GOD EATER 3

Divinità morsicate

Pubblicato il 20/02/19 da Ruka
recensione

GOD EATER 3

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Introduzione

Quello degli hunting game non è un settore particolarmente fiorente: una generosa fetta di mercato se l’è accaparrata – con ragione, per carità – quel Monster Hunter: World che, ancora oggi, riceve sostanziosi aggiornamenti per mantenere attiva una playerbase in trepidante attesa di Iceborne, l’espansione recentemente annunciata e in arrivo il prossimo autunno.

Le alternative, seppur poche, non mancano ma spesso vengono considerate principalmente in merito a cambi sostanziali nella formula di gioco piuttosto che a effettivi “salti di qualità” rispetto al sopracitato titolo: GOD EATER 3 non ci prova nemmeno a sfidare il colosso sul suo stesso campo di battaglia, ma preferisce puntare sugli elementi caratteristici del brand, quali una maggior frenesia dell’azione e una distinta enfasi posta sulla sinergia tra i membri del team.
Tuttavia proprio tali fattori fanno da arma a doppio taglio, in quanto buona parte di essi è stata riciclata di prepotenza dai due capitoli passati, incidendo negativamente sul “fattore freschezza” che un gioco completamente nuovo dovrebbe rendere, ma che poi in toto non risulta.

I God Eater combattono un Aragami
Ancora una volta il mondo in rovina è teatro di numerose battaglie.

Trama

L’umanità è sempre più a rischio di estinzione: dopo la caduta dell’organizzazione Fenrir, i pochi sopravvissuti si sono rintanati nel sottosuolo per sopravvivere al passaggio delle Terre Cineree, un fenomeno atmosferico che trasforma in cenere tutto ciò che tocca e porta con sé nuovi pericolosi Aragami in grado di sopravvivere nella tempesta.
Per far fronte a tale minaccia, tutte le speranze del genere umano sono riposte nei God Eater Adattabili, mercenari alterati geneticamente che vengono trattati al pari degli schiavi dalla losca organizzazione Gleipnir. Tra questi si troverà l’avatar del giocatore, creato attraverso il sempreverde editor che ci darà il benvenuto a ogni nuova partita, ancora una volta piuttosto avaro di opzioni.
È bene ribadire di come nonostante sia possibile sezionare una voce per il proprio alter ego, questi rimarrà muto per tutta la durata della campagna, ricorrendo perlopiù ad accenni qualora interpellato dagli stereotipati comprimari che costellano l’intreccio narrativo del titolo: com’è facile immaginarsi in questi casi, la trama non è altro che l’ennesimo pretesto per picchiare la solita sfilza di mostri brutti, grossi e cattivi.

La lobby di GOD EATER 3
La nuova lobby è molto più spaziosa, ma le funzioni rimangono le stesse.

Gameplay

GOD EATER 3 non si discosta particolarmente dal passato, presentando una campagna completabile in poco più che una ventina di ore, queste ultime destinate ad aumentare nel caso ci si dedichi ad attività secondarie e al potenziamento del proprio arsenale.
La progressione è scandita in missioni suddivise per grado a seconda della difficoltà, affrontabili sia da soli con l’aiuto della CPU che in compagnia di altri tre amici tramite multiplayer online: inutile dire che il titolo dà il meglio di sé quando giocato in cooperativa, anche se tale pratica tende a evidenziare uno dei principali difetti dell’esperienza, ossia la difficoltà.
Fino a circa metà della campagna infatti, gli Aragami vanno giù con davvero pochi colpi, rendendo il tutto poco più che un tran-tran da seguire fino alle fasi più impegnative: fortunatamente la situazione migliora nel momento in cui si combattono le versioni Cineree degli stessi, ben più agguerrite e in grado di attivare per sé la modalità Burst (finora prerogativa dei soli God Eater).

Due God Eater ballano una danza improponibile
La serietà prima di tutto.

Torna infatti il Burst, una sorta di “status potenziato” attivabile sfruttando la Divorazione (un modo per assorbire le cellule degli Aragami) che garantisce, oltre a un output di danni maggiorato e ai proiettili speciali da sparare sui compagni per condividere tale buff, l’utilizzo delle Arti Burst, tecniche speciali disponibili solo durante questa modalità.
Spariscono invece le Blood Art, soppiantate dal Grilletto Acceleratore, una tipologia di equipaggiamento che ci fornirà specifici bonus qualora soddisfacessimo determinate condizioni in battaglia e che va a sommarsi all’immane numero di gingilli utilizzabili dal nostro personaggio, andando ad ampliare una profondità già di per sé ottima.
Menzione d’onore per l’aggiunta della Picchiata, un veloce salto in lungo che consente di coprire notevoli distanze in pochissimo tempo e che si rivela essenziale quando bisogna inseguire gli Aragami in fuga.

Fim pensierosa
Nonostante qualche passo in avanti, anche in GOD EATER 3 la trama non riesce a catturare.

Comparto tecnico

Trattandosi di un titolo che fa del multiplayer online la propria raison d’être, è immancabile scrivere riguardo il netcode che invero non presenta incertezza alcuna, almeno nella versione PC da me testata.
Ciò che purtroppo salta all’occhio e che accomuna un po’ tutta la ludoteca Bandai Namco, è un comparto tecnico ostentante obsolescenza: passino le animazioni di God Eater e Aragami, passino gli sfavillanti effetti particellari che nelle fasi più concitate riempono lo schermo, ma è difficile ignorare una mole poligonale piuttosto scarna, animazioni facciali al limite della sufficienza e delle texture di qualità altalenante.
Fortunatamente sul fronte audio la situazione migliora, presentando la solita colonna sonora orecchiabile tipica del brand e un doppiaggio anglofono o nipponico tutto sommato discreto.

La redazione di Pixel
Quando ai redattori di Pixel viene commissionata una recensione.

Conclusioni

GOD EATER 3 è esattamente quello che sembra: un prodotto destinato perlopiù ai fan della serie, che in questo capitolo troveranno pane per i loro denti oltre all’inevitabile riciclo di asset. Personalmente invece mi sento di consigliare il titolo ai neofiti del genere, poiché la sua semplicità lo rende ben più appetibile rispetto a un Monster Hunter: World, decisamente più tecnico e articolato della produzione Bandai Namco.

Perché sì:
Perché no:
  • Combat system immediato ma non superficiale
  • Sistema di equipaggiamento profondo
  • Netcode impeccabile

 

  • Trama evitabile
  • Tecnicamente obsoleto
  • Facilotto per buona parte dell'avventura

HILDA

FIM

Ruka - Biografia

Un weeb che videogioca e scrive. No seriamente, cosa vi aspettavate ?