava di più sotto questo aspetto, ma che poi non pesa più di tanto una volta lasciatisi catturare dal ritmo incalzante dell’avventura, anche in vista di una non eccessiva durata della stessa.
Se proprio dovessi annoverare un difetto in questo sontuoso comparto ludico, le mie occhiatacce ricadrebbero su una mappa talmente difficile da decifrare da risultare quasi inutile.

Razmi e il suo tipico ottimismo.

Comparto tecnico

Sul piano audiovisivo c’è davvero poco da scrivere, in quanto le immagini parlano da sé: Indivisible è una vera gioia per gli occhi e lo deve principalmente agli sprite in alta risoluzione mossi da superbe animazioni disegnate a mano; invece si sarebbe potuto fare qualcosina di più su alcuni fondali che, se comparati ad altri, risultano piuttosto spogli.
Spostando l’attenzione sul sonoro vi basta ascoltare qualche sample su Youtube per saggiare la bontà dell’operato di Hiroki Kikuta, noto compositore giapponese ingaggiato per l’occasione e conosciuto ai più per la colonna sonora di Secret of Mana; di buona fattura il doppiaggio che bene rende giustizia ai numerosi comprimari incontrati da Ajna.
Un plauso va inoltre alla splendida intro animata da Studio TRIGGER che fa da apripista al gioco e che potete trovare alla fine di questo articolo.

Una volta presa la mano, concatenare gli attacchi provoca assuefazione e i risultati sono questi.

Conclusioni

Indivisible è uno di quei giochi che va vissuto tutto d’un fiato: normalmente sarei propenso a consigliare l’opera a chi mastica il genere o conosce i suoi sviluppatori, ma in questo caso mi sento di affermare che il titolo non solo è un’esperienza alla portata di tutti, ma che tutti dovrebbero assolutamente dargli una chance e supportare così un team che definire talentuoso sarebbe un eufemismo.

Perché sì:
Perché no:
  • Ottimo comparto narrativo
  • Divertente per tutta la sua durata
  • Visivamente meraviglioso

 

  • Qualche incertezza sui fondali
  • La mappa

RAZMI

AJNA

Ruka - Biografia

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Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate?