Pubblicato il 16/04/26 da Fedro

Cthulhu: The Cosmic Abyss [Recensione]

Un viaggio nelle profondità marine alla ricerca di una città perduta
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Una sera come un’altra, durante una chiacchierata su Discord, il buon Cathoderay mi ha buttato lì che a breve sarebbe uscito un nuovo giochino ambientato nell’universo di Lovecraft, realizzato dallo studio francese Big Bad Wolf. Colpito dai trailer dall’atmosfera molto intrigante visti online e mosso dal mio eterno amore verso le opere partorite dalla mente del folle genio di Providence gli ho detto: “massì dai, passamelo che te lo recensisco io, tanto gli horror sono il mio pane quotidiano”.

Così, per staccare un pochino da lunghe sessioni spese su Cyberpunk 2077, che sto amando e giocando solo ora nonostante siano passati sei anni dal suo rilascio (finalmente è diventato un titolone della madonna, fidatevi di me) mi sono immerso per una dozzina di ore sul curioso Cthulhu: The Cosmic Abyss. Era dai tempi di Darkness Within – duologia di avventure grafiche a tema Lovecraftiano che probabilmente ho giocato solo io e qualche altro tizio dai gusti strani – che non mi godevo un videogioco che mettesse in scena gli orrori cosmici del mai troppo amato Howard Phillips, nonostante i vari Sinking City e Call of Cthulhu che ho allegramente skippato perchè usciti sempre in mezzo a titoli ben più interessanti. Devo dire che al di là dei suoi difetti e certi momenti poco intuitivi e frustranti, l’ultima fatica realizzata dai francesi di Bordeaux mi ha discretamente intrattenuto.

Ma immergiamoci nelle profondità del mare, ossia dove questa storia è ambientata, per vedere meglio come è andata.

L’orrore cosmico in fondo al mar ma nel futuro [L’intrigante trama]

Siamo circa trent’anni nel futuro – per l’esattezza nel 2053 – e interpretiamo Noah, un uomo dal passato misterioso e agente dell’Ancile, una società che si occupa di investigare sull’occulto. La storia ha inizio con il nostro protagonista sta indagando sulla misteriosa scomparsa di Wong Mei, una ricercatrice della Miskatonic University (!) che vive in una casa in mezzo ad una palude putrida e poco ospitale. Raggiunta l’abitazione con Elsa Soyer, sua mentore e fidata amica, i due scopriranno che la sparizione della donna coinvolge forze soprannaturali sopraggiunte da un’altra dimensione e per motivi tutti da scoprire, l’uomo si ritroverà, poco tempo dopo, ad esplorare una base nelle profondità dell’Oceano Pacifico, un tempo popolata da minatori anch’essi scomparsi senza alcuna spiegazione logica. In compagnia dell’intelligenza artificiale Key, sua guida e fonte d’informazioni, Noah dovrà fronteggiare orrori indicibili, cercando di restare lucido e aggrappato alla sua sanità mentale.

Queste sono le premesse puramente lovecraftiane, che tanto ricordano incipit di romanzi come “La Montagna della Follia”, con cui si apre questo racconto che si dipana in sette succosi capitoli. Racconto che in realtà farà la gioia degli amanti del genere, perchè davvero ben scritto e molto immersivo, soprattutto da un certo momento in poi, in cui ci si troverà ad esplorare una città perduta ricca di segreti che forse sarebbe stato meglio fossero rimasti sepolti. I pochi personaggi che si incontreranno sono scritti piuttosto bene e i numerossisimi documenti che si potranno rinvenire sparsi per le varie ambientazioni di gioco, tessono una trama ricca di dettagli e scritta con cura, conoscenza e amore e che terrà incollati allo schermo.

A rendere il tutto ancora più intrigante è anche la presenza di finali multipli, che si otterranno in base a decisioni che si potranno prendere nel corso della storia, ma soprattutto in relazione a come si affronteranno i vari capitoli. Infatti il cervello del nostro Noah potrà “corrompersi” se assisterà o meno ad eventi inquietanti e fuori dalla logica umana che lo condurranno sempre più vicino alla pazzia. Inutile dirvi che più la sua materia grigia verrà danneggiata, peggiore sarà la conclusione della sua spedizione nei recessi marini.  Questo però sicuramente vi spingerà a rigiocarlo nuovamente, per riuscire a godervi un finale migliore. Forse.

