Pubblicato il 07/10/19 da Michael Maneia

The Legend of Zelda: Link’s Awakening

Mr. Sandman, bring me a dream
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Introduzione – Naufragar m’è dolce in questo mare

Chi mi conosce sa quanto tempo ho passato col Game Boy appresso. Seppur fossi uno dei possessori della portatile concorrente, il Game Gear di Sega, non potevo resistere al fascino del mattoncino grigio, invidia dei miei cuginetti, sul quale ho giocato di tutto e, tra questo “tutto”, non poteva di certo mancare The Legend of Zelda: Link’s Awakening.

Un titolo che inoltre rigiocai di nuovo il giorno in cui i miei genitori mi comprarono un Game Boy Color, stavolta in edizione Deluxe, con un dungeon tutto nuovo da affrontare e la stessa, straziante malinconia di una fiaba letta varie volte e che mai viene a noia. Ed eccomi qui, 26 anni dopo, pronto di nuovo a esplorare Koholint sotto una nuova luce, su Nintendo Switch.

Wind Fish Ballad, quanto mi sei mancata
Wind Fish Ballad, quanto mi sei mancata.

Trama – Dream on

Se c’è una cosa che sempre mi ha affascinato di questo gioco è la sua “trama” e come viene raccontata attraverso il mondo di gioco e i suoi personaggi. Diciamo che definirla trama è un pelo esagerato, in quanto tutto è molto semplice e ridotto all’osso: siamo naufraghi e dobbiamo trovare il modo per tornare ad Hyrule e, pare, che questo modo sia uno solo, risvegliare il Pesce Vento, un essere che giace assopito all’interno di un enorme uovo appoggiato sul cucuzzolo di una montagna. Link parte quindi nella sua ricerca degli otto strumenti delle sirene, la “sveglia” per il Pesce. Durante questa avventura il giovane Hylia conoscerà molti personaggi coloriti (i più ispirati a personaggi delle altre saghe Nintendo, come Tarin e il proprietario del pollaio sulle montagne, palesi citazioni a Mario e Luigi, o il Dr. Wright del primissimo Sim City), a cui è impossibile non affezionarsi e ci strapperanno sempre un sorriso. Tutto pare un’incredibile sogno, isolato dalle altre opere Zeldiane, pervaso di una storia tutta sua e di una malinconia perenne. Già, perché dai sogni bisogna prima o poi svegliarsi, e dimenticare.

Signore e signori, Link's Awakening, il gioco che tratta temi come il sacrificio e la nostalgia.
Signore e signori, Link’s Awakening, il gioco che tratta temi come il sacrificio e la nostalgia.

Gameplay – Piccole migliorie, grandi risultati

Una delle problematiche principali di Link’s Awakening (e i suoi sequel spirituali, i due Oracles) su Game Boy era sicuramente la gestione dell’inventario. Due tasti, seppur funzionali, restavano comunque pochi per poter gestire al meglio l’intero equipaggiamento che Link andava ad utilizzare nel corso dell’avventura, ma Nintendo Switch non ha questo problema; avremo sì solo due tasti (il tasto X e il tasto Y) a cui potremo assegnare certi oggetti, ma quattro oggetti vitali per l’avventura ovvero spada, scudo, stivali di pagaso e bracciale, quelli che spesso e volentieri ci costringevano, su Game Boy, a mettere in pausa il gioco per attivarli, ora sono mappati su quattro tasti della console ibrida. Questo aumento dei tasti snellisce di molto le meccaniche del gioco, rendendo l’intera avventura più fluida e con un ritmo di gioco più serrato.

Detto questo però non capisco perché il D-Pad della console sia stato, invece, totalmente ignorato, relegando il movimento di link al solo analogico. Con il movimento legato a 4 assi (orizzontale, verticale e due diagonali) avrei preferito di gran lunga usare la croce direzionale all’analogico sinistro. Inoltre anche l’analogico destro rimane inutilizzato.

I Dungeon di Dampé sono una divertente distrazione dall'avventura principale
I Dungeon di Dampé sono una divertente distrazione dall’avventura principale.

