Pubblicato il 14/04/26 da Luca Dedei

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection – Recensione

Si torna in sella!
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Dopo aver dato una piccola disamina della versione Demo, eccoci di ritorno in sella al nostro fidato Ratha per parlare anche della versione completa di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection.

Sarà riuscito, dunque, il nuovo capitolo della serie spin-off, a soddisfare le aspettative lasciate dalla versione di prova?

Monster Hunter Stories 3 – Contenuti, Contenuti, Contenuti!

Dopo aver confermato che il limite del livello 10 sia stato effettivamente un piccolo impedimento per le prime ore di gioco, dopo il trasferimento del salvataggio, il titolo non perde tempo a mostrarci come effettivamente quella della versione di prova non era che una piccola fetta dei contenuti disponibili.

Nonostante parlando di meccaniche rimaneva poco altro da spiegare, cose come i rituali sciamanici utili per gestire i geni e spedizioni per buildare al meglio i nostri monstie, la mole di missioni secondarie da fare, aree da scoprire ed esplorare e uova da raccogliere nelle tane risulta essere immensa rispetto a quello che abbiamo potuto assaporare nelle settimane prima del lancio.

A creare poi altri legami con i nostri alleati abbiamo anche una nuova struttura di storie secondarie, ovvero capitoli extra che procedono in parallelo con la storia, i quali ci mostrano ancora più nel profondo le personalità e le motivazioni dei nostri compagni di viaggio, ricche di dettagli e molto divertenti sia da giocare, grazie al fatto che ognuna delle storie avrà attività uniche tra di loro, che da leggere, piene di vita e in grado appunto di farci prendere ancora più a cuore i nostri amici… si persino Rudy. Chi si lamenta di Rudy chiaramente non ha visto o non si ricorda che pena fosse Navirou ogni volta che apriva bocca.

Per quanto riguarda invece le meccaniche fuori da storie e missioni, esplorare le varie mappe di gioco è veramente un piacere: grazie a cavalcature veloci, molti oggetti da raccogliere, poogie da trovare e sfide da affrontare in giro per i vari anfratti; mostri indomiti e invasivi dai livelli più disparati ci incoraggiano, insieme alle missioni secondarie che si aggiornano di tanto in tanto, a ritornare più volte in una zona già esplorata in precedenza, grazie anche a un continuo, se sfruttato bene, riciclo dell’ambiente dovuto alla meccanica del ripristino dell’habitat, che ci porta a studiare bene come liberare i nostri monstie per ottenere diversi vantaggi quali geni migliori, livello di partenza più alto, mutazioni per sbloccare sottospecie e devianti per alcuni mostri, e infine la possibilità di avere mostri multielemento, in grado di offrire una divertente varietà di personalizzazione del team.

Come il mio Ciro, Shogun Ceanataur di elemento Acqua-Drago

Insomma, tantissime cose da fare, tutte quante molto divertenti e ottime nella realizzazione e nei dettagli.

Monster Hunter Stories 3 – Uno Strano Bilanciamento

Parlando invece delle attività di combattimento, quello che abbiamo davanti è un buon sistema, ma che a un giocatore non della prima ora salta subito all’occhio come il tutto sembra essere strutturato intorno al “correggere gli errori” dei precedenti capitoli.

Proseguendo quello strano vizio dei titoli di Monster Hunter, dove se gli sviluppatori notano che i giocatori abusano troppo di una meccanica che il gioco gli permette di avere, un successivo aggiornamento o titolo farà di tutto per impedir loro di usarla anche solo per sbaglio – per fare qualche esempio l’abbiamo visto capitare in Iceborne con l’Alatreon e il Rajang, in Rise con le mosse della Spada Lunga e in Wilds con lo Zoh Shia 10 stelle – il combattimento Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection cerca in ogni modo di impedirti di usare troppo gli attacchi doppi, meccanica che a reso triviale Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin, che ora diventano quasi più un lusso che un’effettiva meccanica, venendo sormontati di attacchi abilità (dunque non contrattaccabili) e in particolar modo ad area.