Mente e non corpo ma non del tutto sana [Gameplay e.. bug]

Vista la natura first-person del titolo sicuramente a qualcuno potrebbe sorgere un dubbio più che lecito: ma in Cthulhu: The Cosmic Abyss si possono far esplodere creature uscite da un incubo a suon di bazooka?

La risposta è ovviamente no. Seguendo la falsariga dei sopraccitati Call of Cthulhu del 2018 e dei due Darkness Within – con i quali anche a livello di meccaniche di gameplay il titolo in esame ha abbastanza in comune – l’ultima fatica dei Big Bad Wolf è un thriller investigativo, in cui lo scopo del giocatore è quello di scandagliare le varie location alla ricerca di indizi utili per proseguire, come in una vera e propria avventura grafica in soggettiva e in full 3D. 

Fin dalle prime fasi, Noah dovrà guardarsi bene intorno e bisognerà prestare massima attenzione per capire come proseguire mentre si interagirà con oggetti e documenti. Per non risultare troppo frustrante, il gioco permetterà di scegliere tra due difficoltà di default: Indagine, per un’esperienza senza aiuti, ed Esplorazione che invece attiverà consigli da parte dell’IA Key e altre quality of life per rendere il viaggio di Noah più abbordabile e accessibile a chi non ha troppa voglia di spaccarsi in due la testa con eccessivi ragionamenti. Per chi invece volesse regolare ancora più a fondo il gioco in base alle proprie esigenze, sarà possibile anche personalizzare tra i vari tipi di hint disponibili tramite un comodo menù. Insomma, i developer hanno pensato a tutti, anche se va detto che pure con gli aiuti attivi, certe fasi sono risultate poco intuitive e discretamente farragginose, complici anche i menù utili ad accedere alla Cripta e al Sonar piuttosto scomodi.

La Cripta è il palazzo mentale del nostro Noah, dove i vari indizi utili alla sua ricerca verranno raccolti e organizzati. Collegandoli correttamente tra di loro, come se fossero su una classica lavagnetta utilizzata dagli investigatori provetti, si potranno fare delle deduzioni che renderanno più chiaro il da farsi e su che elementi concentrarsi per procedere.

Il Sonar invece sarà lo strumento più importante in nostro possesso. Spendendo un punto di energia – che potremo ricaricare tramite l’ausilio di alcuni funghi disgustosi che cresceranno nei posti più impensabili – per esaminare a fondo alcuni oggetti che troveremo, ci consentirà di inserirli come frequenze sul nostro ammenicolo per permetterci di trovare nelle vicinanze dei loro simili o delle loro copie. Giusto per farvi un esempio pratico, perchè la spiegazione in effetti potrebbe non essere chiara: ad un certo punto, nel secondo capitolo dovremo sostituire un tubo di titanio che è stato corroso da una melma putrida con uno nuovo. Esaminandolo, salvando la sua frequenza e impostandola, il Sonar ci rivelerà tutti i tubi di titanio, usurati o nuovi di zecca, presenti nella stanza in cui è Noah o in quelle limitrofe. E a questo sarà necessario abituarsi, considerando che questa meccanica sarà piuttosto preponderante e forse un po’ troppo abusata nello svolgersi dell’esperienza.

E questo è un po’ un peccato, perchè l’interfaccia generale è confusionaria, inserire le frequenze risulta scomodo, così come collegare i vari indizi è spesso e volentieri più un fastidio che un piacere, proprio per la realizzazione davvero dozzinale dei menù.  È anche possibile inserire una combinazione di frequenze preferite (ad esempio “rame” e “metalli” per ricercare elementi di questo tipo contemporaneamente) ma nella mia partita questa funzione non dava risultati e il sonar non mi rilevava nulla, se non impostando una sola frequenza per un solo oggetto al di fuori delle preferite. Ho provato e riprovato, pensando di aver sbagliato qualcosa io con le impostazioni nel menù , ma in nessun modo sono riuscito a risolvere, e sono arrivato a pensare che si tratti di un vero e proprio bug che mi auguro, a questo punto, possa essere sistemato con future patch correttive.