Per il resto, il gioco rimane lo stesso: stessi dungeon, stessi minigame (con piccoli accorgimenti), stesso overworld. Tutto uguale, con una sola eccezione: la cabina delle foto. Non essendo Switch compatibile (ovviamente) con la Game Boy Printer, gli sviluppatori hanno dovuto trovare un nuovo utilizzo per la casetta ora abbandonata; ecco che quindi appare Dampé, il becchino che tutti abbiamo conosciuto in Ocarina of Time, e i suoi dungeon personalizzabili. Il paragone con Mario Maker è inevitabile e sì, ci troviamo di fronte ad una forma embrionale di un ipotetico Zelda Maker: è possibile ri-arrangiare delle stanze prese dai dungeon già visitati a nostro piacimento, per creare un nostro labirinto personale, salvabile su Amiibo e quindi condivisibile con altri giocatori. Sicuro, non ha lo stesso livello di personalizzazione di Mario Maker, ma è un inizio.

Comparto tecnico – Zelda di pongo!

Ma arriviamo al punto cruciale della recensione: traslare un gioco realizzato in pixel art, soprattutto una pixel art ridotta all’osso come quella degli Zelda per Game Boy, in un mondo in 3D non è mai facile (la scelta di stile è importante e decreta il successo o il tracollo del remake stesso), ma in questo caso c’è poco da dire: trasformare la pixel art in un piccolo diorama animato, completo di effetto tilt shift, non può che essere azzeccata. Ogni piccola area viene caratterizzata dal nuovo stile, così come ogni personaggio o evento. Alcuni momenti risultano anche esilaranti (come quando “otteniamo” Marin).

Assieme al nuovo stile grafico, anche la colonna sonora ovviamente ha subito un lifting: viene abbandonata la chiptune (ma non da tutta la colonna sonore) in favore di nuovi arrangiamenti, anche se non orchestrali, e la composizione di Minako Hamano e Kozue Ishikawa prende nuova vita, accompagnata da un sound design certosino.

Pure le sessioni platform ritornano e sono bellissime da vedere, con le loro piccole citazioni
Pure le sessioni platform ritornano e sono bellissime da vedere, con le loro piccole citazioni.

Questo remake è una gioia per gli occhi e le orecchie, o almeno lo è quasi sempre. Il Team Grezzo è sempre stato un sinonimo di qualità sin dal remake di Ocarina of Time su 3DS e pure con Link’s Awakening si è dato da fare, ma non abbastanza: è evidente che l’engine utilizzato ha qualche problema di ottimizzazione, in quanto in certe aree, e nello specifico nella Palude Gopongo, il framerate cala vertiginosamente. Tendenzialmente non sono uno a cui piccoli cali di FPS dan fastidio, ma qui si parla di un drop dai 50/60 fps ai 25/30 nella situazione specifica della palude e la differenza è notevole, spero che una patch sia in lavorazione e venga rilasciata al più presto.

Conclusioni – Speriamo nel futuro

Abbiamo quindi tra le mani il terzo remake Zeldoso realizzato da Team Grezzo: il primo, tra l’altro, ad adottare un graphic design totalmente nuovo rispetto a OoT e MM. Stile azzeccato per il gioco in questione, con un editor di livelli embrionale e con migliorie al gameplay lievi che però cambiano del tutto il modo di giocare Link’s Awakening per il meglio, con qualche piccola macchia qua e là data dal framerate ballerino. Link’s Awakening quindi non è perfetto e ha le sue piccole mancanze, non innova quanto ha fatto Breath of the Wild (e tante grazie, direte voi, è un remake) ma rimane un tassello importante nella storia trentennale della saga ed è un acquisto obbligato per tutti i fan del secondo uomo in verde di casa Nintendo (per il primo c’è da attendere fine ottobre). Inoltre, l’uscita di questo remake accende le speranze per lo sviluppo di eventuali remake dei due Oracles, cosa che spero TANTISSIMO accada.

Perché sì:
Perché no:
  • Un ritorno all'infanzia
  • Stile grafico azzeccato
  • Giocabilità migliorata

 

  • Longevità ridotta
  • Cali di Framerate evidenti

MARIN

BAUBAU

LADRO!

PESCEVENTOH

Aymeric - Biografia

Michael Maneia
Nato tra le risaie, cresciuto a console e jrpg, per poi convertirsi al PC. I videogiochi han avuto un tale peso sulla sua vita che li ha fatti diventare il suo lavoro.