Fortunatamente la gestione delle mosse, delle statistiche e dell’intelligenza degli alleati, in questo titolo sfruttabili pienamente anche a livello strategico, è ben pensata intorno a questo piccolo ma grande cambiamento, evitando dunque che diventi stressante, ma risulta comunque in quella piccola variazione del paradigma che può risultare strano nelle prime battute di gioco.

Per quanto riguarda invece i tipi di combattimento diversi da quelli normali, anche qua abbiamo una forte varietà, con i mostri indomiti ai quali va tenuto d’occhio la parte colpita dalla morbopietra, che andrà rimossa in fretta ma a cui bisogna fare attenzione durante le fasi in cui è attiva, dato che farà dei contrattacchi belli potenti, e mostri invasivi i quali nel primo scontro saranno sostanzialmente dei gimmick fight, ovvero dei puzzle mascherati da combattimento in cui dovremmo capire quale azione compiere con gli indizi trovati sul campo e i consigli dei nostri compagni.

In questo caso tuttavia ho notato che spesso non era proprio così intuibile quello che bisognava fare, forse per colpa di errori di traduzione o scorretta esposizione (o forse sono stupido io, non escludiamolo, assolutamente), neanche con gli indizi, dato che si trattava di compiere una singola azione specifica a volte anche fuori dagli schemi, con il gioco che non accetta neanche suoi “sinonimi” dall’effetto simile.

Infine, draghi anziani apocalittici, un tipo di combattimento pensato a più strati, uno per chi vuole una sfida a più battute, affrontandoli a livello basso e con la possibilità di farli ritirare per continuare dal punto in cui si è fermati, oppure in una botta sola a livello più alto, in grado di mostrare sia a livello di gameplay che di ambientazione quanto queste creature siano considerabili una vera minaccia per l’ambiente.

Conclusione – Tutti i Passi Giusti

Con una trama più matura rispetto al passato, data da intrighi politici dove non ci sono effettivi cattivi puri quanto collisioni di idee e necessità, abbiamo davanti un cerchio che chiude perfettamente mostrando come ogni lato di questo capitolo sia curato in maniera più che ottima.

Incalzando i pregi e migliorando i difetti sia dei titoli precedenti di Stories che della serie principale, Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection ci mostra un mondo vivo, in perfetto stile Monster Hunter, con personaggi semplici, si, ma dalla forte presenza ed efficacia con una moltitudine di animazioni, dialoghi e reazioni, con una forte profondità di gameplay e gestione dei monstie, aiutati anche da diverse aggiunte di quality of life come la possibilità di non perdere un monstie quando questo dona un gene per il rituale sciamanico, e infine con una resa grafica incredibile, che migliora sempre di più senza però perdere la sua vera identità unica in cell-shading.

E parlando di identità unica, concludiamo dicendo che, grazie alla scusa dell’ambientare il titolo oltre 200 anni dopo il precedente, sono riusciti a intavolare qualcosa in grado di essere apprezzato da un novizio che non ha provato i titoli precedenti, per poi portarci anche un piatto perfetto, come quelli di Eleanor, ricco di dettagli (secondari alla storia) in grado molto spesso di lasciare un gigantesco sorriso sul volto dei giocatori con esperienza, come potete notare dalle moltissime occasioni in cui mi sono trovato in questa situazione nella serie di live condivise su Youtube, di cui potrete vedere i primi episodi per darvi un’idea del gioco in maniera più diretta e visiva, oppure potrete come già detto in precedenza, giocare direttamente la versione di prova gratuita, con i salvataggi trasferibili, disponibile su tutte le piattaforme in cui il titolo completo è presente.

  • Tutti i pregi dei titoli precedenti tornano espansi
  • I difetti vengono corretti e migliorati
  • Perfetta gestione del mondo aperto
  • Meccaniche di building più profonde e con tanta quality of life
  • Grafica in cell shading stupenda
  • Storia intrigante
  • Personaggi espressi perfettamente

 

  • Strana gestione delle mosse abilità dei nemici
  • Dialoghi un po' vaghi per gli indizi di alcuni invasivi
  • Non c'è il Gran Jaggi

Kimer - Biografia

Eterno studente, perché la materia di studio sarebbe infinita e soprattutto perché so di non sapere niente.

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