Allo stesso tempo mi è capitato di incappare in alcune barriere che bloccavano delle zone che era necessario raggiungere per proseguire, facendomi pensare che fosse necessario scoprire un percorso alternativo e meno diretto per arrivarci, quando in realtà bisognava ingengarsi e passare mettendosi in un modo e in un angolazione specifica, quasi da far credere che stessi cercando di aggirare la strada pensata dagli sviluppatori sfruttando degli errori di realiazzione. Tutto questo però, può essere dovuto alla build ancora “sporca” pre-release ufficiale che ci è stata fornita e che ci auguriamo possa venire migliorata entro il giorno dell’uscita.

In sostanza comunque Cthulhu: The Cosmic Abyss richiede l’uso della propria materia grigia, risolvendo enigmi, mettendo insieme indizi ed esaminando le ambientazioni centimetro per centimetro per capire quali sono le piste importanti da seguire e quelle da escludere perchè false. Se avete voglia di malmenare mostri… non è ciò che state cercando.

Location maestose ma piuttosto scattose, almeno su PS5 [Grafica e tecnica]

Cthulhu: The Cosmic Abyss è una gioia da vedere per gli occhi…quando non è in movimento, almeno su Playstation 5 base, versione da noi provata. Le texture sono curatissime e le ambientazioni costruite nei minimi dettagli: dalla casa di Wong Mei alla città maledetta di R’lyeh ogni luogo ha la sua storia da raccontare e risulterà molto avvolgente e allo stesso tempo inquietante e intriso di mistero. Unreal Ungine in questo caso è stato spremuto a fondo ma purtroppo incide negativamente sulla resa del titolo su PS5, che anche in modalità “Prestazioni” risulta molto scattoso con 30fps non costanti, che calano vertiginosamente nei frangenti in cui numerosi elementi sono presenti a schermo, rendendo il tutto molto scattoso e rovinando drasticamente l’immersione. Un vero peccato, perchè l’impegno da parte del team per costruire un mondo dettagliato e che invoglia il giocatore a scoprirlo a fondo è evidente, ma sull’ammiraglia di casa Sony risulta castrato a causa della scarsa ottimizzazione, che come per i bug, speriamo venga migliorata con futuri aggiornamenti.

Un plauso invece ai vari personaggi che si incontreranno, dotati di espressioni facciali eccellenti e caratterizzati da un doppiaggio in inglese davvero convicente, segno anche questo di un’attenzione notevole dei developer.

Un’opera che colpirà i fan di Cthulhu a patto che non abbiano troppe pretese [Conclusioni]

A conti fatti la creatura partorita da Big Bad Wolf è un perfetto mix di luci ed ombre. Al netto di una trama intrigante e ricca di mistero, scritta da persone che chiaramente amano Lovecraft e che lo hanno studiato a fondo e di location ispirate, iper-dettagliate e dannatamente avvolgenti, il gioco pecca con alcuni passaggi poco chiari, menù totalmente da rivedere e una scarsissima ottimizazzione, quest’ultima almeno in fase di pre-lancio. 

Coloro che amano un ritmo lento e ragionato, in cui ogni singolo elemento va esaminato e studiato sicuramente rimarranno discretamente colpiti da questa produzione, a patto che siano di bocca buona e che sappiano accettare i difetti poco sopra menzionati.  Un punto va aggiunto se si è fan dell’autore di Providence, visti i numerosi rimandi e citazioni alle sue opere che si potranno cogliere e faranno gioire.

Per chi ha voglia di un horror dal ritmo sincopato, in cui far saltare teste a creature aberranti, beh…Resident Evil Requiem è uscito poco più di un mese fa.

Ma ogni tanto anche rilassare i nervi fa bene e Call of Cthulhu: The Cosmic Abyss è una piccola opera realizzata con passione – seppur con qualche sbavatura – da godere in compagnia di un buon bicchiere di vino nelle serate in cui volete prendervi una pausa da avventure più frenetiche e immergervi in un orrore più…mentale.

  • Storia appassionante
  • Ambientazioni immersive e dettagliate
  • Ottimi modelli dei personaggi
  • È un racconto di Lovecraft in tutto e per tutto, ambientato nel futuro

 

  • Menù e interfaccia scomodissimi
  • Alcuni passaggi farraginosi e poco chiari, nonostante gli indizi
  • Svariati bug e scarsissima ottimizzazione su PS5

 

 

 

 

 

 

 

 

Fedro - Biografia

Amante del panorama videoludico sin dalla tenera età, ama scriverne e narrarne le storie. È anche content creator e titolare del canale YouTube "TwoTimesNerd".

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